"ULIVI DEL GARDA TANTO UMANI. MAGRI, SVELTI, ARIOSI E INGEGNOSI" - DI FRANCESCO D’ARELLI

"ULIVI DEL GARDA TANTO UMANI. MAGRI, SVELTI, ARIOSI E INGEGNOSI" - di Francesco D’Arelli

MONTREAL\ aise\ - Che la creatività italiana sia l’espressione dell’arte sublime, della bellezza in sé, ma anche di una particolare visione delle cose e del quotidiano della vita è rivelato dallo sguardo del mondo di Peter Bottazzi, che dalla seconda decade di marzo contamina lo spazio teatrale de La Chapelle di Montréal.
Di "Clean Slate" ("Table rase" di Catherine Chabot), una storia tutta al femminile diretta da Leslie Baker, Bottazzi ne disegna lo spazio di rappresentazione, dove la luce, il suono, le materie, i corpi stessi delle sei giovani attrici diventano un’esperienza dei sensi, il segno e il moto fugace dell’esistenza umana. "Clean Slate" o in latino "tabula rasa" ha la forza del cominciamento, dell’embrione che pulsa e che è forzato contro tutto a rivelare il lavorio del silenzio, perché il suono ad esempio – fosse anche rumore – si genera dal silenzio e si consuma impercettibilmente proprio nel silenzio! Bottazzi è così in quest’altra occasione l’artefice o il fabbro dello spazio, che si forma, sì, a immagine e riflesso del piglio creativo dell’uomo, del suono della sua parola, del moto del suo corpo, ma che trova presto requie solo e soltanto nel grembo silente e indistinto dell’inizio.
Il suono stesso dell’origine, quello delle tradizioni popolari, belle perché semplici e ricche di presenze terrene e religiose, riecheggia nella musica di Ilaria Graziano e Francesco Forni, un duo sensazionale di musicisti, e nel gruppo pugliese dei Kàlascima, che, grazie anche all’Istituto Italiano di Cultura, partecipano alla XXXI edizione del Folk Alliance International Conference (Montréal, 13-17 febbraio), una delle kermesse di maggior prestigio in Nord America.
Il Folk Alliance International (FAI), fondato nel 1989, si adopera dalla sua sede di Kansas City (Missouri, USA) per la promozione e la diffusione della musica folk, vantando più di tremila membri e un sistema fittissimo di relazioni nel mondo intero. All’edizione di quest’anno è assicurata la partecipazione di circa tremila artisti provenienti da trentacinque Paesi, fra cui anche l’Italia con i nostri Ilaria Graziano, Francesco Forni e i Kàlascima.
Con la serie di conferenze e degustazioni dall’inebriante titolo "In vino veritas", l’Istituto ambisce a raccontare la magnificenza delle terre italiane, dove tutto è cultura di sapori, di gusti, di colori, di paesaggi, di natura, di architetture, di tradizioni materiali, insomma di bellezza assoluta!
La mostra del fotografo Francesco Radino "Nell’oasi della Lugana: l’anima di Zenato tra vitigni antichi e colori di tradizioni culinarie", inaugurata dall’Istituto Italiano di Cultura il 21 novembre scorso, offre l’estro per celebrare un luogo lacustre d’Italia e al contempo l’ingegno produttivo degli Zenato, una famiglia italiana di viticoltori e di magnati esemplari.
La terra è quella della Lugana, posta fra Peschiera e la Sirmione di Catullo, tra il grande Lago di Garda e il minuto Lago del Frassino. Ai Romani risale, come quasi tutto, la scelta del toponimo: "Silva Lucana", poi divenuta "Selva Lugana", così per l’abbondanza di piante e arbusti selvatici e "lucana" da "lucus", cioè "bosco sacro". Terre rigogliose e acque abbondanti di pesci e soprattutto di anguille, rinomate quelle del Lago di Garda, tanto da essere celebrate da Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua enciclopedica "Naturalis Historia" (IX, 74-75): "In Italia c’è un lago, il Benaco, nel territorio veronese attraversato dal fiume Mincio, alle cui bocche, ogni anno, nel mese di ottobre con il lago burrascoso sotto l’influenza della costellazione autunnale a temperatura invernale, le anguille aggrovigliate tra loro in folti gruppi sono travolte dai flutti in così straordinaria quantità, che nei recipienti di quel fiume fabbricati appositamente per questo scopo si trovano ammassate a migliaia". Il buon pesce richiama indissolubilmente il buon vino e a tal proposito resta ancora memorabile l’uscita di Trimalcione, ricchissimo e volgare liberto, protagonista del "Satyricon" di Petronio (I d.C.), che nel bel mezzo del lauto banchetto esclamò: "A questo vino bisogna che facciate onore: i pesci che noi s’è mangiati, han da nuotarci per entro" (pisces natare oportet). Un adagio divenuto poi in italiano: "Il pesce vuol nuotare tre volte: nell’acqua, nell’olio e nel vino": e sia così allora! (francesco d’arelli*\aise)
* direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Montreal



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