LA MIGRAZIONE DEI MUSICISTI ITALIANI IN EUROPA NEL SETTECENTO: CONFERENZA ALL’IIC DI CRACOVIA

LA MIGRAZIONE DEI MUSICISTI ITALIANI IN EUROPA NEL SETTECENTO: CONFERENZA ALL’IIC DI CRACOVIA

CRACOVIA\ aise\ - L’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia ospiterà domani, 17 maggio, alle 17.00 la conferenza di Giorgio Sanguineti e Maria Gialdroni sul tema “La migrazione dei musicisti italiani in Europa nel Settecento”. Curata da Silvia Bruni, la conferenza è organizzata dall’Istituto in collaborazione con Instytut Muzykologii dell’UJ.
Durante il Seicento e il Settecento, l’Italia era considerata dal resto dell’Europa come il paese dove la musica si era sviluppata al più alto grado. I musicisti del Nord Europa venivano in Italia per perfezionarsi e i musicisti italiani erano richiesti in tutta Europa per comporre e dirigere opere e musica strumentale, e per insegnare i nuovi stili e generi inventati in Italia, come il concerto, la sonata, l’oratorio e l’opera.
Gli italiani occupavano le posizioni più prestigiose delle cappelle musicali principalmente in Germania e Austria, ma anche nelle Fiandre, in Inghilterra, in Europa orientale (Polonia inclusa), in Russia, in Spagna e in Portogallo.
La diffusione della musica italiana nelle corti europee si inserisce in un contesto culturalmente più ampio. In quelle corti era diffuso il gusto per tutto ciò che era italiano: la letteratura, dramma, architettura e pittura.
Il reclutamento di musicisti italiani da parte dei principi stranieri avveniva in modi svariati e a volte avventurosi, come intrighi diplomatici e persino rapimenti. Erano coinvolti agenti, musicisti locali, ambasciatori talvolta gli stessi principi che durante il “Gran Tour” entravano in contatto con musicisti o cantanti italiani.
Augusto III di Sassonia, il cui regno comprendeva anche la Polonia, era talmente ossessionato dalla musica italiana da mettere insieme a Dresda tra il 1717 e il 1720 la più grande e costosa compagnia d’opera italiana dell’epoca, che comprendeva il celebre castrato Senesino.
Una delle ragioni per la supremazia della musica italiana tra Sei e Settecento era che in Italia, e in particolare a Napoli, esistevano le uniche scuole professionali di musica dell’epoca: i conservatori.
Nati come orfanotrofi (il nome conservatorio significa appunto ospizio), già alla fine del Cinquecento i conservatori si erano specializzati nell’insegnamento della musica con altissimi livelli di professionalità. I conservatori napoletani avevano poi inventato un peculiare sistema di insegnamento basato sui “partimenti”. Derivato dal basso continuo, il partimento permetteva di improvvisare al cembalo brani anche molto complessi, come le fughe, seguendo una traccia scritta. I partimenti sono stati recentemente riscoperti dalla musicologia internazionale e sono stati reintrodotti nei corsi di studio in alcuni conservatori e università. (aise) 

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