PENSIONI AGLI ITALO-VENEZUELANI IN ITALIA: FAZZOLARI (FDI) INTERROGA DI MAIO

PENSIONI AGLI ITALO-VENEZUELANI IN ITALIA: FAZZOLARI (FDI) INTERROGA DI MAIO

ROMA\ aise\ - Criticità per circa mille pensionati italo-venezuelani residenti in Italia. A segnalarle è il senatore Giovanbattista Fazzolari (Fdi) in una interrogazione al Ministro degli esteri Luigi Di Maio.
“Risulta persistente, con decorrenza dal mese di dicembre 2015, la grave problematica sociale emersa in conseguenza della sospensione dell'erogazione delle pensioni maturate in Venezuela agli aventi diritto residenti in Italia: una platea di circa 1.000 pensionati residenti in Italia (di cui, gran parte, con cittadinanza italiana), che si trovano in condizioni di grave difficoltà, povertà ed emarginazione sociale”, spiega Fazzolari. “Le procedure per l'erogazione delle prestazioni pensionistiche ai residenti all'estero sono regolate sulla base della Convenzione bilaterale di sicurezza sociale tra la Repubblica italiana e la Repubblica bolivariana del Venezuela, firmata a Roma il 7 giugno 1988 e ratificata e resa esecutiva dal Parlamento italiano nella data del 6 agosto 1991; tale convenzione, ad oggi vigente, ha la finalità dichiarata di "tutelare i diritti delle persone che sono state assoggettate ai sistemi di sicurezza sociale di uno o entrambi i Paesi"; in particolare, l'articolo 6 stabilisce il principio in base al quale "le prestazioni in denaro dovute da uno Stato contraente saranno corrisposte integralmente e senza alcuna limitazione ai titolari che risiedono nel territorio dell'altro Stato contraente o in uno Stato terzo”".
“Sulla base di questo impegno reciproco sancito dalla legge di ratifica, - scrive Fazzolari – sono state avviate ed esperite nel corso degli anni le procedure amministrative intergovernative che hanno visto l'attivazione dei rispettivi istituti nazionali di previdenza sociale, segnatamente, l'INPS per il nostro Paese e l'IVSS (Istituto venezuelano delle assicurazioni sociali) per la Repubblica bolivariana del Venezuela: procedure che hanno reso esecutiva la convenzione, sino al dicembre 2015, data a decorrere dalla quale, però, le erogazioni risultano interrotte; tutto ciò, - annota il senatore – in grave danno primariamente della sicurezza sociale delle persone interessate, ma anche determinando una grave ed inaccettabile lesione della sfera di legalità del nostro Paese, che si trova oggi a dover gestire una vera e propria crisi sociale che interessa centinaia e centinaia di persone in tutta Italia: cittadini, molto spesso italiani, appartenenti alla fascia sociale più debole della popolazione, sia per le ovvie, naturali e fisiologiche ragioni anagrafiche connesse al loro status di pensionati, che per la composizione del reddito, spesso costituito e rappresentato unicamente dalle pensioni in argomento, che vengono attualmente negate, o trattenute e non erogate, dal Governo venezuelano”.
“Nel corso della XVII Legislatura – ricorda l’esponente di Fratelli d’Italia – le istituzioni del nostro Paese siano state formalmente informate e investite della questione: sull'argomento si registra infatti un'audizione, in Commissione Affari esteri alla Camera dei deputati del 13 dicembre 2017, dell'Associazione pensionati della Repubblica bolivariana del Venezuela residenti nella Repubblica Italiana ("Apevereit") sulle problematiche concernenti l'attuazione degli accordi italo-venezuelani; si registra inoltre un'interlocuzione formale, con atto di sindacato ispettivo 4-15416, alla quale diede risposta il Viceministro pro tempore degli affari esteri Mario Giro, senza comunque addivenire ad una soluzione”.
“La persistenza della problematica, della quale il nostro Paese è tenuto oggi a farsi carico, è determinata da un inaccettabile inadempimento unilaterale di un obbligo bilaterale assunto in condizioni di reciprocità e ratificato con legge: l'inadempimento di un impegno solenne, che oggi genera povertà, disagio, ingiustizia, iniquità ed emarginazione sociale”, accusa Fazzolari, che aggiunge: “a fronte di tale persistente inadempimento, appare utile rimarcare come corrisponda a un preciso dovere del Governo italiano attivarsi per adottare tutte le misure necessarie a tutelare il proprio interesse nazionale, che in questo caso coincide con la tutela di interessi legittimi di un'intera comunità residente sul territorio nazionale, che si vede privata di un diritto essenziale, come quello della percezione delle prestazioni pensionistiche di spettanza, e, conseguentemente, pretendere autorevolmente chiarezza e soluzioni”.
Sostenuto che “la gravissima crisi sociale ed economica in corso in Venezuela non può essere addotta a elemento ostativo per l'erogazione delle prestazioni, composte non da stanziamenti di risorse pubbliche da parte del Governo, ma dalle contribuzioni dei lavoratori collegate alle prestazioni lavorative che ora devono essere restituite ed erogate”, il senatore chiede di sapere “quale sia la posizione del Ministro in indirizzo rispetto alla grave problematica sociale emersa in Italia, generata da un'arbitraria, unilaterale ed inaccettabile disapplicazione della Convenzione bilaterale di sicurezza sociale tra la Repubblica italiana e la Repubblica bolivariana del Venezuela” e “quali iniziative diplomatiche o provvedimenti urgenti ritenga di adottare al fine di verificare le ragioni per favorire la piena attuazione della convenzione bilaterale di sicurezza sociale, disattesa dal 2015, ed assicurare l'effettiva e regolare erogazione delle prestazioni di spettanza in favore degli aventi diritto”. (aise) 

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