A Napoli “Tell Barri/Kahat (Giazira) 1980-2010. Storia e Storie di uno scavo archeologico - Dalle antiche mappe ai diari di viaggio”

NAPOLI\ aise\ - Si è aperta il 12 gennaio nelle sale della Biblioteca Universitaria di Napoli la mostra fotografica, documentaria e bibliografica “Tell Barri/Kahat (Giazira) 1980-2010. Storia e Storie di uno scavo archeologico - Dalle antiche mappe ai diari di viaggio”, in programma sino al 9 febbraio.
Organizzata dalla Missione Archeologica Italiana a Tell Barri e dalla Biblioteca Universitaria di Napoli, l’esposizione si propone di mantenere viva l’attenzione sul patrimonio culturale materiale e immateriale della Siria, ancora oggetto di attacchi disastrosi e di cui il sito archeologico di Tell Barri/Kahat, attualmente nella Siria di Nord-Est, la Giazira, a circa 40 km dai confini con la Turchia ad ovest e con l’Iraq ad est, costituisce una fondamentale testimonianza.
La mostra è articolata in due sezioni. La prima, “Storia e storie di uno scavo archeologico”, è divisa in due parti. Nella prima si propone la rapida sintesi dei risultati degli scavi, iniziati nel 1980 nell’ambito delle attività dell’Istituto per gli Studi Micenei e Egeo-Anatolici del Vicino oriente del CNR, per iniziativa di Paolo Emilio Pecorella, coadiuvato da Mirjo Salvini; sono proseguiti poi a cura dell’Università di Firenze, sempre con la direzione di Pecorella e dal 2006 a cura dell’Università Federico II di Napoli, con la direzione di Raffaella Pierobon Benoit, fino alla loro improvvisa interruzione, nel 2011, in conseguenza delle drammatiche vicende che hanno colpito la Siria. Prolungata attività che dal 1990 è stata sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri-Sistema Paese.
Questo trentennio di scavi ha restituito le vestigia di importanti monumenti, quali il complesso sacro del III millennio a.C., i palazzi reali assiri della fine del II e la prima metà del I millennio a.C., il grande muro di difesa di periodo partico, e numerosi reperti, di cui i più rappresentativi, già conservati al Museo Archeologico Nazionale di Deir ez-Zor sono stati messi in sicurezza a cura della DGAM (General Directorate of Antiquities and Museums of Syria) e oggi attendono una nuova sistemazione. Oltre ad ampliare il quadro storico, in particolare con il rinvenimento di alcune significative tavolette cuneiformi, gli svariati reperti hanno dettagliato le singole fasi dell’abitato e soprattutto illuminano la vita quotidiana degli abitanti che si sono susseguiti sul sito: sigilli e tavolette richiamano la vita amministrativa, statuette in pietra e terracotta le pratiche religiose, gioielli il lusso e i modi del vestire; le numerose fornaci individuate mostrano una intensa attività artigianale, i cui prodotti, coppe e piatti da tavola, vasi potori, anfore, pentole, insieme alle macine per il grano e i pesi da telaio evidenziano usi alimentari e consumi, a piccolo, medio e lungo raggio.
La loro composizione, come oggetti deposti a corredo nelle tombe, documentano infine gli usi funerari, fino alle più semplici tombe arabe, ultime testimonianze della vita sul sito.
Nella seconda parte si raccontano i quarant’anni della ricerca attraverso le storie dei suoi protagonisti, i giovani archeologi che negli anni hanno partecipato alla Missione, e i colleghi e turisti in visita al sito, che con le fotografie di cui sono essi stessi autori mostrano un piccolo spaccato della vita dello scavo e del contesto soprattutto umano in cui si è svolto.
Completano questa prima parte, realizzata con le fotografie dell’Archivio della Missione Archeologica italiana a Tell Barri (Siria) e le citate fotografie degli autori, due documentari, “Kahat 2007. La missione archeologica italiana a Tell Barri” e “Tell Barri. Trent’anni di scavo”, realizzati in collaborazione con la Missione archeologica dal regista Lorenzo Cioffi.
La seconda sezione della mostra, “Dalle antiche mappe ai diari di viaggio”, presenta una selezione di carte geografiche e testi antichi dei fondi storici della Biblioteca che testimoniano come la scoperta dell’Oriente da parte di viaggiatori, mercanti ed intellettuali abbia preceduto di alcuni secoli le grandi scoperte archeologiche di metà Ottocento.
Tra gli artefici si ricordano Cornelis de Bruijn, il conte di Volney, il visconte di Marcellus, Alphonse Lamartine, lady Esther Stanhope e, in particolare, Pietro Della Valle al quale è attribuita l’introduzione del caffè nella città di Napoli.
Delle edizioni esposte si segnalano la Tabula Peutingeriana nell’edizione a stampa del 1598, una Cosmographia tolemaica del 1478 ed altre aggiornate, rispettivamente, del Gastaldi del 1548, del Valgrisi del 1561 e del Münster del 1572, la Geographia del famoso cartografo Joan Blaeu del 1662 e il tomo Della Turchia, della Caldea, dell'Assiria, Mesopotamia, Siria, Palestina, Georgia, Isole di Cipro, e Rodi compreso nell’opera Lo stato presente di tutti i paesi, e popoli del mondo naturale…curata da Thomas Salmon e pubblicata in italiano a Napoli da Francesco Ricciardo nel 1738.
All’inaugurazione della mostra sono intervenuti, fra gli altri, il direttore della Biblioteca Universitaria di Napoli, Maria Lucia Siragusa, Massimiliano D’Antuono dell’Ambasciata italiana a Damasco, Houmam Saad, DGAM General Directorate of Antiquities and Museums Damascus, il direttore della Missione Archeologica italiana a Tell Barri, Raffaella Pierobon Benoit, e Paolo Cimadomo dell’Haifa Center for Mediterranean Studies, Department of Maritime Civilizations, Haifa University. (aise)