PARLAMENTARI: IL TAGLIO DEGLI ELETTI ALL’ESTERO NEL DIBATTITO ALLA CAMERA

PARLAMENTARI: IL TAGLIO DEGLI ELETTI ALL’ESTERO NEL DIBATTITO ALLA CAMERA

ROMA\ aise\ - Prosegue alla Camera la discussione sul taglio del numero dei parlamentari, tra cui quelli eletti all’estero che da 18 passerebbero a 12, 8 alla camera e 4 al Senato.
Bocciati tutti gli emendamenti che chiedevano al Governo di ripensare al taglio dei rappresentanti degli italiani nel mondo. Decisione, secondo Francesca La Marca, eletta col Pd in Centro e Nord America, che “è veramente la prova della vostra assenza totale di rispetto nei confronti degli italiani all'estero e assenza di rispetto per uno dei problemi più delicati e acuti che l'Italia dovrà affrontare nei prossimi anni”. Con soli 12 parlamentari, ha detto in Aula la deputata Pd, “la rappresentanza della circoscrizione estero diventerebbe sostanzialmente simbolica e ininfluente. È il primo passo di una dichiarazione della sua inessenzialità in vista della sua completa cancellazione”.
Dello stesso avviso Nicola Carè (Pd), eletto in Australia: “la rappresentanza estera - l'ho detto anche ieri -, è striminzita, se poi si riduce ancora di più, diventa una cosa ridicola. Lo dico di nuovo di cuore, perché chiedo ai miei colleghi di Lega e ai miei colleghi 5 Stelle se non hanno dei cugini, dei parenti che si trovano all'estero e che sono cittadini italiani per i quali, in quest'Aula, stanno votando una riduzione della loro rappresentanza. Mi chiedo questo perché, effettivamente, non credo che sia costituzionale o, se è costituzionale, sarà sicuramente non etico”.
Enrico Borghi (Pd) si è quindi detto “stupito” dal “totale silenzio non tanto del MoVimento 5 Stelle e della Lega, quanto degli eredi della destra storica del nostro Paese, che assistono in maniera silente alla demolizione di una riforma che, peraltro, venne voluta in maniera rilevante, insieme con altri, da uno dei padri storici della destra italiana, e loro sanno perfettamente a chi mi riferisco. Il fatto che i rappresentanti degli italiani all'estero, che per decenni, in questo contesto, sono stati voluti dalla destra, che oggi appoggia questa demolizione, sta a dimostrare il tasso di strumentalità di tutta questa vicenda e anche il fatto che, evidentemente, su questa riforma si stanno facendo le prove tecniche del dopo, cari amici grillini”.
È quindi intervenuto Emanuele Fiano (Pd): “oltre a condividere le parole che ha appena detto il collega Borghi sul partito erede di colui che fu l'inventore della rappresentanza estera nel Parlamento italiano dei nostri fratelli italiani all'estero”, riferendosi alla sproporzione tra eletti ed elettori all’estero ha chiesto alla maggioranza: “ma perché non avete avuto il coraggio - dico alla maggioranza - di dire che volete abolirla la rappresentanza estera? Perché lasciare un continente e mezzo, come ha detto la collega La Marca, con due rappresentanze, che cosa significa da un punto di vista politico? Meglio che qualcuno venga qui e dica: noi vogliamo abolire la rappresentanza degli italiani all'estero, non vogliamo lasciare una rappresentanza per decine di milioni di persone rappresentate da un parlamentare. Voi – l’accusa di Fiano – non avete il coraggio delle vostre idee e, allora, vendete delle scorciatoie: volete sventolare la bandiera del taglio, senza avere il coraggio di fare quelle riforme che, magari, per voi sono coerenti, sulle quali la destra sta zitta, nonostante stiano cancellando la loro riforma della rappresentanza italiana all'estero. Voi avrete qui delle persone che non saranno in grado di rappresentare decine di milioni di persone all'estero, visto il taglio della rappresentanza che voi gli date. Ma a voi questo non interessa, voi fate campagna elettorale con l'aritmetica, non con la democrazia istituzionale”.
Per Ungaro (Pd) “le problematiche del voto all'estero vanno risolte riformando le operazioni di voto senza indebolire la rappresentanza degli italiani all'estero, invece questa riforma costituisce una vera umiliazione del loro diritto di rappresentanza. Ma mi lasci aggiungere un argomento: oltre al tema del legame tra eletti ed elettori, in questo momento storico, in cui in Italia si torna a livelli di emigrazione come gli anni Sessanta e gli anni Settanta, in cui migliaia di giovani decidono di completare o, comunque, di realizzare le proprie ambizioni fuori dai confini nazionali, è un tema strategico-nazionale avere una rappresentanza parlamentare che sia collegata a quella esigenza di questo Paese; un Paese in cui, troppo spesso, i ragazzi si vedono costretti ad andare via afflitti dalla disoccupazione giovanile, dalla mancanza di tutele adeguate, nepotismo, salari greci e tasse svedesi. Avere una rappresentanza parlamentare che rappresenti questo fenomeno in maniera adeguata è nell'interesse della nazione intera”.
Anche Fucsia Nissoli (Fi), eletta in Centro e Nord America, è intervenuta “per ribadire quanto ho affermato ieri: se volete tagliare la rappresentanza all'estero, dovete andare fino in fondo, dovete avere il coraggio delle vostre idee e quindi eliminate i parlamentari eletti all'estero e lasciate che gli italiani all'estero possano votare per i loro rappresentanti a seconda della regione di provenienza! Andate davvero fino in fondo! Abbiate il coraggio, altrimenti lasciateci come siamo”.
A tutti ha replicato Valentina Corneli (M5S) che sul “problema degli eletti all'estero”, ha sostenuto che “sì, come diceva il collega Ungaro, è vero, ci saranno dei collegi molto ampi e, infatti, la maggior parte degli auditi ci diceva proprio questo, ci diceva: ma, toglieteli, a cosa servono? Per lo stesso problema di visione che vi dicevo, non abbiamo intenzione di affrontare oggi questo problema, magari riparleremo della “legge Tremaglia”, riparleremo della cittadinanza, questo lo dico a titolo personale. Io sono assolutamente convinta che la legge sulla cittadinanza del 1992 fosse già vecchia ai tempi e, quindi, magari, sia da rivedere; non facciamolo, però, in questa sede. In questa sede, vogliamo portare a termine una riforma molto puntuale ed è quello che stiamo facendo”. (aise)

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