Silvana Sciarra è la nuova Presidente della Corte Costituzionale

ROMA\ aise\ - Nata a Trani, classe 1948, Silvana Sciarra è la nuova Presidente della Corte Costituzionale.
È stata eletta oggi dalla Corte riunita in camera di consiglio con 8 voti favorevoli su 15. La neopresidente rimarrà in carica fino all’11 novembre 2023, quando scadrà il mandato di nove anni di giudice costituzionale.
Come primo atto da presidente, Sciarra ha confermato come Vicepresidenti Daria de Pretis e Nicolò Zanon.
Silvana Sciarra è la prima donna eletta giudice costituzionale dal Parlamento.
Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Bari è Dottore di ricerca in Legge honoris causa, Università di Stoccolma 2006 e Hasselt 2012.
Negli anni ha coltivato la sua formazione all’estero: Harkness Fellow UCLA e Harvard Law School (1974-1976); Fulbright Fellow UCLA (1985); Warwick (Leverhulme Professor), Columbia Law School (BNL Professor), Cambridge (Arthur Goodhart in Legal Science 2006-2007), Visiting Professor Stoccolma, Lund, University College Londra, LUISS Roma.
Ha insegnato presso la Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie dell’Università di Siena.
Dal 1994 al 2003 ha ricoperto la cattedra di Diritto del Lavoro e Diritto Sociale Europeo presso l’Istituto Universitario Europeo. Direttore del Dipartimento di Diritto (1995-1996), ha coordinato il programma di Gender Studies (2002-2003). È stata co-direttrice della rivista Giornale di Diritto del Lavoro e di Relazioni Industriali.
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, è stata designata dal Consiglio dell’Unione Europea membro del comitato che fornisce un parere sui candidati all’esercizio delle funzioni di giudice e di avvocato generale della Corte di giustizia e del Tribunale (art. 255 TFUE).
Moltissime le sue pubblicazioni. Ha redatto 159 decisioni come giudice costituzionale. In materia di previdenza e di lavoro, pubblico e privato, si ricordano la pronuncia che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del blocco pluriennale della perequazione automatica per le pensioni di più modesto importo (n. 70 del 2015); la sentenza che ha consentito la ripresa della contrattazione economica collettiva nel settore del lavoro pubblico, dopo il ‘blocco’ per risparmio di spesa (n. 178 del 2015); le decisioni che hanno inciso sui criteri di determinazione dell’indennità prevista per i licenziamenti illegittimi, al fine di garantire un adeguato ristoro del concreto pregiudizio subito dal lavoratore e un’adeguata dissuasione del datore di lavoro dal licenziare illegittimamente (n. 194 del 2018, n. 150 del 2020).
Si ricordano anche le pronunce che, in un proficuo confronto con la Corte di giustizia dell’Unione europea, hanno valorizzato una prospettiva di integrazione degli strumenti di tutela dei diritti: riconoscimento ai cittadini di Stati terzi di prestazioni di sicurezza sociale per famiglie disagiate (n. 54 del 2022) e l’assegno per il nucleo familiare (n. 67 del 2022). In tema di diritti fondamentali, si segnala la pronuncia che sollecita il legislatore a tutelare i diritti dei figli in un nucleo familiare costituito da due madri (n. 32 del 2021). (aise)