Furto dei visti in Pakistan: Di Maio risponde a Fratelli d’Italia

ROMA\ aise\ - Nella seduta di ieri pomeriggio alla Camera, il Ministro degli esteri Luigi Di Maio ha risposto ad una interrogazione a prima firma Francesco Lollobrigida (Fdi) sull’ammanco di 1000 visti dall’Ambasciata italiana in Pakistan.
Di Maio ha prima ripercorso i fatti partendo dal 2 giugno 2021 quando l'Ambasciata di Islamabad “ha notificato alla procura della Repubblica di Roma e alle competenti strutture di Farnesina e Viminale di aver accertato, il giorno precedente, un ammanco dal proprio magazzino di 1.000 vignette-visto, i cosiddetti sticker”.
“Il plico sigillato, dal quale esse sono state asportate, contenente in totale 4.000 vignette, - ha spiegato Di Maio – era stato correttamente ricevuto e preso in carico dalla sede il 1° luglio 2020. In linea con le disposizioni della pertinente circolare del Ministero, l'ambasciata aveva regolarmente attestato la presenza all'interno del plico del quantitativo integrale di 4.000 vignette. Inoltre, la sede aveva fornito alla Farnesina la ricevuta ed effettuato la presa in carico di 4.000 numeri di serie nell'apposito applicativo informatico per la gestione dei visti, il Visa Information System. Il plico era stato poi depositato nella cassaforte dell'ufficio amministrativo contabile, ove è rimasto custodito in attesa dell'esaurimento degli sticker già in dotazione all'ambasciata”.
“L'insorgere dell'emergenza sanitaria e le correlate restrizioni ai viaggi internazionali avevano infatti determinato una significativa diminuzione delle richieste di visto e, quindi, dell'utilizzo di vignette. L'accertamento dell'ammanco da parte dell'ambasciata ad Islamabad – ha spiegato il ministro – è scaturito da segnalazioni del consolato generale a Dubai e della Farnesina, nelle quali si richiedeva alla sede di verificare alcuni sticker, rilevati in controlli nello scalo aeroportuale emiratino e a Lisbona, in quanto sospetti di falsificazione e riportanti i numeri di serie risultanti in carico alla sede in Pakistan”.
A quel punto, l’Ambasciata ha “constatato l'ammanco” e “rilevato che un lato del plico era stato manomesso e richiuso con precisione, in modo impercettibile a ispezioni visive dall'esterno e senza comprometterne la complessiva sigillazione”.
Fin qui, i fatti.
“Quanto ai protocolli di sicurezza adottati, come detto, è stata trasmessa tempestiva comunicazione della notizia di reato alla procura della Repubblica di Roma, successivamente integrata con ulteriori informazioni sul rinvenimento di altre vignette dello stock mancante e sulle modalità della loro compilazione fraudolenta”, ha detto ancora Di Maio. “Abbiamo, inoltre, immediatamente segnalato l'ammanco a tutta la rete visti italiana, dando istruzioni alle sedi di accrescere la vigilanza sui numeri di serie di queste vignette e di informare il Ministero di eventuali rinvenimenti delle vignette trafugate. Analoga informativa è stata indirizzata al Servizio per la cooperazione internazionale di polizia e alla Polizia di frontiera del Dipartimento della pubblica sicurezza del Viminale per l'inserimento dei numeri seriali delle vignette sottratte nelle banche dati di sicurezza Schengen e Interpol, onde evitarne usi fraudolenti”.
“Secondo quanto richiesto dalla normativa europea, l'ammanco è stato formalmente notificato anche alla Commissione europea, che, a sua volta, ha proceduto con una sua comunicazione a tutti gli Stati membri e Schengen associati”, ha precisato il Ministro. “La sede di Islamabad ha prontamente informato i partner Schengen locali e le autorità pachistane, oltre al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e all'Agenzia federale investigazione del Ministero dell'Interno, che ha avviato sue indagini. In conclusione, confermo che le competenti strutture del nostro Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale hanno immediatamente avviato un'indagine interna, volta a ricostruire circostanze e tempistiche dell'ammanco”.
La risposta non ha soddisfatto Fratelli d’Italia: nella replica a nome del gruppo, Del Mastro Delle Vedove ha detto che il partito è “clamorosamente insoddisfatto” e ha accusato il ministro di essere “politicamente, non personalmente, responsabile della trafugazione di 1.000 visti” e “del fatto che questi 1.000 visti possano essere in mano degli jihadisti e che possano insanguinare le nostre città”. (aise)