Fuori dai cori: tornano a Bologna tre "quadri di tarsia" di fra Damiano Zambelli da Bergamo

BOLOGNA\ aise\ - Sino al 5 dicembre, nell'ambito delle celebrazioni internazionali per l'ottavo centenario della morte di San Domenico, il Museo Davia Bargellini ospita una mostra sul "principe degli intarsiatori" fra’ Damiano Zambelli (Bergamo, 1480 circa - Bologna, 1549), organizzata dai Musei Civici d'Arte Antica di Bologna in collaborazione con l'Ordine dei Predicatori.
Del frate bergamasco, trasferitosi nel 1528 a Bologna, dove fu attivo nel convento di San Domenico per un ventennio, sono esposte due tarsie oggi in collezione privata, rappresentanti una Flagellazione e una Crocifissione, affiancate per la prima volta al commesso ligneo conservato al Museo Davia Bargellini, raffigurante a sua volta quest'ultimo soggetto.
L'esposizione, curata da Mark Gregory D'Apuzzo, Lorenzo Mascheretti e Massimo Medica, si giova della disponibilità della proprietà e del sostegno della Galleria Longari Arte Milano e presenta un focus, attraverso pannelli esplicativi, anche all'interno del coro della basilica di San Domenico a Bologna, dove il visitatore troverà approfonditi alcuni postergali che sono in dialogo con le tarsie presentate al museo. I tre mosaici di legname raffigurano infatti composizioni analoghe a quelle visibili nel coro della basilica bolognese, capolavoro di fra Damiano, eseguito con aiuti a partire dal 1541 e terminato un decennio più tardi, poco dopo la morte dell'artista.
La scelta di ambientare la mostra presso la sede del Museo Davia Bargellini è motivata - oltre che dalla citata presenza nella collezione permanente di una tarsia di fra Damiano, proveniente dalla collezione del marchese Virgilio Davia - dalla natura dei pezzi esposti, simbolo di una tecnica artistica posta all’”incrocio di tutte le arti” (André Chastel) e particolarmente diffusa nel corso del Quattrocento e del Cinquecento.
La carriera di fra’ Damiano coincise con la stagione più esuberante, seppur terminale, di quest'epoca. La sua produzione artistica non si limitò alla realizzazione tradizionale di arredi liturgici e mobili presbiteriali, ma "uscì dai cori" attraverso l'esecuzione di veri e propri "quadri di tarsia" destinati a un precoce collezionismo privato. Tra i primi estimatori dell'arte di fra’ Damiano, accanto ai grandi nomi di Carlo V, Alfonso d'Este e Paolo III, si registrano Francesco Guicciardini, Leandro Alberti e Sabba da Castiglione. Le opere esposte sono un esempio di questa fortuna collezionistica e dimostrano la larga richiesta di simili oggetti da parte della committenza aristocratica.
Oltre a creare l'occasione per riflettere sui fenomeni di collezionismo di tale tipologia di prodotti artistici a partire dal XVI secolo, riunire le tre tarsie offre il pretesto per un ragionamento sulle loro tecniche di produzione: l'eccezionale accostamento dei due pezzi gemelli raffiguranti la Crocifissione consente di meditare sulla pratica del riuso dei cartoni preparatori, assai diffusa all'interno delle botteghe coeve.
La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Lorenzo Mascheretti (Éditions Ligéa, Parigi) con testi introduttivi di Massimo Medica e padre Gianni Festa OP, che ha presieduto il Comitato Internazionale per il Giubileo di San Domenico.
Sono inoltre previste visite guidate alla mostra e al coro di San Domenico di Bologna e due conferenze di Lorenzo Mascheretti dedicate all'approfondimento dei temi trattati in mostra. (aise)