"FRANCESCO E AL-MALIK, 800 ANNI DOPO": LA CONFERENZA DI FRANCESCO D’ARELLI CHIUDE IL CICLO A MONTREAL

"FRANCESCO E AL-MALIK, 800 ANNI DOPO": LA CONFERENZA DI FRANCESCO D’ARELLI CHIUDE IL CICLO A MONTREAL

MONTREAL\ aise\ - Sarà il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Montreal, Francesco D’Arelli, il relatore della prossima conferenza nell’ambito del programma organizzato dall’Istituto stesso insieme al Centre d’études médiévales de l’Université de Montréal su "Francesco e al-Malik, 800 anni dopo. L’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil (1219)".
La conferenza, che chiuderà il ciclo avviato dal settembre scorso, si terrà martedì 10 dicembre, alle ore 18.00, nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura e si svolgerà in lingua italiana attorno al tema "Vie di terre: Mongoli e missionari francescani nell’Oriente dei secoli XIII-XIV".
Francesco D’Arelli sarà introdotto da Gabriele Giannini dell’Université de Montréal.
L’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano d’Egitto è avvenuto otto secoli fa, nel 1219. Più che celebrare un centenario, il ciclo di conferenze, ideato dall’Istituto Italiano di Cultura e dal Centre d’études médiévales dell’Université de Montréal, vuole avvicinare il pubblico al senso di questo evento straordinario per i contemporanei e per i posteri. Quando il francescano Giovanni da Pian del Carpine (1182-1252) assisteva all’elevazione al trono nel 1246 di Güyük, figlio del Gran khan Ögödei (1229-1241), a sua volta terzogenito di Gènghiz khan, Francesco d’Assisi era già scomparso da vent’anni (1226). Con l’ultima missione, negli anni 1342-1346, alla corte del Gran khan del francescano Giovanni de’ Marignolli (fine XIII secolo - 1358/59) si chiude l’epopea francescana dei viaggi lungo le terre dell’Asia orientale in epoca medievale. Perché furono inviati in terre così remote, piene d’insidie, percorse da razzie, devastazioni e occupazioni?
La conferenza racconterà questo generoso secolo di storia dell’Eurasia, dove lo "zelo missionario e l’ardimento dei mercanti" italiani – scriveva anni fa Giuseppe Tucci – furono non di rado sopravanzati dagli "animosi ambasciatori di cultura, che su tanto travaglio di guerre cercarono [di] gettare un ponte di comprensione e di pace e di stendere all’Oriente la mano fraterna dell’Occidente".
Francesco D’Arelli, Ph.D. in Studi Orientali (Istituto Universitario Orientale, Napoli), ha studiato al Sinological Institute di Leida e all’Università Cattolica di Lovanio, insegnato a Ca’ Foscari, nelle Pontificie Università Urbaniana e Antonianum e all’Università degli Studi Internazionali di Roma. Ha diretto la biblioteca e le attività editoriali dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (2002-2011) e dal 2012 è nei ruoli della Farnesina come attaché culturale. Da marzo 2016 è direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Montréal.
Ha pubblicato numerosi saggi, soprattutto sulla diffusione e presenza del cristianesimo in Cina nei secoli XVII-XVIII e con Angelo Tartuferi (Galleria dell’Accademia, Firenze) è stato curatore scientifico della mostra e del catalogo "L’arte di Francesco. Capolavori d’arte italiana e terre d’Asia dal XIII al XV" (Firenze, Galleria dell’Accademia, 30 marzo-11 ottobre 2015). Quest’anno ha inoltre pubblicato il saggio "Vie di terra: Mongoli e missionari francescani nell’Oriente dei secoli XIII-XIV" nel volume San Francesco d’Assisi (Roma, 2019), opera di pregio dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. (aise)


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