GASTONE BIGGI E UMBERTO MARIANI: DOPPIO APPUNTAMENTO CON L'ARTE DEL 900 A MANTOVA

GASTONE BIGGI E UMBERTO MARIANI: DOPPIO APPUNTAMENTO CON L

MANTOVA\ aise\ - Dal 24 ottobre prossimo e sino al 7 febbraio 2021 due esposizioni, negli spazi de "La Galleria" e dell'"Appartamento della Rustica" del Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova, omaggiano rispettivamente Gastone Biggi (Roma, 1925 / Tordenaso-Parma, 2014), tra i fondatori nel 1962 del Gruppo Uno e autore, quarant'anni più tardi (2005), del Manifesto del Realismo Astratto, artista di cui si rilegge il percorso creativo nel confronto con lo spazio naturale e lo spazio mentale, e Umberto Mariani (Milano, 1936), reduce da una personale al Museo Ermitage di San Pietroburgo, allievo prediletto di Achille Funi, da sempre teso alla ricerca dell'elemento simbolico nell'arte, della trasfigurazione della realtà in scenografie immaginarie e, soprattutto, della quintessenza della pittura stessa, con la sua verità e i suoi messaggi, di cui pieghe e drappeggi si fanno interpreti.
Le due mostre - “Gastone Biggi. Il tempo della natura, gli spazi della realtà”, a cura di Giovanni Granzotto e Leonardo Conti, realizzata in collaborazione con la Fondazione Biggi, e “Umberto Mariani. Omaggio a “La piega. Leibniz e il barocco”!, curata da Giovanni Granzotto con testi in catalogo di Silvia Ronchey e Dimitri Ozerkov - sono organizzate da Il Cigno GG Edizioni di Roma in collaborazione con Villaggio Globale International.
Gastone Biggi. Il tempo della natura, gli spazi della realtà
Costruita intorno a un gruppo di cinquanta di opere, dai lavori della fine degli anni '50 fino a quelli degli anni 2000, questa ricca antologica induce sul confronto costante dell’opera di Biggi con lo spazio naturale e lo spazio mentale, nella ricerca continua di un dialogo tra realismo e astrazione.
Dalle “Cancellate” del 1957 e dai “Racconti” e “Tempi” del triennio 1958-60 - serie che rappresentano le prime anticipazioni di quello che sarà il rapporto dell'artista con la realtà naturale e la dimensione, anche fisica, dello spazio - prende le mosse un percorso espositivo che si dispiega per affrontare il famoso ciclo dei “Continui”, quello che proiettò Biggi sulla scena pittorica italiana degli anni ‘60, proponendo appunto una nuova visione dell’incontro fra spazio mentale e ritmi naturali.
É a partire da questo momento che la sua pittura affronta in maniera sempre più vigorosa le tematiche del colore, in uno stretto confronto con le cromie che ci presenta la natura e che Biggi vive nei suoi lunghi viaggi in giro per il mondo, esperienze di vita e fonte di ispirazione continua: nascono così i cicli dei “Variabili”, dei “Ritmi”, dei “Cieli” e dei “Campi”, per poi immergersi nelle atmosfericità ambientali della serie “Luci” e “Suite americane” della fine degli anni ottanta e della prima parte degli anni novanta.
Con il passare del tempo il rapporto spazio-natura si fa sempre più percettivo, quasi a sfiorare una dimensione fisica e tattile con i cicli delle “Costellazioni”, delle “Icone”, delle “Cosmocromie”, degli “Eventi metropolitani”, di “Ayron” e delle “Puntocromie”, opere che introducono pienamente il visitatore negli anni 2000, sotto il segno di una pittura che cerca in maniera sempre più profonda di coniugare citazioni di arte programmata con l’esprit naturel. Ed è questo spirito che appare conclusivamente rappresentato dal tema simbolico dei “Fleurs”, sorta di abecedario botanico, con cui Biggi chiude il suo lungo viaggio espressivo.
Umberto Mariani. Omaggio a “La piega. Leibniz e il barocco”
Il titolo della mostra dedicata a Umberto Mariani al Palazzo Ducale a Mantova, dal 24 ottobre 2020 al 7 febbraio 2021, appare un dichiarato omaggio al saggio del filosofo francese Gilles Deleuze (1925-1995): un testo del 1990 - “La piega. Leibnitz e il barocco”- che, partendo dalle teorie del filosofo tedesco ed esplorando i più diversi aspetti della cultura barocca, cerca di definire, attraverso la metafora della piega, il costituirsi dell’anima e dell’esperienza moderna.
Proprio la metafora della piega è in effetti il nodo centrale dell'arte di Mariani, ripercorsa a cura di Giovanni Granzotto nelle sale dell’Appartamento della Rustica attraverso una quarantina dei suoi più significativi lavori: dalle prime opere Pop per risalire, attraverso “Alfabeto afono”, “Teorema” e “Relitti di scena” degli anni sessanta, settanta e ottanta, ai “Piombi” degli anni 2000, in cui le forme celate diventano il tema dominante della ricerca di Mariani.
“Il mio panneggio, le mie pieghe - come egli stesso puntualizza - non hanno nulla di veristico e nemmeno di realistico ma semmai si avvalgono di forme e significati simbolici”.
Sotto gli occhi dei visitatori si dipana il confronto incessante e mai concluso fra il grande tema della piega, dei panneggi, e quello della forma che si (s)vela, che dall’antichità giunge fino all’epoca del Barocco passando per le stagioni bizantine.
La mostra di Palazzo Ducale vuole essere proprio un omaggio alle tante declinazioni di questa ricerca, attraverso la simbologia ma anche la concretezza della piega, nella sua della plasticità e levità, intesa come un ideale - ma anche realissimo - ponte fra la cultura formale classica, barocca e quella attuale. (aise)


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