LA "PICCOLA GERUSALEMME" DI STAMBOULIS E MENNILLO IN MOSTRA AD ATENE

LA "PICCOLA GERUSALEMME" DI STAMBOULIS E MENNILLO IN MOSTRA AD ATENE

ATENE\ aise\ - È stata inaugurata sabato, 25 gennaio, nelle sale dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene la mostra "Piccola Gerusalemme", che sarà aperta al pubblico sino al 20 febbraio con ingresso libero.
In mostra le tavole originali tratte dalla graphic novel "Piccola Gerusalemme", scritta da Elettra Stamboulis e disegnata da Angelo Mennillo, il cui lavoro racconta la storia di un luogo, il senso di assenza e il trauma senza alcun mito.
Tradotto in greco, turco e francese, il romanzo grafico, con prefazione di Moni Ovadia, racconta attraverso parole e immagini la storia di Salonicco più recente attraverso lo sguardo di Romanos, un greco nato in Bulgaria che non ha mai conosciuto la terra d'origine.
Scrive Ovadia, che l’opera lo ha "letteralmente travolto, scatenando in me un caleidoscopio di emozioni e di iridescenze difficilmente traducibili in parole, nella loro compiutezza. Devo premettere che non sono un lettore obiettivo (ammesso che si possa esserlo). La narrazione ed il clima che Elettra crea mi coinvolgono profondamente e mi appassionano. Sono nato a Plovdiv (Filipoupoli in greco) in Bulgaria, in Tracia per la precisione. La mia è una famiglia di ebrei sefarditi: il mio bisnonno da parte di padre era di Salonicco, mio nonno di Smirne. Un ramo dei nostri Ovadia era ellinofono, la base della cucina di casa era salonicchiota. La Grecia della modernità era talmente presente nell’atmosfera che ho respirato da scatenarmi nella mia adolescenza una passione bruciante per le canzoni tradizionali greche, in particolare per il repertorio del rebetico, lo straordinario scrigno di musica e poesia che si è configurato dopo la catastrofe, come viene chiamata, quando un milione di greci vennero espulsi dalle terre dell’Anatolia dopo una presenza millenaria nel 1922 a seguito di un conflitto con i turchi. Gran parte di quei profughi si sistemarono nei quartieri del Pireo portando con sé la loro cultura greco-anatolica fortemente segnata dalla relazione con quell’humus orientale. La prima volta che arrivai ad Atene da giovane, fui colto da una sorta di sindrome di Stendhal e presi la decisione di imparare la lingua neoellenica, cosa che poi feci come autodidatta, aiutandomi con le cicliche vacanze nelle isole greche".
"Elettra Stamboulis", continua Ovadia, "con il suo narrare, ci porta nella grecità e ci fa scoprire ciò che è stata, attraverso memorie, evocazioni, echi, ma anche attraverso ciò che si manifesta nella sua assenza, nella perdita. Noi siamo sempre una comunità di viventi e non più viventi. Il raccontare di questa intensa scrittrice è elittico, mai retorico e meno che meno compiaciuto, non cede a nessun mito. Le illustrazioni grafiche di Angelo Mennillo si declinano con le descrizioni, i dialoghi e le riflessioni del protagonista Romanos con una asciuttezza dolente, componendo un fare letterario originale sulla visualità delle parole e dei grafemi. Se il mio parere può stimolare un’attenzione presso i lettori, ritengo che questo sia un libro che oggi non dovrebbe mancare in una biblioteca degna di questo nome". (aise)


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