A MOSCA "60 ANNI DI MADE IN ITALY"

A MOSCA "60 ANNI DI MADE IN ITALY"

MOSCA\ aise\ - Il 2 luglio è stata inaugurata a Mosca presso il Museo delle Arti Applicate e Decorative la mostra "60 anni di Made in Italy. I protagonisti dello stile italiano". Erano presenti la direttrice del Museo, Elena Titova, il ministro consigliere dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, Guido De Sanctis, la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca, Olga Strada, insieme con le due curatrici, Fiorella Galgano e Alessia Tota. La mostra, che si svolge sotto il patrocinio dell'Ambasciata d'Italia in Russia, sarà aperta al pubblico sino al 15 settembre prossimo.
"60 anni di Made in Italy" è una iniziativa promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di Mosca e realizzata in collaborazione con Galgano & Tota Associati con lo scopo di promuovere la cultura italiana ed anche diffondere lo stile ed il "modo di vivere" italiano.
Ospiti d’eccezione del vernissage alcune importanti firme della moda italiana. In particolare Gigliola Savini, figlia di Gaetano Savini, fondatore dello storico marchio di moda maschile Brioni, era a Mosca dove ha presentato un libro dedicato alla figura del celebre padre ed alla storia del marchio.
Più di 50 capolavori tra creazioni di alta moda, oggetti accessori e bijoux sono dunque in mostra a Mosca per rendere omaggio al genio sartoriale di alcuni dei principali protagonisti della moda e del design italiano e, allo stesso tempo, per raccontare come il made in Italy abbia affermato il proprio successo nel tempo e in tutto il mondo, rendendo tangibile e riconoscibile quello che viene definito "lo stile italiano".
Si possono ammirare dunque vere e proprie "opere d’arte" della moda italiana, indossate in occasione dei red carpet per importanti première o in occasione della consegna degli Oscar, da parte di celebri top-model o attrici internazionali, come pure abiti "iconici" realizzati per importanti pellicole cinematografiche. Inoltre creazioni uniche per l’uso di materiali sofisticati, ricerca, sperimentazione e lavorazioni artigianali d’eccellenza.
Gli abiti e gli accessori in mostra sono stati realizzati dai seguenti sarti e stilisti: Alta Moda. Renato Balestra, Roberto Capucci, Franco Ciambella, Raffaella Curiel, Marella Ferrera, Sorelle Fontana, Prince Egon Von Furstenberg, Galitzine, Lancetti, Antonio Marras, Gai Mattiolo, Sarli, Sartoria Bonfanti (Fondazione Isabella Rossini), Schuberth, Valentino. Alta Moda Maschile. Brioni. Prêt-à-Porter. Emilio Pucci, Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Roberta di Camerino, Roberto Cavalli, Enrico Coveri, Dolce & Gabbana, Etro, Fendi, Salvatore Ferragamo, Gianfranco Ferrè, Alberta Ferretti, Gucci, Krizia, Max Mara, Missoni, Moschino, Vinicio Pajaro, Prada, Ermanno Scervino, Versace. Bijoux: Helietta Caracciolo, Lucia Odescalchi, Marina Corazziari.
Il corpus espositivo della mostra proviene dagli archivi delle maison di moda in elenco e da collezioni private.
Tra i modelli con forte valenza storica vi è l’abito da sera in taffetà bianco ghiaccio e blu realizzato da Schuberth nel 1950 per la famosa attrice italiana Gina Lollobrigida, ritratto nella Enciclopedia sulla storia della moda italiana; ed il prezioso cappotto in broccato con intarsi in oro con l’abito in lamè dorato realizzato sempre da Schuberth nel 1958.
Alcune creazioni sono "iconiche" e rappresentative del periodo de "La Dolce Vita": un periodo in cui la moda italiana era strettamente legata alle dive del cinema americano che venivano a girare negli studi di Cinecittà i kolossal hollywoodiani. È il caso del famoso abito "pretino" creato dalle Sorelle Fontana, indossato dalla bellissima Ava Gardner (1956) nel film "La Contessa Scalza" e riproposto in un nuovo stile da Anita Ekberg per il celebre film di Federico Fellini "La Dolce Vita" (1960). Accanto a questo il famoso "Pyjama Palazzo" della Principessa Irene Galitzine, indossato da Claudia Cardinale nella pellicola "La Pantera Rosa" (1963). Fino ad arrivare al secondo millennio con il tuxedo Brioni indossato dall’attore Pierce Brosnan alias agente 007/James Bond, per il film "Die another day" (2002).
Esposti anche spettacolari abiti da gran sera realizzati per i "red-carpet" in occasione di speciali premiere o per la notte degli "Oscar". Tra questi l’abito in tulle e grandi paillettes dorate di Prada, indossato dall’attrice Cate Blanchett (2000) o l’indimenticabile "Jungle Dress" di Versace, modello-iconico per Donatella Versace, e tra i preferiti dalla pop-star Jennifer Lopez, che lo ha indossato in occasione dei Music Awards (2000).
Impossibile non mostrare l’unico ed inimitabile Valentino con una creazione naturalmente in "rosso Valentino" indossata dall’attrice Elizabeth Hurley in occasione del Ballo di beneficienza di Estee Lauder’s (1998) e successivamente esibito nel corso della famosa retrospettiva dedicata al sarto italiano in scena all’Ara Pacis di Roma, dal titolo "Valentino. 45 anni di stile". Accanto a lui l’opera d’arte di un maestro come Roberto Capucci rappresentato da un capolavoro in crepe di seta e taffettà armellino color lilla. (1990).
In scena anche creazioni presentate sulle passerelle da celebri top-model o importanti celebrità, come l’abito in seta dalla stampa effetto "animalier" realizzato da Roberto Cavalli per Cindy Crawford (2002), con il quale la modella ha sfilato nel celebre evento "Donna sotto le Stelle". Inoltre l’abito-bustier di Dolce & Gabbana’s (2000) dedicato ad una bellezza femminile tipicamente mediterranea: tra i preferiti dell’attrice Elizabeth Hurley.
Lo stile classico, tradizionale, da gran sera è rappresentato dall’abito "sirena" creato dal principe Egon Von Furstenberg per l’attrice americana Hunter Tylo (2000); così come il lungo abito da sera in organza nera lavorata come "tele di ragno" indossato dalla top-model argentina Valeria Mazza (1996).
C’è anche l’eleganza e l’alta sartorialità della Sartoria Bonfanti con l’abito di alta moda dal bustino completamente ricamato a piccole roselline, di proprietà della Fondazione Isabella Rossini (1975), che si dedica al sostegno di giovani talenti nella moda e nel design attraverso l’assegnazione di borse di studio. Come pure l’abito da sposa in seta gazar dalla fantasia floreale di Raffaella Curiel (2016) con il tubino "Arlecchino" dai ricami preziosi e le fantasie dipinte a mano ispirate agli affreschi della Venezia del ‘700, di Gai Mattiolo.
L’Alta Moda di Franco Ciambella esplora le molteplici personalità della donna, portando in evidenza con l’abito della collezione ispirata a Le Metamorfosi del Lago dei Cigni, il concetto del dualismo che è insito nel genere femminile (2003).
La moda incontra l’arte con l’abito "Carmen" realizzato da Renato Balestra, dedicato alla divina Maria Callas (1996); così come la creazione Lancetti, che vuole essere un tributo alle opere di Pablo Picasso (1986/87).
La passione per il lusso e lo sfarzo di Gianni Versace sono ben rappresentati dall’abito in tessuto metallico, completamente ricoperto da piccoli cristalli Swarovski rosa, indossato dalla top Naomi Campbell nel corso dell’ultima sfilata di moda maschile presentata dallo stilista (1998).
Alcune stampe e fantasie sono uniche e rappresentative di uno stile riconoscibile, anche quando si realizzano attraverso un mix di colori sgargianti o combinazioni di tessuti diversi. È il caso dell’abito in jersey stampato di Emilio Pucci (1967), quello "fluo" di Gucci nella collezione di Frida Giannini (1999), l’abito in maglia ricoperta da grandi paillettes colorate denominato "Urlo di Donna" dello stilista Enrico Coveri, indossato dall’attrice Milla Jovovich (1997), il celebre "put together" di Missoni (1999) e le fantasie orientali del completo in twill di seta di Salvatore Ferragamo (1998).
Il plissè viene interpretato magistralmente come una costruzione architettonica nel meraviglioso abito nero in seta realizzato dallo stilista-architetto Gianfranco Ferrè (2005) e divenuto abito-immagine della mostra. Così come l’abito "Samurai" in lamè dorato di Krizia (1987).
La moda trae ispirazione dal mondo che ci circonda e l’influenza dello stile militare viene interpretata nel completo in fantasia "paisley" di Etro (2000) come pure dalle forma del giubbino in visone bianco di Ermanno Scervino (2008).
Sperimentazione e ricerca sono obiettivi ricorrenti per alcuni stilisti come Marella Ferrera, che ispirandosi alla sua terra, la Sicilia, realizza un gilet preziosissimo composto da quadrati di tessuto ricamato mano e multicolore (2003), che ricorda le figure nelle ceramiche della famosa scalinata di S. Maria del Monte a Caltagirone, considerata patrimonio dell’Unesco. Mentre Antonio Marras pensa alla sua amata Sardegna, presentando la "Madonna Nera", madre protettrice dei minatori sardi, che mostra un corpino composto da una miriade di chiodi tipici dei ferri di cavallo (1998).
Nell’esposizione alcune creazioni rivelano le caratteristiche inconfondibili degli stilisti, come l’ironia e l’irriverenza di Moschino, con l’abito composto da soli reggiseni neri (1988), la ricerca di una femminilità esotica per Alberta Ferretti (2001) e quella morbida e delicata della regina del cachemire Laura Biagiotti con il suo celebre "Abito-Bambola" (2002). La modernità sofisticata di Max Mara è rappresentata dal montgomery in cachemire completamente ricamato da paillettes dorate (2007). Unica ed inimitabile poi la lavorazione artigianale nella pellicceria di Fendi (1975) e Vinicio Pajaro (2008).
Un’area speciale è rivolta agli accessori, indossati e creati per vere celebrità: come la prima borsa da sera di forma "rotonda" creata per Jacqueline Kennedy (1975) in oro e madreperla dalla principessa Helietta Caracciolo, oltre ad una collana indossata da Nancy Reagan e la parure "nocciola" in oro e diamanti dedicata ad Hillary Clinton. Splendide interpretazioni di una modernità di lusso le creazioni della principessa Lucia Odescalchi. Mentre la designer Marina Corazziari predilige l’uso di materiali come coralli e turchesi per esprimere la preziosità mediterranea nei bijoux. Ci sono anche le famose borse "Bagonghi" di Roberta di Camerino, tra le preferite della principessa Grace Kelly (1959), i sandali indossati da Madonna per il film "Evita", riproduzione di quelli realizzati da Salvatore Ferragamo per Evita Peròn. Accanto a loro la celebre "Bamboo Bag" di Gucci (1950) riproposta in tempi moderni per celebri attrici come Naomi Watts e Gwyneth Paltrow ed alcuni accessori molto alla moda firmati Versace della collezione di stampo mitologico "Medusa" (2003). (aise)


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