L’ITALIA E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: A BRUXELLES ODIO E AMORE

L’ITALIA E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: A BRUXELLES ODIO E AMORE

BRUXELLES\ aise\ - L’intelligenza artificiale, in pochissimo tempo, è diventata parte integrante della vita quotidiana e non solo. Ad oggi, i sistemi informatici sono utilizzati in settori precedentemente impensabili, come sanità, pubblica amministrazione e legalità. I vantaggi e gli svantaggi derivanti da questo settore verranno presentati domani, 9 aprile, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles. Per l’occasione, parteciperanno dei rappresentanti italiani dell’High-Level Expert Group on Artificial Intelligence della Commissione europea.
Prodotti come Alexa, Google Home e Siri sono diventati dei veri e propri assistenti digitali fidati. Il crescente utilizzo e la funzione learning by doing permetteranno la realizzazione di smart home, smart building e autonomus driving nell’arco di pochi anni. Inoltre l’utilizzo di macchinari connessi al web per la raccolta e l’analisi di Big Data sono alla base della quarta rivoluzione industriale o industria 4.0. Questo fenomeno permette di rendere più flessibile il ciclo produttivo delle imprese grazie alla connessione tra sistemi fisici e digitali.
L’Italia risulta pronta a questa trasformazione digitale e l’Unione europea ricettiva a tale argomento. Infatti, nel 2017, la Commissione europea ha finanziato in questo settore tramite il programma Horizon 2020, diciassette progetti innovativi, tra cui cinque italiani. I vincitori hanno puntato alla creazione di robot capaci di lavorare in magazzino, aiutare le persone anziane ed evitare incidenti nel settore produttivo aziendale.
“Nel futuro si vedranno i sistemi dell’intelligenza artificiale vivere nello stesso ambiente degli umani in differenti aree”, spiega Francesca Rossi, IBM AI Ethics global leader. “Si pensi a macchine che guidano da sole, robot compagnia e supporti diagnostici medicali. L’intelligenza artificiale ha la capacità di dare accesso a un grande volume di dati, trasformandoli in conoscenza che possiamo utilizzare per prendere decisioni migliori nella vita professionale e personale. Questo potrà potenzialmente portare a grandi trasformazioni e risolvere alcuni problemi nella nostra società”.
In aggiunta, il digitale ha permesso la creazione di nuove figure di lavoro come data scientist, e-commerce manager e data analytics. “L’Italia si posiziona al 25esimo posto per il livello di digitalizzazione rispetto agli altri paesi europei. Quello che manca sono le competenze. Oggigiorno il 90% delle professioni richiede delle competenze che siano almeno di base del settore digitale”, afferma Lucilla Sioli, direttrice DGNET, Commissione europea. “A tal fine, abbiamo lanciato il digital opportunity traineership, dove una parte dei soldi che finanziano il progetto Erasmus verranno utilizzati per permettere agli studenti universitari di recarsi in un altro paese europeo e avere uno stage di 4 o 5 mesi in un’azienda che ha un dipartimento informatico importante, in modo che possano apprendere competenze digitali nuove e recenti”. (rita pia prota\aise)


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