Diritti previdenziali degli italiani in Venezuela: la discussione in Commissione Esteri

ROMA\ aise\ - Nella seduta di martedì scorso, 1 dicembre, la Commissione Affari esteri della Camera, alla presenza del vice ministro Marina Sereni, ha avviato la discussione di diverse risoluzioni sia sulla situazione politica in Venezuela che sulle iniziative bilaterali a sostegno dei connazionali lì residenti.
Su quest’ultimo punto, in particolare, intervengono le risoluzioni di Quartapelle (Pd) e Dalmastro Delle Vedove (FdI).
Al deputato di Fratelli d’Italia il compito di illustrarne il contenuto: “per garantire i diritti alle prestazioni previdenziali dei nostri connazionali rientrati in Italia e dei pensionati italiani che risiedono in Venezuela”, ha spiegato, la risoluzione a sua firma “impegna il Governo ad adoperarsi per garantire la rigorosa applicazione della Convenzione di sicurezza sociale tra il Venezuela e l'Italia, ovvero a modificare la normativa nazionale in materia per compensare eventuali inadempienze del Venezuela che potrebbero danneggiare i nostri connazionali”.
Dispositivi difficilmente applicabili, come spiegato da Sereni.
Sostenuto che “il Governo italiano ha da sempre assistito i propri connazionali in Venezuela su vari fronti, fra cui quello dell'assistenza pensionistica, grazie al prezioso contributo dell'Ambasciata e del Consolato Generale d'Italia a Caracas e del Consolato d'Italia a Maracaibo”, Sereni ha comunicato che “Ministero del Lavoro e INPS hanno segnalato di non poter accogliere la richiesta di farsi carico dell'onere finanziario per l'importo delle pensioni spettanti ai connazionali rientrati in Italia senza tener conto del pro-rata venezuelano”.
“Per risolvere questo problema – ha aggiunto – sarebbe necessario rinegoziare la Convenzione in materia di sicurezza sociale tra Italia e Venezuela del 7 giugno 1988, entrata in vigore il 1° novembre 1991. Il frangente di profonda crisi economica e sociale che il Venezuela attraversa non sembra tuttavia indicare che questo sia il momento più opportuno per ridiscutere i termini dell'Accordo”.
Per i pensionati italiani che risiedono in Venezuela, ha proseguito Sereni, “si pone il problema di ottenere la totalizzazione dei contributi. I nostri connazionali devono infatti presentare la domanda di pensione in Convenzione all'Istituto previdenziale venezuelano (IVSS), che provvede a trasmetterla al polo INPS competente per il Venezuela, l'ufficio INPS di Bari. Quest'ultimo, a partire dal luglio del 2019, ha cominciato a richiedere l'apostille sulle dichiarazioni di lavoro prestato, procedura che ha un costo molto elevato. Al riguardo, ricorda che le richieste finalizzate a evitare la necessità di presentare l'apostille sono state finora respinte dall'INPS”.
“La convalida, intesa come legalizzazione o apostille, degli atti anagrafici o di guida rilasciati da Autorità straniere deve inoltre essere effettuata dalle nostre Rappresentanze diplomatico-consolari, titolate a riconoscere la validità degli atti stessi alla luce della normativa locale”, ha spiegato Sereni. “La “centralizzazione” di queste operazioni aumenterebbe il rischio di falsi documentali”.
Il vice ministro ha quindi ricordato che “lo scorso anno, d'intesa con il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, è stato proposto alle Autorità venezuelane un progetto di accordo di mutuo riconoscimento delle patenti di guida. Nonostante i solleciti effettuati dalla nostra Ambasciata a Caracas, fino a questo momento non abbiamo ricevuto un riscontro”.
Quanto infine agli aiuti umanitari, “le somme destinate agli aiuti umanitari sono aggiuntive rispetto alla cifra con cui l'Italia partecipa agli aiuti dell'Unione europea. La cooperazione italiana ha sin qui finanziato interventi in territorio venezuelano per 2,5 milioni di euro e sta studiando interventi per ulteriori 1,5 milioni. In aggiunta, dopo i 2,5 milioni di euro destinati all'assistenza ai rifugiati venezuelani nei Paesi limitrofi nel 2019, l'Italia quest'anno si è impegnata a dedicare ulteriori 3 milioni di Euro per far fronte alla crisi migratoria”.
La discussione proseguirà in un’altra seduta. (aise)