Ai bambini, quelli di una volta: il nuovo progetto del fotografo Aldo Cingolani

ROMA\ aise\ - 28 anni, originario di Lecce, ingegnere chimico e project manager per una multinazionale che opera nel settore biomedicale, Aldo Cingolani a 21 anni prese per la prima volta in mano una macchina fotografica e da allora tutto è cambiato. Il mezzo fotografico ha dato a Cingolani l’occasione per dare sfogo alla sua “mente curiosa e avida di stimoli”. Come racconta lui stesso, “fotografare mi ha anche insegnato a guardarmi intorno, a osservare quello che mi succedeva affianco, e a scrutarlo con gli occhi critici, tipici di chi è pronto a catturare la preda sul sensore”. Così sono nate le sue serie dedicate al mondo animale e alla natura. Ma Cingolani è andato oltre.
“Da bambino avevo l’energia di un vulcano e non pensavo neanche lontanamente di frenarla”, racconta. E “una delle cose più felici che ho imparato cibandomi di viaggi e fotografia è che i bambini riescono ancora ad essere dei fiumi in piena, così come lo ero io. I bambini riescono ancora a passare intere giornate sotto il sole a correre, gridare, giocare”.
Proprio “ai bambini, quelli di una volta” è dedicata l’ultima serie fotografica in ordine di tempo realizzata da Cingolani. “Qualsiasi viaggiatore che sia stato in terre meno fortunate della nostra si sarà certamente accorto dell’abbondanza di bambini che riversano all’aperto”, osserva. “Avete notato che questi bambini, anche nei Paesi più poveri, non perdono mai il sorriso? In molti dei miei viaggi africani, ad esempio, ho potuto constatare come la quotidianità del bimbo medio trovi l’apice della sua realizzazione nel cercarsi avventure all’interno del proprio villaggio. Il fattore sociale è importantissimo in queste comunità, e viene coltivato fin dalla dolce età. I bimbi giocano in strada spensierati, si trovano nei campi o in grossi spazi colorati di terra rossa, e si abituano a interagire. Questo è il preludio alla loro vita comunitaria tipica dell’età adulta, fatta di fiducia e aiuto reciproco”.
Sono scatti realizzati nel corso dei viaggi che Cingolani ha effettuato in Africa, immagini che lo “riempiano di gioia”, facendogli tornare alla mente i ricordi della sua infanzia, quando era “dinamico e scalmanato proprio come questi bellissimi bambini africani”. Il fotografo non nasconde però “un senso di amarezza” quando si ritrova a paragonare la “condizione media” dei bambini di un tipico Paese occidentale come l’Italia.
“Trovo forte rammarico”, dice, “nel testimoniare come il contesto di interazione tra i bambini di qualsiasi ceto, che sia benestante a sufficienza da garantire un laptop e una connessione web, si sia completamente spostata in un universo parallelo al nostro, non più fatto di strade, muri, gessetti e ginocchia sbucciate, ma di schermi, pixel, cuffie e banda superveloce”.
“Mi sembra di non vedere più la felicità, la spontaneità e la genuinità tipiche dei bambini”, aggiunge. “Sembra di aver perso l’infanzia, persa da qualche parte dietro uno schermo”. E si chiede: “come è possibile che quando ero in Africa tutto ciò non mancava? Vogliamo veramente dire che la stratificazione tra primo, secondo e terzo mondo, con le relative possibilità a livello tecnologico, si porti dietro una piaga sociale di questa portata?”
Ecco il perché di questo nuovo progetto fotografico: Cingolani vorrebbe che i suoi scatti “fungessero da monito per un pensiero sui bambini, che siano i nostri o no, non importa. Questi scatti ( https://www.acphotography.it/The-undefeated-smiles/ ) sono catture di momenti in cui sono riuscito a vedere la curiosità, la gioia o il dinamismo che mi caratterizzavano quando ero bambino e che adesso vedo più intorno a noi”. (r.aronica\aise)