“I Gentiluomini di Voet” in mostra al Palazzo Reale di Genova

GENOVA\ aise\ - È iniziata con “I Gentiluomini di Voet. Ritratti di Jacob Ferdinand Voet tra Roma e Genova” una nuova serie di mostre al Palazzo Reale di Genova, organizzate lungo il percorso espositivo e concentrate su un numero contenuto di opere, intese quali affascinanti approfondimenti che il Museo intende offrire ai suoi visitatori. Un ciclo di esposizioni che va sotto il nome di “Dialoghi” e questo per soddisfare l’esigenza di raccontare il ricco patrimonio della dimora genovese grazie a focus specifici e preziosi per non perdere la ricchezza e varietà delle collezioni.
Nella Galleria della Cappella di Palazzo Reale, sino al 27 febbraio 2022, saranno esposti tre dipinti utili a far conoscere al pubblico locale e non solo la personalità e le qualità di Jacob Ferdinand Voet (Anversa, 1639 / Parigi, 1689), uno dei massimi specialisti della ritrattistica europea del Grand Siècle, nell’età di Luigi XIV, sia per la grande quantità di commissioni ottenute da parte della aristocrazia, soprattutto italiana, per oltre trent’anni, sia per la capacità di ideare, con successo, un modello celebrativo di grande fascino pittorico.
L’esposizione, curata dal direttore delle collezioni, Luca Leoncini, e organizzata in collaborazione con la Galleria Spada di Roma, si propone di mettere a confronto, nello specifico, una delle opere più importanti della quadreria della dimora genovese, il Ritratto di Giovanni Luca Durazzo, realizzato dal pittore anversano mentre il patrizio genovese era ambasciatore per la Repubblica di Genova nella città dei papi tra il 1667 e il 1670, con due tra le più tipiche e celebri effigi virili di Voet del periodo romano, conservate nella collezione della Galleria Spada: il Ritratto del barone Urbano Rocci in abito da pellegrino e il Ritratto di Pompeo Rocci.
Le tre opere, che dunque bene rappresentano la qualità della ritrattistica di Voet, racconteranno come lo stile voettiano, per le doti di immediatezza e decoro, avrà larga presa non solo nella maggior parte delle corti italiane, ma prefigurerà in qualche modo le tendenze internazionali del secolo successivo.
La mostra è inoltre accompagnata da un bel catalogo, edito da Il Poligrafo, con un primo saggio di Francesco Petrucci, direttore del Palazzo Chigi di Ariccia e tra i maggiori studiosi dell’artista fiammingo, un secondo di Luca Leoncini dedicato a Giovanni Luca Durazzo, fratello di Eugenio, colui che acquistò la residenza che oggi conosciamo come Palazzo Reale di Genova, personaggio dunque capitale nella storia della dimora genovese e un terzo scritto, a firma di Adriana Capriotti, direttrice della Galleria Spada, utile a indagare la vicenda di Urbano e Pompeo Rocci e della loro famiglia. (aise)