ADEGUARE I SALARI DEI CONTRATTISTI: SERENI RISPONDE A NISSOLI (FI)

Adeguare i salari dei contrattisti: Sereni risponde a Nissoli (Fi)

ROMA\ aise\ - Nella seduta di ieri in Commissione Affari Esteri alla Camera, il vice ministro Marina Sereni ha risposto all’interrogazione con cui la deputata Fi Fucsia Nissoli sottolineava l’opportunità di “adottare iniziative per provvedere al riadeguamento salariale degli impiegati a contratto” della Farnesina.
La revisione delle retribuzioni degli impiegati a contratto da parte dell'Amministrazione avviene nel rispetto di quanto previsto dalla legge, in particolare dall'articolo 157 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967”, ha esordito Sereni, ricordando che “tale dispositivo rappresenta l’unico strumento di cui l'Amministrazione possa avvalersi per adeguare le retribuzioni del personale a contratto tenendo conto delle condizioni del mercato del lavoro locale, del costo della vita e delle retribuzioni corrisposte nella stessa sede da rappresentanze diplomatiche, uffici consolari, istituzioni culturali di altri Paesi, in primo luogo di quelli dell'Unione europea”.
Il vice ministro ha quindi ricordato che “la legge di bilancio 2018, nello stanziare l'ammontare successivamente incrementato dal Milleproroghe 2020, collega l'adeguamento retributivo del personale a contratto al rispetto dei parametri di riferimento di cui all'articolo 157 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 18. Con riferimento agli effetti derivanti dall'obbligatoria e diretta applicazione del regolamento n. 883/2004, l'Amministrazione ha già disposto nel 2020 adeguamenti retributivi a favore di tutti i dipendenti in servizio nei Paesi Bassi e in Danimarca, ricorrendo alle risorse aggiuntive già stanziate dal citato decreto-legge n. 162 (Milleproroghe 2020). Per i restanti 19 dipendenti in servizio in Belgio, ove i dati che verranno raccolti rispettassero i parametri di legge, l'Amministrazione potrà disporre un adeguamento retributivo avvalendosi delle risorse già stanziate per il 2021 dal decreto-legge n. 162”.
Sereni ha quindi assicurato la “costante attenzione” riservata dalla Farnesina ai contrattisti, confermata dal fatto che “negli ultimi anni il Maeci non solo ha pienamente impiegato le risorse aggiuntive richiamate dall'interrogante” cioè quelle stanziate dai vari Milleproroghe, “ma si è anche adoperato per individuare risparmi sui relativi capitoli di bilancio. In tal modo è stato possibile disporre di consistenti interventi di revisione delle retribuzioni del personale a contratto in servizio su tutta la rete estera, raggiungendo livelli retributivi in linea con i parametri dell'articolo 157, tra cui rientra anche la garanzia di assumere e soprattutto continuare a impiegare personale qualificato ed affidabile. Analogamente, - ha concluso Sereni – nel rispetto dei parametri dell'articolo 157, ulteriori revisioni stipendiali potranno essere prese in considerazione facendo ricorso non solo alle risorse aggiuntive già stanziate per il 2021, ma anche a nuovi risparmi finanziari al cui conseguimento l'azione dell'Amministrazione si impegna costantemente”.
Nella sua replica, Nissoli si è detta “soddisfatta della risposta del Governo, che rappresenta sicuramente uno spunto di riflessione e di approfondimento” per poi precisare: “non intendo mettere in discussione la volontà del MAECI di valorizzare in qualche modo gli impiegati a contratto, ma vedo che tale volontà non si palesa in azioni concrete, lungimiranti e soprattutto legittime. Proprio la legittimità e il rispetto del diritto continuano a mancare quando si affronta la disciplina degli impiegati a contratto della rete estera, di cui si attende con fiducia alla conclusione dell'iter di riforma, attualmente all'esame del Senato”.
“Questi lavoratori costituiscono la spina dorsale della rete diplomatico-consolare”, ha sostenuto Nissoli. “Sono coloro che sopperiscono alle istanze di connazionali, che interloquiscono con le aziende e che offrono un appoggio a chi cerca l'Italia oltreconfine. Si tratta degli stessi lavoratori che non hanno diritto allo smart working, che sono costretti ad andare in ufficio in piena pandemia e la cui presenza in ufficio non è legittimata dallo Stato italiano, e dunque sono in difetto in caso di lockdown o vincoli alla mobilità causati dalla pandemia”. Lavoratori, ha denunciato la parlamentare eletta all’estero, vittime di “un paradosso evidente: lavoratori essenziali ridotti ad essere una “cenerentola” dell'Amministrazione, con stipendi bassi e istanze inascoltate”.
Concludendo, Nissoli ha sollecitato “attenzione” da parte del Ministero e chiesto che “venga aggiornato il fondo di poche centinaia di migliaia di euro, che si concluda l'iter di riforma al Senato e che si provveda al riadeguamento stipendiale, poiché la sperequazione tra lavoratori è inaccettabile ed è una violazione deprecabile dei princìpi fondanti del diritto del lavoro”. (aise) 

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