FOIBE/ PENSIONI ITALIANE A MILITARI JUGOSLAVI: FDI E FI INTERROGANO IL GOVERNO

FOIBE/ PENSIONI ITALIANE A MILITARI JUGOSLAVI: FDI E FI INTERROGANO IL GOVERNO

ROMA\ aise\ - Dall’onorificenza concessa a Tito alle pensioni pagate dall’Italia a militari jugoslavi coinvolti negli eccidi delle foibe non sono “moralmente accettabili”. Questo, in estrema sintesi, quanto affermato in due diverse interrogazioni al governo. Sia in quella presentata alla Camera da Federico Mollicone (Fratelli d’Italia) che in quella in Senato da Enrico Aimi (Forza Italia), si chiede al Governo di revocare eventuali pensioni di reversibilità che l’Inps paga ai familiari dei primi beneficiari e di revocare l’onorificenza a Tito.
Citato il Giorno del Ricordo, appena celebrato, Aimi, in particolare, ricorda che “da molti anni ormai, gli organi di stampa, attraverso dettagliate inchieste giornalistiche, si occupano di quello che è stato definito uno "scandalo tutto italiano": l'erogazione della pensione INPS a coloro che militarono nell'esercito jugoslavo e che, negli anni atroci che seguirono la seconda guerra mondiale, si macchiarono di numerosi ed efferati crimini nei confronti di nostri connazionali; già negli anni '90 – annota il senatore forzista – si cominciò a parlare di "pensionopoli balcanica" con il dettaglio dei numeri. Già all'epoca, l'INPS erogava oltre 32.000 tra pensioni e reversibilità nell'ex Jugoslavia, per un importo di 18 miliardi di lire al mese; nel 2000, un'altra inchiesta giornalistica de "Il giornale" parlava di 29.149 pensioni erogate dall'INPS nell'ex Jugoslavia”.
“Tra coloro che hanno percepito la pensione fino alla morte si trovano – cita Aimi – a titolo di esempio, Ciro Raner, capo del campo di concentramento jugoslavo per prigionieri italiani di Borovnica (che incassò la pensione fino alla sua morte e che, nel 1987, data di accoglimento della domanda, incassò 50 milioni di lire di arretrati, con contributi relativi a sole 72 settimane di servizio militare tra il 1941 e il 1942), e Mario Toffanin, conosciuto come comandante Giacca, che nel '45 si rese responsabile del massacro delle Malghe di Porzus, nell'alto Friuli (fuggito in Cecoslovacchia, condannato all'ergastolo e poi graziato durante la presidenza Pertini); non risulta meno paradossale il fatto che al maresciallo Tito fu assegnato, nel 1969, il cavalierato di Gran croce, onorificenza mai revocata o messa in discussione. Negli anni numerose e ripetute sono state le richieste, provenienti dalle associazioni rappresentative degli esuli, di cancellazione delle onorificenze a Tito e ai suoi uomini per "indegnità". Di recente anche un assessore della Regione Friuli-Venezia Giulia si è fatto promotore di una mozione per chiedere al Governo una modifica della legge che disciplina la concessione delle onorificenze (legge 3 marzo 1951, n. 178) in modo da revocare l'onorificenza concessa a Tito”.
Secondo Mollicone sarebbero “alcune centinaia” le persone che “già cittadini jugoslavi, usufruiscono di pensioni erogate dall'Inps nonostante siano stati partecipi ed esecutori delle stragi nelle foibe a danno di incolpevoli cittadini italiani; l'erogazione di queste pensioni deriva dall'Accordo del 14 novembre 1957 stipulato con l'allora Governo della Repubblica di Jugoslavia, e ratificato con legge n. 885 del 1960”. Per il deputato “appare del tutto incongruente proseguire nell'applicazione di tale accordo considerata la mutata situazione politica della ex-Jugoslavia a seguito del suo dissolvimento e la costituzione di molteplici Stati autonomi”, senza contare che “non è moralmente e politicamente accettabile che lo Stato italiano continui a erogare, tramite l'Inps, pensioni a personaggi non più cittadini italiani ritenuti corresponsabili di efferati delitti a danno di cittadini italiani inermi e incolpevoli, e comunque non meritevoli per azioni effettuate a favore e a sostegno dell'Italia”.
Con le interrogazioni, dunque, si chiede al Governo “quante siano a oggi le pensioni erogate dall'INPS nei territori dell'ex Jugoslavia a militanti dell'allora esercito jugoslavo; quali iniziative tempestive e urgenti, di carattere normativo, si intenda assumere per la revoca delle pensioni di coloro che si macchiarono di tali efferati crimini nonché per la revoca delle reversibilità”. In merito, Mollicone ipotizza anche la “la restituzione degli importi finora versati secondo i termini di prescrizione di legge riguardanti le pensioni”.
Infine, Aimi chiede “quali ulteriori iniziative di competenza intendano assumere per modificare la normativa vigente al fine di revocare l'onorificenza concessa a Tito nel 1969, circostanza che rappresenta una ferita ancora aperta nel doveroso percorso di verità rispetto a quei fatti tragici sui quali, per troppo tempo, è calata una coltre di silenzio”. (aise) 

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