RIDUZIONE PARLAMENTARI/ CALDEROLI (LEGA): AVREI ELIMINATO DEL TUTTO GLI ELETTI ALL’ESTERO/ IL DIBATTITO IN AULA

RIDUZIONE PARLAMENTARI/ CALDEROLI (LEGA): AVREI ELIMINATO DEL TUTTO GLI ELETTI ALL’ESTERO/ IL DIBATTITO IN AULA

ROMA\ aise\ - “Sono uno dei pochi che votarono contro la legge Tremaglia e, se fosse dipeso dalla mia volontà, avrei abolito del tutto gli eletti all'estero”. Così il senatore Roberto Calderoli (Lega), relatore del ddl costituzionale che taglia il numero dei Parlamentari, ha ribadito ieri nell’Aula del Senato le sue considerazioni sulla rappresentanza degli italiani all’estero. A chi sosteneva la necessità di non intervenire sui 18 eletti all’estero – che con la riforma diventerebbero 12 – il senatore ha rivendicato la sua scelta rilanciando un vecchio cavallo di battaglia degli oppositori della Legge Tremaglia: no taxation without representation.
“A proposito degli italiani all'estero, mi ricordo che si diceva “no taxation without representation”. Per me è: no taxation, no representation. Qui ce l'avete già per una buona parte. Qualcosa vi è arrivato”, ha ironizzato Calderoli, ripreso da Marcucci (Pd), che lo ha accusato di “offendere una parte del Senato”.
Gli ha fatto eco Parrini (Pd) che, citando l’emendamento del Pd all'articolo 1 del ddl sugli eletti all'estero e la petizione lanciata dai connazionali, ha ribadito la “assurdità” del provvedimento. “Il senatore Calderoli ha trattato gli eletti all'estero come persone indegne di stare in quest'Aula, perché non pagano le tasse in Italia. Non avrei mai creduto che un potenziale aspirante Padre costituente come il senatore Calderoli riuscisse a toccare un livello di volgarità come quella che questo commento contiene”.
Eletto all’estero, Raffaele Fantetti (Fi) ha ricordato che “il principio del “no taxation without representation” fu utilizzato dagli americani nei confronti dei colonialisti inglesi. Faccio notare che noi non l'abbiamo recepito nella Costituzione italiana: quello censitario, come la razza, il sesso, la religione e la residenza, non sono criteri di discriminazione della cittadinanza italiana. Faccio anche notare che il volume delle rimesse degli italiani all'estero è stato nella storia - e continua a essere - molto rilevante ai fini del fisco italiano. Così come faccio notare che gli italiani all'estero sono gli unici che pagano l'IMU sulla prima casa: una discriminazione che esiste solo per noi. Quindi, se vogliamo parlare di entrate, facciamolo. Se vogliamo parlare di cittadinanza, possiamo farlo: ne abbiamo proposto la modifica dei criteri varie volte, ma non è questa la sede. Faccio invece notare al relatore un altro punto più politico: lo scorso marzo 2018 la forza politica che lei rappresenta si è presentata con noi di Forza Italia all'estero chiedendo la fiducia di centinaia di migliaia, milioni di italiani all'estero, ricevendola sulla base di un programma condiviso che credeva negli italiani all'estero”.
“Quegli italiani ci hanno dato fiducia non per essere discriminati, annullati ed esautorati alla prima occasione che si presenta, come in questo caso”, ha accusato Fantetti. “Voi state commettendo un'atrocità, nel momento in cui l'emigrazione è scoppiata e i numeri crescono”.
A sostegno degli eletti all’estero anche Fazzolari (FdI): “il senatore Calderoli è stato molto chiaro nelle sue parole, dicendo di essere da sempre contrario alla legge Tremaglia; che ha consentito, dopo lunghe battaglie della destra, di dare finalmente il voto ai nostri connazionali all'estero. È un momento di chiarezza. Noi di Fratelli d'Italia rivendichiamo quell'eredità, rivendichiamo quella legge e siamo fieri che oggi, al Senato e alla Camera, ci siano dei rappresentanti dei nostri connazionali all'estero grazie a una battaglia di Tremaglia, che rivendichiamo e della quale andiamo orgogliosi. Questo, in realtà, è un concetto molto più profondo di quello che oggi stiamo dicendo. Sempre il senatore Calderoli ha affermato che non ci può essere alcuna rappresentanza senza tasse pagate. Questa è una visione della nostra comunità nazionale che non mi stupisce provenga da chi - lo dico senza polemica - non è mai stato né un nazionalista italiano, né un patriota italiano, al contrario di noi che consideriamo nostri connazionali chi ha origini italiane, chi è di nazionalità italiana, a prescindere financo dalla cittadinanza che ha”.
“Per noi – ha aggiunto Fazzolari – il concetto di Nazione va oltre il concetto di confini nazionali, certo al 100 per cento per chi ha la cittadinanza italiana e vive all'estero, ma - dico di più - per noi anche per chi non ha la cittadinanza italiana, ma è di nazionalità italiana. Ciò è un qualcosa di talmente estraneo alla visione di questo Governo, che si autodefinisce sovranista ma che nulla ha di sovranista, che non riesce a capire come dovrebbe - ad esempio - tutelare le proprie comunità nazionali venezuelane anche se di passaporto venezuelano, perché quelli sono italiani a tutti gli effetti, paghino o non paghino le tasse, abbiano o meno il passaporto italiano. Qui, invece, stiamo parlando addirittura di italiani con cittadinanza italiana ai quali viene contratto il diritto di rappresentanza alla Camera e al Senato, perché parrebbe che non pagano le tasse. Anche questa però è una inesattezza: è stato ricordato che i nostri connazionali all'estero pagano le tasse perché pagano l'IMU; con le rimesse arricchiscono il nostro Paese e su di esse altre persone pagano le tasse. Quindi, sotto questo aspetto, ribadiamo come Fratelli d'Italia la volontà che la nostra rappresentanza dei nostri connazionali all'estero sia valorizzata e non sia insultata come è stato fatto”.
Eletta in Europa, Laura Garavini (Pd) ha definito “davvero molto infelice” l’attacco di Calderoli. “Lei fa riferimento al fatto che la proporzione tra eletti in Italia ed eletti all'estero dovrebbe essere la stessa. Il combinato disposto di due elementi - il fatto che già oggi ci sia una forte sproporzione tra l'elettorato che esprime un eletto in Italia e l'elettorato che esprime un eletto all'estero - fa sì, però, che in realtà non ci sia affatto quella proporzione a cui lei fa riferimento”, ha aggiunto la senatrice. “Mi auguravo che ne parlasse all'inizio del suo intervento, quando ha detto che c'è e resta il problema degli eletti all'estero. Lei, purtroppo, con le sue dichiarazioni non soltanto non ha dato una risposta a questo problema, ma ha addirittura offeso gli italiani all'estero. Le cito di nuovo i dati. Noi avremo - se questa riforma andrà in porto - il fatto che, da un elettore ogni 150.000 alla Camera, si passerà a uno ogni 700.000. Quindi, c'è una sproporzione radicale. Al Senato, se per un parlamentare eletto in Italia serviranno 300.000 elettori, all'estero ne serviranno 1.400.000. Mi dice dov'è la proporzionalità? Me lo dice, senatore Calderoli? Non c'è proporzionalità: è un'ingiustizia bella e buona. Per di più, lei ha detto: “No taxation, no representation”. Lei ha presente quanti nostri connazionali pagano le tasse, perché hanno anche un piccolo reddito in Italia perché - ad esempio - proprietari di un immobile nel Paese? Quindi, senatore, questa è veramente un'ingiustizia enorme e mi auguro che la maggioranza si renda conto di che cosa sta facendo. Non è nelle cose il fatto che, magari soltanto per non essere stati sufficientemente premiati dal punto di vista elettorale, adesso si voglia ritorcere contro gli italiani all'estero”.
“Gli italiani all'estero saranno identificati, tra l'altro, proprio da un Governo che si riempie la bocca proclamando il fatto di avere un Sottosegretario eletto all'estero”, ha aggiunto Garavini. “Se questo deve essere il risultato per i nostri connazionali, credo che ne faranno volentieri a meno. È una vera ingiustizia, una vera vergogna che va a danno di tutti i nostri concittadini, che invece tengono alto il nome dell'Italia e il valore della migliore italianità all'estero”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi