AL MUSEO IN TRASTEVERE MASSIMO SIRAGUSA RACCONTA “ROMA” IN 100 SCATTI

AL MUSEO IN TRASTEVERE MASSIMO SIRAGUSA RACCONTA “ROMA” IN 100 SCATTI

© Massimo Siragusa - Roma, aprile 2017 - Parco Giordano Sangalli Quartiere Torpignattara

ROMA\ aise\ - Si è aperta al pubblico venerdì scorso, 16 ottobre, al Museo di Roma in Trastevere la mostra fotografica “Roma” di Massimo Siragusa, curata da Giovanna Calvenzi che, attraverso circa cento scatti a colori, racconta la periferia di Roma e le sue molteplici contraddizioni.
L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali con il supporto organizzativo di Zetema Progetto Cultura, nell'ambito di Romarama.
Un viaggio nelle periferie romane, che Massimo Siragusa (Catania, 1958) conosce e studia da tempo, narrate attraverso lo sguardo attento della sua macchina fotografica: quasi un documentario, con paesaggi in cui reperti del passato e dell’antico splendore di Roma coesistono con le palazzine degli anni Sessanta, con le strade trasformate in parcheggi e con le costruzioni abusive.
Vincitore di quattro World Press Photo (2009 - 3° Premio Contemporary Issues – World Press Photo, 2008 - 2° Premio Arts Stories – World Press Photo, 1999 -1° Premio Arts Stories – World PressPhoto, 1997 - 2° Premio Daily Life – World Press Photo) Massimo Siragusa ha scelto come soggetto per la sua mostra una Roma meno riconoscibile e, come lui stesso spiega, una Roma nascosta ed estranea ai flussi turistici. Un’area abitata e vissuta da oltre la metà dei cittadini romani. Una città caotica con i suoi cancelli, ringhiere, muri, alberi, reperti archeologici, auto, che si sovrappongono e si confondono in un caos visivo straordinario e unico. È la periferia. Anzi, le periferie. Diverse tra loro ma accomunate tutte dalla stessa anarchia visiva e architettonica.
Nel suo lavoro, che si è snodato per oltre due anni lungo il perimetro della città, l’artista ha cercato relazioni, passaggi, dialoghi, quasi a volere tentare di mettere in ordine il caos della realtà.
Giovanna Calvenzi, curatrice della mostra, sottolinea come le periferie raccontate dall’artista non abbiano bisogno di nomi, ma si inseguano tra loro, diverse e uguali. Le periferie di Massimo Siragusa sono il limite, i margini di una metropoli che può espandersi o implodere, che soprattutto nei decenni a ridosso del dopoguerra è andata incontro a un’espansione incontrollata, incurante del rispetto delle cromie storiche o degli spazi altrui. Roma si riconosce ogni tanto dalle emergenze di statue o capitelli, “segnali” che ci ricordano che non potremmo essere altrove. L’atmosfera, la luce, ma soprattutto l’anarchia che accomuna – pur ignorandoli – storia, ricordi, progetti passati e futuri, ci conferma dove siamo. La Roma di Massimo Siragusa è una città dove tutto è possibile e tutto è impossibile.
La mostra è una selezione dei lavori raccolti nel volume “Roma” edito da Postcart edizioni che uscirà nel mese di ottobre 2020, che contiene una sceneggiatura inedita di Ugo Gregoretti, testi di Marco Maria Sambo, Giovanna Calvenzi e un racconto di Tommaso Giagni.
Massimo Siragusa è nato a Catania e vive a Roma, dove insegna fotografia allo IED, Istituto Europeo di Design. Ha esposto in diversi musei e gallerie in Italia e all'estero e le sue foto sono state pubblicate sulle più autorevoli riviste internazionali. Con il suo lavoro corporate ha raccontato l'identità delle maggiori aziende italiane come: My Chef, IGP, Auditorium di Roma, Autostrada Pedemontana, ENI, A2A, Bosch, F2i, Aeroporti di Milano, Conad, Bisazza, Kartel, Unipol Banca, Telecom Italia, EF-Solare, Poste Italiane, Università Cattolica, Cantine Antinori, Aeroporto di Napoli, Ferrari. Ha vinto numerosi premi tra cui quattro World Press Photo.
La mostra al Museo di Roma in Trastevere sarà aperta al pubblico sino al 10 gennaio 2021, con ingresso gratuito per i possessori della MIC Card. (aise)


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