FARE CINEMA: LA SECONDA SETTIMANA DEL CINEMA ITALIANO NEL MONDO A LUBIANA

FARE CINEMA: LA SECONDA SETTIMANA DEL CINEMA ITALIANO NEL MONDO A LUBIANA

LUBIANA\ aise\ - Si avvicina la II Settimana del Cinema Italiano nel Mondo – Fare Cinema che si terrà anche a Lubiana, presso la Slovenska kinoteka.
La rassegna nella capitale slovena inizierà lunedì 20 maggio e proseguirà fino a domenica 26 maggio. In cartellone opere recenti del cinema italiano, realizzate negli anni tra il 2013 e il 2018 da autori quali Paolo Virzì, Paolo Sorrentino, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, quest’ultimo già ospite a Lubiana nel 2018. Fa eccezione il classico Ladri di biciclette (1948), che verrà però mostrato nella nuovissima versione restaurata nel 2018.
In occasione della cerimonia inaugurale, lunedì 20 maggio, alle ore 20.00, verrà proiettato il film “La pazza gioia”, vincitore nel 2017, tra gli altri, dei Premi David di Donatello per il miglior film, regia e attrice protagonista. Ospite d’onore della rassegna sarà il regista Alberto Fasulo, vincitore nel 2013 del Festival del Film di Roma, che discuterà dei suoi lavori “Menocchio” (2018) e “TIR” (2013). Alla presentazione di quest’ultimo film interverrà anche il noto attore sloveno Branko Završan.
La Settimana del Cinema Italiano nel Mondo giunge dunque alla seconda edizione, mantenendo - come ha sottolineato l'addetto culturale Stefano Cerrato in un articolo pubblicato dalla rivista Kinotenik, il sottotitolo Fare Cinema e confermando l’interesse per le professionalità tecniche del settore. La manifestazione è organizzata in contemporanea in numerosi Paesi, e a Lubiana è curata dalla Cineteca Nazionale Slovena e dall’Istituto Italiano di Cultura.
Con il primo appuntamento della rassegna, nel 2018, si era rivolto uno sguardo alla produzione italiana successiva all’anno 2000, individuando l’affermazione sulla scena internazionale di una generazione di registi fortemente originali, a cominciare da Paolo Sorrentino, Matteo Garrone ed Emanuele Crialese. Ora si intende avvicinare ancora di più il punto di vista all’attualità odierna, presentando un programma di titoli usciti nelle sale tra il 2013 e il 2018. Sono anni in cui si amplia ulteriormente l’opera degli autori citati, qui testimoniata da La Giovinezza - Youth (2015) di Sorrentino, esempio di produzione girata in lingua inglese con un cast prestigioso, che include tra gli altri Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz e Jane Fonda: una toccante riflessione sulla prosecuzione della ricerca creativa anche in età avanzata, che non perde quei momenti surreali che caratterizzano il lavoro del regista.
Tra i maestri del nuovo cinema italiano va senz’altro considerato anche Paolo Virzì, di età di poco maggiore rispetto agli altri sopra nominati e assai prolifico fin dall’esordio nel 1994, con 14 lungometraggi all’attivo in 25 anni. Virzì è un cineasta singolare, artefice di film difficilmente catalogabili, che si collocano senza forzature ai confini tra la produzione d’autore e la commedia più accessibile. Qui è rappresentato da La pazza gioia (2016), commedia drammatica incentrata su due protagoniste in fuga da una comunità per donne affette da disturbi mentali. La pazza gioia ha trionfato nel 2017 ai premi David di Donatello (l’equivalente italiano degli Oscar), aggiudicandosi tra gli altri i riconoscimenti per il miglior film, regia e attrice protagonista.
Le positive reazioni di critica e pubblico ottenute da questi registi, l’incrementata frequenza dei premi ottenuti nei festival, hanno aperto la strada a un cinema forse più coraggioso rispetto alla fine dello scorso millennio, ad approcci stilistici e formali più liberi, a partire dalle produzioni indipendenti. È così che per esempio Fabio Grassadonia e Antonio Piazza riescono a confrontarsi con tematiche collegate alla realtà sociale e alle problematiche contemporanee (gli omicidi di mafia), superando al tempo stesso il realismo classico e innestando nei loro film suggestivi elementi fantastici e riferimenti ai linguaggi del cinema di genere: questo avviene nel loro secondo lungometraggio Sicilian ghost story (uscito nelle sale slovene nel 2018), ma anche nel notevole esordio del 2013, Salvo, che qui desideriamo riproporre.
Ospite d’onore della Settimana a Lubiana è il regista Alberto Fasulo, autore di spiccata professionalità anche dal punto di vista tecnico, che cura personalmente la fotografia dei propri lavori. Nelle sue opere maggiori, Fasulo elabora un punto di vista a cavallo tra documentario contemporaneo, finzione e ricostruzione storica. TIR (vincitore del Festival Internazionale del Film di Roma nel 2013) segue la vita sulla strada di un camionista, l’attore sloveno Branko Završan che nell’occasione si cala dal vero (non protetto dall’ambiente artificiale di un set) nelle esperienze del suo personaggio, sempre più lontano da tutto e da tutti per dare un presente alla sua famiglia. Menocchio (2018) è invece un dramma storico, solidamente basato sulle documentate vicende dell’eretico di fine Cinquecento Domenico Scandella. Nati come progetti indipendenti, i due titoli esemplificano modalità produttive interessanti e promettenti per il futuro: sono infatti stati portati a termine grazie a coproduzioni internazionali, insieme a partner croati nel caso di TIR e romeni nel caso di Menocchio (quest’ultimo sostenuto anche dalla tv pubblica italiana, attraverso la compagnia Rai Cinema).
Infine, all’interno di questo programma contemporaneo può sorprendere la presenza del classico Ladri di biciclette di Vittorio De Sica (1948). A noi piace però pensarlo come un titolo nuovo a tutti gli effetti, a seguito del restauro effettuato nel 2018 dalla Cineteca di Bologna, qui mostrato per la prima volta in Slovenia. Al giorno d’oggi, anche il recupero del patrimonio storico delle immagini in movimento è un filone non trascurabile tra le professioni del “fare cinema”. (aise)


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