Tomaso de Luca vince la seconda edizione del Maxxi Bvlgari Prize

Tomaso de Luca, A Week’s notice, 2020, ph Giorgio Benni

ROMA\ aise\ - È Tomaso De Luca (Verona, classe 1988, vive e lavora a Berlino) il vincitore della seconda edizione del MAXXI BVLGARI PRIZE, il progetto che unisce il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo e Bvlgari, da oltre 130 anni emblema di eccellenza italiana, per il sostegno e la promozione dei giovani artisti.
Il vincitore è stato annunciato il 13 maggio, durante una cerimonia trasmessa in streaming su www.maxxi.art, cui hanno partecipato i tre artisti finalisti Giulia Cenci, Renato Leotta e Tomaso De Luca, insieme a Jean-Christophe Babin, ceo di Bulgari, Giovanna Melandri, presidente Fondazione MAXXI, Hou Hanru, direttore artistico del MAXXI e membro della giuria internazionale, Bartolomeo Pietromarchi, direttore del MAXXI Arte e membro della giuria internazionale, e come special guest e chair woman della serata Tamu McPherson, fashion content creator e Ambassador Bulgari per la Corporate Social Responsibility.
Gli altri tre giurati Manuel Borja-Villel, direttore del Museo Reina Sofía di Madrid, Emma Lavigne, presidente del Palais de Tokyo a Parigi, e Victoria Noorthoorn, direttrice del Museo di Arte Moderna di Buenos Aires, hanno partecipato alla cerimonia attraverso videomessaggi di grande apprezzamento per tutti e tre gli artisti, che nella loro diversità (l’ode alla libertà e alla diversità di De Luca, le sculture e apocalittiche di Cenci, il silenzio e il tempo sospeso di Leotta) hanno creato “opere potenti, che fanno luce sul nostro tempo e riflettono sul futuro” e, come ha detto Hou Hanru, “avvicinano l’arte alla vita”.
A Week’s Notice” di Tomaso De Luca è stato scelto “per la maturità e il coinvolgimento etico, sociale e politico espressi dall'opera; per la poetica sottile, calibrata e colta, e la dimensione aperta dell'opera, che lascia ampio spazio all'interpretazione dello spettatore; per la sintesi e la capacità di raccontare una porzione di Storia dimenticata ma centrale per compredere l'importanza dei valori contemporanei quali l'emancipazione e le questioni di genere; per la promozione di tutte le diversità concepite come una ricchezza per l'umanità”.
La scelta della giuria coincide anche con quella dei visitatori, invitati a esprimere la loro preferenza compilando una cartolina da ritirare e riconsegnare alla biglietteria del museo. Nonostante le due chiusure per le norme anti Covid-19 e la conseguente breve durata della mostra, in molti si sono appassionati e hanno “votato”, apprezzando tutte e tre le opere esposte nella mostra curata da Giulia Ferracci, come dimostrano i pochi voti di scarto tra i finalisti.
C’è anche un’altra importante novità che caratterizza il MAXXI BVLGARI PRIZE 2020, come ha sottolineato Bartolomeo Pietromarchi: “Per dare un concreto segnale di supporto ai giovani artisti in un periodo di estrema emergenza e fragilità e per riconoscere l’impegno, la costanza e la professionalità dimostrata dagli artisti abbiamo scelto di acquisire tutte e tre le opere dei finalisti, che entreranno in Collezione”.
Per Giovanna Melandri, “Il MAXXI BVLGARI PRIZE è uno degli appuntamenti più importanti del museo. Sostenere i giovani talenti significa investire sulla creatività del nostro tempo e sul nostro futuro, missione condivisa da MAXXI e Bvlgari, nostro partner prezioso. Quest’anno sono particolarmente lieta di acquisire tutti e tre i lavori dei finalisti, che riflettono sul nostro tempo, sulle inquietudini della società di oggi e sul futuro. Ora più che mai è importante essere vicini alla comunità artistica. Inoltre, in un momento in cui ci sentiamo tutti così svuotati, i giovani artisti riaccendono il nostro pensiero critico e ci parlano di libertà, di diversità come ricchezza, di rispetto della natura, di memoria e futuro”.
Jean-Christophe Babin si è congratulato “vivamente con il vincitore Tomaso De Luca per la sua opera che innesca un dialogo emozionante tra la Storia e i nostri valori contemporanei. Il mio ringraziamento va comunque a tutti e tre gli artisti per averci offerto le loro potenti riflessioni sulla realtà che viviamo e sugli scenari futuri. Sono particolarmente lieto che quest’anno anche il pubblico abbia potuto esprimere le sue preferenze, confermando così la vocazione di un Premio incentrato sul valore della connessione e dell’espe­rienza. La felice sinergia tra BVLGARI e il MAXXI continua così a dare linfa vitale all’universo dei giovani artisti e a noi tutti il privilegio di ispirarci grazie al loro talento visionario e alle loro idee“.
Le installazioni di Tomaso De Luca, Giulia Cenci e Renato Leotta resteranno in mostra fino al 23 maggio.
MAXXI BVLGARI PRIZE. La mostra
L’opera vincitrice del MAXXI BVLGARI PRIZE 2020 è A Week’s Notice, installazione video e sonora su tre canali di Tomaso De Luca, dove miniature di abitazioni, prese in prestito dal cinema, dalla storia dell’architettura e dalla vita privata dell’artista, volano, crollano, impazziscono e si inceppano, in un’ode al disfacimento dell’architettura che ricerca la bellezza nell’instabilità e fa del trauma un territorio di creazione.
Il lavoro offre infatti un finale alternativo allo spietato fenomeno della gentrificazione che, tra gli anni ’80 e ’90, seguì alla crisi dell’AIDS. Mentre nei quartieri delle grandi città la comunità omosessuale, in quei decenni la più colpita dall’epidemia, scompariva, il mercato vedeva in quella strage un’opportunità: mobili e beni personali venivano gettati per strada e gli appartamenti rimessi sul mercato per affittuari più sani e abbienti.
Nel tentativo di riconquistare questo spazio perduto, l’artista trasforma l'architettura domestica in uno spazio disorientante, dove il senso di perdita e di precarietà diventano elementi generativi di una ricostruzione.
Giulia Cenci (Cortona, 1988, vive e lavora tra Amsterdam e la Toscana) ha realizzato lento-violento, grande installazione che si articola in quattro gruppi di sculture, quattro nuclei plastici sospesi nel vuoto che invadono lo spazio, impongono alla spettatore cambiamenti continui del punto di osservazione, proiettandolo in un mondo di forme ibride, fluide, in parte umane, in parte animali. Attraverso questa installazione monumentale l’artista mette in scena i cambiamenti, le tensioni tra uomo e natura, la macchina del capitalismo iperproduttivo e del consumismo sfrenato, i conflitti del nostro tempo e un futuro dell’umanità distopico. Già nel primo nucleo scultoreo, i soggetti sono due figure antropomorfe che sembrano sfidarsi. Il conflitto esplode nel secondo nucleo di calchi, lungo la balaustra, dove zampe di cavalli acefali sembrano lanciati nella mischia. La terza scena è una sorta di prigione, una griglia che scende fin quasi la hall e ingabbia piccole figure senza connotati, sorvegliate da una creatura mostruosa. Il percorso si chiude con un’immagine di calma apparente, una landa abbandonata dove una macchina zoomorfa incombe dall’alto, simile a un dirigibile.
Roma e Fiumi è il progetto dedicato alla città di Renato Leotta (Torino, 1982, vive e lavora tra Torino e Acireale): dodici film, girati in pellicola 16 mm, sono presentati su altrettanti schermi distribuiti nello spazio del museo come a evocare una passeggiata ideale tra le vestigia della città. I film sono stati girati tra le iconiche fontane della Barcaccia, Trevi, e Quattro Fiumi e all’area sacra di Largo di Torre Argentina: uno squarcio nell’asfalto, che mostra l’anatomia della città antica che giace sotto il manto stradale. Dalla balaustra che segna il perimetro dell’area, inaccessibile ai visitatori ma visibile solo dall’alto, ci si affaccia su uno spazio ritagliato dal flusso urbano frenetico che vi ruota intorno, essendo il largo uno snodo nevralgico del traffico cittadino, uno spazio governato da una temporalità diversa, fuori sincrono, e popolato esclusivamente da gatti. Con questa inusuale passeggiata tra le rovine, dove si muovono cauti e sinuosi i gatti che rivolgono al visitatore sguardi interlocutori, l’artista riflette sull’arte come mezzo per ripensare il rapporto tra uomo, natura e paesaggio antropizzato, riallacciando una relazione tra società e animalità (testo tratto dalla didascalia dell’opera in mostra scritta da Sara De Chiara).
STORIA DEL PREMIO
Il Premio, nato nel 2000 come Premio per la Giovane Arte, costituisce il punto di partenza e la nascita della Collezione del MAXXI Arte. Negli anni, è stato un importante trampolino di lancio per molti artisti. Sono 45 quelli che, dal 2001 al 2020, hanno preso parte alle precedenti edizioni, tra questi, Mario Airò, Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Stefano Arienti, Micol Assaël, Rosa Barba, Massimo Bartolini, Vanessa Beecroft, Rossella Biscotti, Ludovica Carbotta, Patrizio Di Massimo, Bruna Esposito, Lara Favaretto, Piero Golia, Adelita Husni-Bey, Avish Khebrehzadeh, Liliana Moro, Marinella Senatore, Nico Vascellari, Vedovamazzei, Francesco Vezzoli, Zapruder e molti altri. La prima edizione del MAXXI BVLGARI PRIZE, nel 2018, è stata vinta da Diego Marcon, finalista insieme a Talia Chetrit e Invernomuto, la cui opera Calendoola: SURUS è stata acquisita grazie al contributo degli Amici del MAXXI. (aise)