"AU-DELÀ": LE OPERE DI MARCO STRAPPATO IN MOSTRA A ROMA

"AU-DELÀ": LE OPERE DI MARCO STRAPPATO IN MOSTRA A ROMA

Marco Strappato - Untitled (bodies, bomber, bones), 2017

ROMA\ aise\ - Si è inaugurata il 7 marzo scorso negli spazi della Gallery Apart di Roma "Au-delà", la quarta personale in galleria di Marco Strappato (1982), che sarà aperta al pubbico sino al 26 aprile.
Da tempo impegnato in una ricerca sull’immagine di paesaggio declinata attraverso multiformi approcci, modalità e mezzi, Strappato ne asseconda gli sviluppi facendo coincidere il percorso artistico con quello esistenziale, caratterizzato da una certa tendenza al nomadismo che paradossalmente lo ha condotto a recuperare le sue radici di uomo ed artista nato e cresciuto in riva al mare.
Au-delà è già un titolo che evoca un andare oltre le esperienze vissute per riaffermare un’architettura spirituale intima. Non a caso per la prima volta Strappato espone un autoritratto, per di più sotto forma di dipinto: pittura e silhouette, niente di più lontano dalla falsa epopea del selfie e di Instagram, piuttosto l’emblema dell’approfondimento e della ricerca del sé per arrivare all’essenziale attraverso processi di selezione, di livellamento e di occultamento.
La selezione riguarda anzitutto il paesaggio che per l’artista, pure abituato alla dimensione metropolitana, torna prepotentemente ad assumere il profumo, l’atmosfera e le suggestioni del mare. E si manifesta per il tramite di alcune figure emblematiche del recente passato della storia dell’arte italiana (Ghirri, Fontana, Bonalumi, Manzoni) di cui Strappato asseconda il potenziale evocativo attraverso un’operazione che non intende essere un omaggio né un’affermazione di discendenza o anche solo vicinanza artistica, quanto piuttosto un campionamento colto finalizzato a fornire un’interpretazione inedita dei possibili intrecci tra ricerche artistiche e rappresentazioni di paesaggi.
Dal punto di vista visuale, Au-delà si configura come una mostra pressoché monocromatica, con una preponderanza del bianco ad attestare un livellamento in linea con la ricerca di essenzialità; non una sterile uniformità bensì una chiarezza di fondo che diviene base per ogni possibile approfondimento. Il bianco quindi come una pagina da scrivere, come una tela preparata per dipingere, come elemento propedeutico per contenere i significati che l’artista assegna ai disegni, alle immagini e alle forme.
Strappato ha infine operato, all’opposto di quanto fatto in passato, mediante un processo di occultamento della tecnologia, che in realtà c’è ma non si vede così da restituire al concetto il ruolo di protagonista principale che gli compete. Nato a Porto San Giorgio nel 1982, Marco Strappato vive e lavora a Milano. Numerose sono le sue mostre personali e collettive all'attivo, in Italia e all'estero, fra le altre al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, al MAXXI – Museo nazionale del XXI secolo e al Macro - Museo di Arte Contemporanea di Roma, al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, alla Mole Vanvitelliana di Ancona, al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione della 16a Quadriennale d’arte 2016, al Palazzo della Permanente di Milano per il 13° Premio Cairo 2012, alla Biennale del 2011 di Praga, al Victoria Art Center for Contemporary Cultural Production di Bucarest, alla NURTUREart Gallery di Brooklyn a New York, al DROME project space di Bruxelles e in diverse gallerie private di Londra. (aise)


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