LA BREXIT IL “NO DEAL” E IL MADE IN ITALY: CENNI (PD) INTERROGA IL GOVERNO

LA BREXIT IL “NO DEAL” E IL MADE IN ITALY: CENNI (PD) INTERROGA IL GOVERNO

ROMA\ aise\ - In vista della Brexit e nella malaugurata ipotesi di un “no deal” – uscita senza accordo – il Governo italiano dovrebbe prendere tutte le misure necessarie per “tutelare i nostri concittadini residenti nel Regno Unito e le imprese italiane coinvolte”, oltre che “garantire la continuità del solido rapporto di collaborazione e scambi commerciali” che lega l’Italia alla Gran Bretagna, senza dimenticare di “tutelare e salvaguardare le produzioni agroalimentari maggiormente esposte rispetto a un possibile no-deal”. Così la deputata Pd Susanna Cenni in una interrogazione a risposta in commissione ai Ministri degli esteri, dell’economia e delle politiche agricole alimentari.
“Il 15 gennaio 2019 – ricorda Cenni nella premessa – la Camera dei Comuni del Regno Unito ha respinto l'accordo sulla Brexit, proposto dal Primo Ministro inglese Theresa May prevista per il 29 marzo 2019; ad oggi le altre soluzioni prese in considerazione dal Governo inglese sono in continua evoluzione e non ancora definite, mentre crescono le probabilità di una uscita senza accordo, il cosiddetto “no-deal”; la Commissione europea ha adottato il 19 dicembre 2018 una comunicazione con la quale ha presentato un pacchetto di misure legislative relative ad alcuni specifici settori rispetto ai quali una uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza accordo potrebbe provocare maggiori disagi per i cittadini e le imprese”.
“Alcuni Paesi europei come la Germania, il Belgio e la Francia – ascrive la deputata – si sono da tempo dotati di una legislazione di emergenza per affrontare i rapporti con il Regno Unito in caso di uscita senza alcun tipo di accordo con l'Unione europea; sono infatti attualmente 700 mila i cittadini italiani che risiedono in Inghilterra, mentre gli scambi commerciali tra i due Paesi, aumentati del 2,4 per cento rispetto al 2016, hanno raggiunto quota 34,5 miliardi di euro, di cui 23,1 miliardi di esportazioni verso la Gran Bretagna e 11,4 miliardi di euro di importazioni verso l'Italia”.
Cenni, quindi, ricorda che “il Regno Unito, con un valore annuo (2017) pari a 3,35 miliardi di euro, rappresenta il quarto mercato di sbocco per le esportazioni agroalimentari italiane e il terzo all'interno dei confini comunitari; circa un quarto del totale delle vendite estere agroalimentari (24 per cento, per un valore che ha superato gli 810 milioni di euro) è rappresentato dal vino. Ogni 100 bottiglie made in Italy vendute nel mondo, ben 14 finiscono sulle tavole del Regno Unito. A seguire, ci sono l'ortofrutta trasformata con il 13 per cento del totale e i prodotti da forno e farinacei (11 per cento); tra i prodotti agricoli, invece, di tutto rilievo sono le vendite di ortofrutta fresca made in Italy che raggiungono un valore di 146 milioni di euro”.
“Nonostante il referendum del 2016, - continua Cenni – nel successivo anno (2017) si è assistito a una crescita delle spedizioni made in Italy “oltre Manica” di oltre tre punti percentuali; se si considera l'incidenza percentuale delle esportazioni agroalimentari di ciascuna realtà territoriale italiana rispetto al prodotto interno lordo settoriale (valore aggiunto), alcune regioni risulterebbero particolarmente “vulnerabili” ed esposte in caso di “no-deal”: in Campania le esportazioni alimentari verso il Regno Unito pesano per il 12,5 per cento sulla formazione del valore aggiunto agroalimentare, in Veneto l'11 per cento, il Piemonte il 7,4 per cento e in Lombardia il 5,7 per cento”.
Ricordato, poi, che “in data 24 gennaio 2019 il Ministero dell'economia e delle finanze ha rilasciato un comunicato in cui annuncia di aver “approntato le misure necessarie per garantire la piena continuità dei mercati e degli intermediari in caso di recesso del Regno Unito dall'Unione Europea senza accordo. (...) Le misure, predisposte in stretto raccordo con le autorità di vigilanza e sentite le associazioni di categoria, avranno piena efficacia ove si verifichi un recesso senza accordo (...). Con tutta probabilità dette misure verranno adottate con la forma di un decreto legge, qualora ne ricorrano necessità e urgenza” e accennato a fonti di stampa da cui si apprende che “nei prossimi giorni “funzionari dell'Unione europea saranno a Roma per discutere di queste linee di intervento””, Cenni chiede al Governo “quali iniziative urgenti intenda adottare il Governo nelle opportune sedi al fine di scongiurare una risoluzione della Brexit non ordinata (no-deal); quali specifiche iniziative normative intenda adottare, nel dettaglio, qualora si verificasse soltanto fra circa sette settimane il cosiddetto “no-deal”, al fine di tutelare i nostri concittadini residenti nel Regno Unito e le imprese italiane coinvolte, oltre a garantire la continuità del solido rapporto di collaborazione e scambi commerciali che lega storicamente i due Paesi” e infine “quali iniziative intenda adottare per tutelare e salvaguardare le produzioni agroalimentari maggiormente esposte rispetto a un possibile no-deal”. (aise) 

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