Orzinuovi celebra il “suo” Giacomo Bergomi a cento anni dalla nascita

BRESCIA\ aise\ - Si è aperta l’1 settembre e sarà allestita sino al 7 gennaio 2024 presso la Rocca di San Giorgio a Orzinuovi, in provincia di Brescia, la più importante monografica mai dedicata al maestro Giacomo Bergomi, uno dei più interessanti e talentuosi pittori bresciani del Novecento.
Promossa e organizzata dal settore cultura del Comune di Orzinuovi, col patrocinio della Provincia di Brescia e di Regione Lombardia, in collaborazione con il Gruppo Giacomo Bergomi, a cento anni dalla nascita dell’artista, la mostra è curata da Davide Dotti, che ha costruito un avvincente percorso espositivo in grado di ripercorrere le fasi creative più intense del maestro, attraverso l’attenta e scrupolosa selezione di 100 opere tra dipinti e disegni.
“Quest’anno il Comune di Orzinuovi è onorato di promuovere una mostra per celebrare il concittadino Giacomo Bergomi, ai 100 anni dalla sua nascita”, le parole del sindaco Gianpietro Maffoni. “Pittor talentuoso formatosi all’Accademia di Brera a Milano, è uno degli artisti bresciani più riconosciuti del XX secolo e si è distinto per la sua ispirazione al mondo dei campi (rurale), del lavoro domestico e degli attrezzi da lavoro. In qualità di sindaco, ritengo particolarmente importante dedicare uno spazio anche all’arte del territorio, grazie anche al supporto della Regione Lombardia”.
“Le nostre origini e la storia della nostra terra sono come le radici di un albero: danno nutrimento alla nostra identità”, ha confermato Carlo Mario Lombardi, assessore alla Cultura del Comune di Orzinuovi. “E purtroppo è convinzione comune che con la globalizzazione e con il progresso tecnologico si sia assistito ad miglioramento della conoscenza e della cultura. Non dobbiamo mai dimenticare che centinaia di migliaia di generazioni di esseri umani hanno preceduto le poche generazioni dei tempi cosiddetti moderni, vivendo a contatto con la natura ed avendo verso di essa un senso di rispetto, gratitudine, riverenza ed anche timore. Questa mostra, orgoglio di Orzinuovi, vuole tener viva la diversità culturale e conservare accesa la creatività attraverso il percorso artistico di un grande maestro della civiltà contadina come Giacomo Bergomi affinché il messaggio di arte possa aiutarci a trovare le radici per il nostro futuro”.
“Felice e onorato di curare l’importante mostra del centenario dalla nascita di Giacomo Bergomi” si è detto Davide Dotti, parlando di “un grande pittore bresciano del secondo Novecento che ha saputo, partendo dalle solide radici contadine, aprire i suoi orizzonti culturali ed estetici grazie ai viaggi compiuti soprattutto in America Latina, dove fu affascinato dalle popolazioni andine e dalla maestosità delle cascate venezuelane. L’esposizione ripercorre l’intero arco della sua intensa parabola artistica, facendo emergere la caratura della sua arte, i soggetti che affrontò con maggiore frequenza – dalle scene di rustica vita quotidiana alle cascine della bassa, dagli scorci di Brescia alla ritrattistica fino alle colorate istantanee andine – e l’evoluzione del suo sofisticato lessico pittorico”.
La rassegna copre un arco cronologico che, dalla metà del secolo scorso, quando, frequentando i corsi serali all’Accademia di Brera, Bergomi ebbe modo di assorbire le lezioni di Carlo Carrà, Aldo Carpi e Aldo Salvadori, giunge fino ai primi anni Duemila, periodo nel quale i suoi lavori, caratterizzati da un lessico estetico estremamente personale ed innovativo, sono dedicati per lo più alle maestose cascate di cui si innamorò durante un soggiorno in Venezuela e ai paesaggi innevati della bassa bresciana.
L’iniziativa si pone l’obiettivo di valorizzare e far conoscere, anche al di fuori dai confini regionali, la produzione di un artista bresciano tra i più sensibili e carismatici dell’intero Novecento, nonché di conferire il giusto riconoscimento storico e critico alla sua ricerca artistica.
Il percorso espositivo mette in evidenza la capacità di Bergomi di rinnovare il proprio linguaggio decennio dopo decennio, e di analizzare i soggetti che frequentò con maggiore assiduità, dalle scene di vita quotidiana al ritratto, dalle still life ai paesaggi della bassa bresciana, dagli scorci di Brescia fino ai brani tratti della quotidianità delle popolazioni andine, influenzato non solo dalle sue umili origini contadine, ma anche dai numerosi viaggi che fece sia in Italia che all’estero, soprattutto in centro America.
Col suo originale linguaggio espressivo, Bergomi ha dimostrato di essere un pittore energico e vibrante, ma al tempo stesso colto nei riferimenti ai grandi maestri del passato – da Giotto a Mantegna, da Caravaggio a Ceruti, da Van Gogh al Picasso della fase neoclassica, da Carrà a Sironi, da Migneco a Funi fino a Permeke – che ha assimilato e rielaborato secondo una personale visione estetica improntata ad uno schietto realismo.
La mostra, accompagnata dal catalogo Compagnia della Stampa | Massetti Rodella Editori, si completa con una sezione che documenta la mirabile capacità di Bergomi nell’affrontare la grafica, con una selezione di disegni a matita, china, tempera e acquarello attraverso i quali indagò e studiò nel dettaglio i soggetti delle sue opere pittoriche.
Giacomo Bergomi nasce a Barco di Orzinuovi, il 31 dicembre 1923. Negli anni cinquanta, a Milano, frequenta i corsi serali dell’Accademia di Brera, decisivi per la sua crescita artistica, tenuti da insegnanti quali Salvadori, Franchi, Cantatore e dal direttore Aldo Carpi. Negli ambienti braidensi stringe amicizia con Carlo Carrà con cui instaura una importante frequentazione; il grande maestro lo consiglia e lo invita spesso nel suo studio a mostrare i propri lavori. Gli anni sessanta sono il tempo dell’affermazione, di una febbrile ricerca pittorica, di una rinnovata maturità, di un’intensa produzione artistica ed espositiva, della partecipazione a manifestazioni e rassegne pittoriche nelle quali ottiene numerosi riconoscimenti. È il periodo dei viaggi: in Puglia, in Grecia e nella vecchia Jugoslavia. Visita la Bulgaria, la Francia, la Polonia, la Spagna, la Svizzera, la Turchia. Gli anni settanta sono inaugurati dalla scoperta del Sud America, con cui si apre un nuovo mondo pittorico. Qui, Bergomi visita per lunghi periodi l’Ecuador e il Venezuela, incontrando le popolazioni indigene che ritrae nelle loro abitudini quotidiane. Accanto ai soggetti tradizionali si aggiungono gli indios delle foreste, gli andini dai ponchos sgargianti e i pescatori dell’Isola Margarita. Nel frattempo, l’artista ritorna periodicamente in Puglia, compie ancora alcune visite in Grecia, in Polonia e in Bulgaria. Inizia anche la ricerca sistematica degli oggetti del mondo contadino che confluiranno poi nel Museo a lui dedicato. Negli anni ottanta, i viaggi subiscono un certo rallentamento. Per alcuni anni trasferisce lo studio nella cascina di via S. Antonio a Mompiano.Dedica molto tempo e risorse alla ricerca degli oggetti del mondo contadino che raccoglie in un piccolo museo prima nella casa di Collebeato, dove vive con la famiglia, e che trasferisce nel 1988 nella casa-studio di via Esenta a Berlinghetto. Negli anni novanta la produzione pittorica si arricchisce dei paesaggi marchigiani e della ripresa della città di Ostuni, caratterizzata però da tagli prospettici nuovi, rispetto alla produzione degli anni sessanta, e da una tavolozza giocata sul contrasto dei bianchi delle case e dei blu del cielo. Ancor più significativa da un punto di vista pittorico dopo il 1998 è la novità della cascate a cui Bergomi dedica grandi tele. Nel 2001 Bergomi abbandona Berlinghetto e si trasferisce a Cellatica. Le ultime opere sono dedicate ai paesaggi innevati. Muore il 22 settembre 2003 a Brescia. (aise)