“Rotte”: al Centro Pecci di Prato “Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli”

Ketty La Rocca, Segnaletiche, 1967 (La Rocca-11) Smalto su tavola, 60x109 cm Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Donazione di Carlo Palli

PRATO\ aise\ - Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato ospita sino all’1 novembre la mostra “Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli”, un’ampia selezione di lavori provenienti dalla raccolta del noto collezionista pratese che il 29 maggio 2025 ha sottoscritto un importante lascito di opere e materiali d'archivio, inteso come generoso contributo per arricchire e identificare il patrimonio museale d'arte contemporanea della sua città.
“Rotte“ è curata da Stefano Pezzato, responsabile di collezione e archivi del Centro Pecci, allestita su progetto di Ibrahim Kombarji, che propone un percorso tra opere che hanno contribuito a creare nuovi percorsi artistici nel secolo scorso e che Carlo Palli ha deciso di donare al Centro Pecci perchè rimanessero presso la città di Prato. Per l’occasione le sale dello spazio espositivo progettato dall’architetto Italo Gamberini presentano le opere che tracciano alcune delle rotte che hanno trasformato nel profondo l’arte contemporanea del Secondo Novecento e che sono state predilette da Carlo Palli, spesso a fianco di molti degli artisti collezionati. Tra i protagonisti della mostra vi sono la rivoluzione poetica del Gruppo 70, l’immaginario femminile e femminista nelle neoavanguardie, varie forme processuali e concettuali, il movimento Fluxus, il Nouveau Réalisme e l’arte degli oggetti, gli sviluppi di pratiche artistiche come la scrittura e la pittura, forti personalità quali il padre dell’Azionismo Hermann Nitsch, l’inventore della Eat Art Daniel Spoerri, lo “scrittore” di quadri e oggetti Ben Vautier, la poeta e performer Ketty La Rocca, il musicista e compositore d’avanguardia Giuseppe Chiari, il poeta “cancellatore” Emilio Isgrò, per citarne solo alcuni.
Stefano Pezzato ha elaborato una selezione partendo dalle 180 opere provenienti dalla raccolta privata, le 380 opere e documenti della sua personale collezione Fluxus e le 230 opere di “Poesia Visiva e dintorni”, che rappresentano il complesso di tutte le sue donazioni al Centro Pecci negli ultimi vent’anni.
Centocinquanta opere di un’ottantina di artisti, dal concettuale Vincenzo Agnetti al popolare Andy Warhol, danno forma a un articolato e inedito omaggio alla grande passione per l’arte di rottura sviluppata da Carlo Palli e, di riflesso, alla sua generosità nei confronti del Centro Pecci e della città di Prato a cui egli ha voluto lasciare in dono questa parte considerevole della sua straordinaria raccolta. Carlo Palli aveva già effettuato una prima donazione di 200 opere di “Poesia Visiva e dintorni” al Centro Pecci nel 2006, esattamente vent’anni fa, accompagnata da un’esposizione e da un primo catalogo dedicato alla sua collezione. Il nuovo lascito rappresenta una delle più estese donazioni ricevute da un museo d'arte contemporanea italiano e contribuisce a integrare e consolidare la collezione museale del Centro Pecci e le raccolte documentali del CID/Arti visive, già arricchite negli anni scorsi con l’acquisizione dell’imponente archivio-biblioteca di Lara-Vinca Masini. Al pari del lascito di Lara-Vinca Masini, la nuova donazione di Carlo Palli rafforza l’immagine e il ruolo di capofila del Centro Pecci nel sistema d’arte contemporanea della Toscana.
Nato a Prato nel 1938, Carlo Palli ha esordito come mercante d’arte nella sua città negli anni Sessanta. Nel decennio successivo, fino al 1979, ha gestito due gallerie stagionali, in estate al Lido degli Estensi (Ferrara) e in inverno a Roccaraso (L’Aquila), dove organizzava aste di opere d’arte. Nel 1979 ha rilevato la Galleria Metastasio a Prato, che ha tenuto fino al 1988 partecipando ad alcune delle più importanti fiere d’arte internazionali, da Palazzo Grassi a Venezia alla Fiac di Parigi, da Valencia Interart e Arco di Madrid fino a Los Angeles Miami. Entrato in quegli anni a stretto contatto con l’arte contemporanea, ha iniziato così a muoversi nel mondo del collezionismo.
Dal 1989 ha collaborato per un decennio con Farsetti Arte e in seguito ha diretto il dipartimento d’Arte moderna e contemporanea di Finarte a Venezia fino al 2009. Occupandosi di aste e dell’organizzazione di mostre, ha sviluppato una personale passione per l’arte contemporanea, anche grazie ai tanti artisti, critici e collezionisti che ha potuto conoscere e frequentare di persona. Negli ultimi 15 anni si è occupato a tempo pieno del proprio archivio, che rispecchia la sua carriera professione e comprende, fra l’altro, un migliaio fra “libri d’arte, libri oggetto e libri d’artista”, in parte esposti alla Fondazione Banca del Monte di Foggia nel 2016 e alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia che ha aperto ufficialmente l’anno di Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017. (aise)