MESSAGGERO DI SANT’ANTONIO: USCITO IL NUMERO DI NOVEMBRE

MESSAGGERO DI SANT’ANTONIO: USCITO IL NUMERO DI NOVEMBRE

ROMA\ aise\ - Dallo studioso di fenomeni migratori Palmerini, alla storia ritrovata degli italiani che a fine Ottocento costruirono la Ferrovia dell’Atlantico in Costa Rica. Dagli architetti spaziali italiani a grandi fotografi tricolori negli States. Tutto questo nel nuovo numero del “Messaggero di Sant’Antonio”, pubblicato a novembre per gli italiani all’estero.
Giornalista e scrittore con un passato di dirigente pubblico, Goffredo Palmerini è uno studioso di fenomeni migratori con un sogno nel cassetto: che la storia delle migrazioni italiane, finora ai margini, entri finalmente nella grande Storia d’Italia. Il suo nuovo libro-rivelazione, “Italia ante Covid” (One Group Edizioni), è un’indagine in filigrana di ciò che siamo, senza mai indulgere ai luoghi comuni. Una dedica all’aquilano Mario Fratti, uno dei più grandi drammaturghi viventi che vive a New York dal 1963, ma anche ai piccoli centri della provincia italiana, luoghi di preservazione dell’identità dalla spersonalizzazione culturale diffusa. Alessandro Bettero intervista l’autore in “L’Italia che vorrei”.
Come la foresta ha ricoperto la Ferrovia dell’Atlantico, abbandonata da 30 anni, così l’inesorabile passare del tempo minaccia di cancellare la storia di 1.500 italiani che tra il 1887 e il 1888 partirono per costruire un’opera moderna del Costa Rica, ma finirono per essere protagonisti dello sciopero più importante del Paese. E così, per ricostruire e preservare la memoria della migrazione italiana dell’Ottocento nel Paese dell’America Centrale è nato il documentario di Lorenzo Pirovano e Rossella Rocchino intitolato Sulle rotaie dei tútiles. Attraverso il premio «Fuori Rotta 2018» e una raccolta di fondi, i due giovani sono riusciti a partire per il Costa Rica, percorrere i resti della ferrovia alla ricerca dei tútiles (tutti lì), come venivano chiamati i nostri emigrati nel Paese centramericano, e a realizzarne un docufilm. Marinellys Tremamunno in “Sulle tracce dei tútiles”.
Non basta andare sulla Luna o su Marte. Dopo un viaggio di milioni di chilometri bisogna pensare anche “a metter su casa”. A occuparsene sono gli architetti spaziali. Uno dei più attivi è l’italiana Valentina Sumini, genovese di nascita, piemontese d’adozione, che al MIT, il Massachusetts Institute of Technology di Boston, si è occupata di progettazione e design di infrastrutture spaziali. La giovane scienziata ha progettato importanti innovazioni tecnologiche per facilitare l’esplorazione e la permanenza umana fuori dal nostro pianeta. Anche se il suo sogno è quello di diventare lei stessa un’astronauta. La sua storia è raccontata da Bettero in “L’archinauta che sogna la Luna”.
Lo stesso giornalista in “Il fotografo dei Knicks” firma una storia che arriva dagli States: quella di Matteo Marchi, fotografo professionista originario di Imola ed ex giocatore di basket, che il suo sogno americano se l’è conquistato col sudore e con i sacrifici approdando alla NBA, la National Basketball Association, l’empireo della pallacanestro mondiale, per ritrarre i suoi idoli in azione.
Con “Galeazzi, emozioni sul palco” Luisa Santinello vola in Oman a conoscere l’etoile di danza Mara Galeazzi, che dalla provincia di Brescia, dove è nata nel 1973, è approdata giovanissima alla Scala di Milano e da lì al Royal Ballet di Londra fino a diventarne principal dancer. Una carriera ventennale la sua, costellata di sacrifici e soddisfazioni, esibendosi nei maggiori teatri del mondo, complici il grande talento e una forte determinazione. "Ho sempre ballato per dare emozioni al pubblico" conferma al mensile francescano la danzatrice che ha fondato l’Associazione Dancing for the children, con l’intento di promuovere la danza nel Terzo Mondo e raccogliere fondi per i bambini svantaggiati. E anche grazie al suo impegno umanitario le è stata conferita nel 2009 la medaglia di Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica Italiana.
Generoso D'Agnese con “Chiossone, un incisore alla corte di Meiji” ripercorre la vita dell’incisore genovese Edoardo Chiossone, artista italiano che dal 1875 al 1898 fu al servizio dell’impero giapponese, segnando profondamente la vita nipponica di fine Ottocento e quella della filatelia e della numismatica nella “terra del Sole nascente”. La parabola di Chiossone è racchiusa tutta nella sua esperienza migratoria anomala, al servizio di una dinastia fortemente intenzionata a modernizzare un Paese ancora troppo legato alle sue tradizioni medievali. Eppure la vita di Chiossone è ancora oggi avvolta nel mistero, tanto da renderlo un personaggio leggendario.
Una Sardegna dove il clima da villaggio turistico diffuso ha contaminato anche l’innocente purezza delle tradizioni. È questo il volto dell’isola messo in luce da Assandira il film del regista sardo Salvatore Mereu, tratto dall’omonimo libro di Giulio Angioni, presentato alla 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Investigatore dei cambiamenti della sua terra, Mereu nelle sue opere esplora il rapporto fra tradizione e modernità, interrogandosi sulle povertà che riaffiorano nell’isola (le miniere chiuse, la terra che non produce), sulle incertezze del presente, sui giovani che se ne vanno, sulle tradizioni che si perdono, sulla Sardegna sfruttata spesso solo per il turismo. Michela Manente svela i segreti della pellicola in “Assandira, la Sardegna di Mereu”.
Nel numero di novembre del "Messaggero di sant’Antonio" per l’estero di novembre anche l’intervista “Volare all’epoca del Covid” a Salvatore Sciacchitano, presidente dell’ICAO, l’Organizzazione dell’Aviazione Civile Internazionale, realizzata da Vittorio Giordano, presentata in anteprima la scorsa settimana. (aise) 

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