Marò: a che punto siamo

ROMA\ aise\ - Nove mesi fa la Corte internazionale dell'Aia ha riconosciuto la giurisdizione italiana sul caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due fucilieri di Marina coinvolti nel caso Enrica Lexie nel 2012. Nonostante la sentenza abbia fatto decadere le misure restrittive imposte dalla corte di Nuova Delhi, i due marò subiscono forti limitazioni negli spostamenti. Per questo, il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda ha interrogato la Farnesina per avere notizie sugli sviluppi del lodo arbitrale.
La risposta del Maeci è stata affidata al sottosegretario Benedetto Della Vedova che venerdì scorso a Montecitorio ha illustrato gli ultimi sviluppi della vicenda.
“Il tribunale arbitrale costituito a L'Aja per dirimere la controversia tra Italia e India sul caso Enrica Lexie ha pubblicato, il 2 luglio scorso, il dispositivo della sentenza arbitrale deliberata il 21 maggio 2020, rendendo note le motivazioni il successivo 10 agosto”, ha ricordato Della Vedova prima di elencare i tre punti principali previsti dal lodo arbitrale.
E cioè: “i due fucilieri di Marina godono di immunità funzionale in relazione ai fatti commessi in occasione dell'incidente che ha coinvolto il battello Enrica Lexie il 15 febbraio 2012; l'India deve adottare “tutte le misure necessarie alla cessazione dell'esercizio della giurisdizione penale indiana nei confronti dei fucilieri di Marina”; l'Italia ha violato la libertà di navigazione sancita dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982 e dovrà, pertanto, compensare l'India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all'imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell'equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony”.
Subito dopo la pubblicazione completa del lodo arbitrale, ha chiarito il sottosegretario, “Italia e India hanno avviato il negoziato per giungere, come richiesto dalla sentenza, a un accordo sull'ammontare del risarcimento da versare all'India che tenesse in conto i quattro parametri identificati dai giudici internazionali. L'accordo sul quantum è stato raggiunto tra i due Paesi nel dicembre scorso, dopo che la controparte ha rappresentato che la cifra concordata era considerata congrua in quanto teneva conto anche delle attese dei vari interlocutori indiani interessati nella vicenda e destinatari di forme di risarcimento. Con la formalizzazione dell'accordo sugli aspetti finanziari tra i due Paesi, si è realizzata la condizione posta dalla Corte suprema indiana per disporre formalmente la cessazione della propria giurisdizione sul caso e, quindi, per far venir meno gli adempimenti cautelari che erano stati a suo tempo imposti ai due militari dalla Corte indiana in attuazione delle misure temporanee adottate dal tribunale arbitrale nella pendenza del procedimento”.
A livello tecnico-procedimentale, ha spiegato ancora Della Vedova, “si è adesso in attesa che la Corte suprema indiana adotti formalmente il provvedimento di stralcio dei provvedimenti pendenti in India. Apposita richiesta formale in tal senso è stata ufficializzata dal Governo indiano alla Corte suprema già il 5 gennaio scorso. La seduta della Corte è prevista per il prossimo 2 aprile”. Nel frattempo, “il nostro ambasciatore a Nuova Delhi è in costante contatto con il Ministero degli Affari esteri indiano ai fini della sollecita adozione, da parte della Corte suprema indiana, di tale adempimento. Tutto premesso, considerato che il Governo indiano, il Governo del Kerala e i beneficiari interessati hanno accettato la somma concordata da corrispondere da parte dell'Italia a titolo di compensazione, il Ministero della Difesa, per quanto di sua competenza, ha già avviato le necessarie azioni dirette ad assicurare in tempi ristretti il reperimento delle risorse adeguate per consentire il pagamento di quanto disposto dal tribunale. Il Governo indiano, dal canto suo, considera la vicenda pienamente conclusa”. (aise)