RIDUZIONE PARLAMENTARI: DISCUSSIONE AGLI AFFARI COSTITUZIONALI DEL SENATO

RIDUZIONE PARLAMENTARI: DISCUSSIONE AGLI AFFARI COSTITUZIONALI DEL SENATO

ROMA\ aise\ - Approvato in prima deliberazione dai due rami del parlamento il ddl costituzionale che riduce il numero dei parlamentari è tornato in Senato, precisamente in Commissione Affari Costituzionali, per la discussione di un testo che – approvato senza modifiche dalla Camera – non potrà più essere emendato. Per questo in molti, ieri, hanno auspicato tempi sufficienti per un ampio dibattito prima dell’arrivo in Aula del ddl che potrebbe non essere approvato dalla maggioranza assoluta e che, quindi, come previsto dalla Costituzione, dovrebbe essere sottoposto a referendum confermativo.
A mancare, rispetto al primo voto, sarebbero i voti a favore di Forza Italia: ieri, nel dibattito introdotto dall’intervento del relatore Calderoli (Lega), il senatore Vitali è intervenuto a titolo personale “in attesa che Forza Italia assuma una posizione ufficiale sul disegno di legge costituzionale”, per annunciare “l'intenzione di modificare l'orientamento assunto sul testo in sede di prima deliberazione. Infatti, il voto favorevole espresso a suo tempo, che rappresentava un'apertura di credito, non può essere confermato, in quanto nel passaggio alla Camera non sono state risolte le criticità segnalate durante l'esame in Commissione”, come “un'adeguata modifica del sistema elettorale”.
Nel suo intervento introduttivo, Calderoli ha ripercorso la storia della rappresentanza parlamentare, per sottolineare che “in nessun altro grande Paese democratico vi è una proporzione tra popolazione e parlamentari come quella presente in Italia, dove peraltro entrambe le Camere sono elette direttamente”. In questo senso ridurre il numero complessivo dei parlamentari a seicento – 400 deputati, di cui 8 eletti all’estero e 200 senatori, di cui 4 eletti all’estero – per Calderoli è “una soluzione ragionevole, in linea con quella adottata dalle altre democrazie occidentali”.
“Senza intaccare il principio di una rappresentatività ampia, le istituzioni parlamentari saranno più funzionali”, ha aggiunto, ricordando tra l’altro che “in questi mesi è stata anche risolta la questione della compatibilità di questa riforma con la legge elettorale, con l'approvazione definitiva alla Camera della legge 27 maggio 2019, n. 51, che ne consente l’applicabilità a prescindere dal numero degli eletti”.
Aperta la discussione generale, dopo a Vitali, anche Parrini (Pd) ha espresso la sua contrarietà ad un ddl che “presenta molti profili critici, anche perché àè finalizzato soltanto a conseguire consenso elettorale”.
Per De Petris (Leu) “interventi capaci di produrre effetti sul principio di rappresentatività dovrebbero essere considerati in modo più organico”. Tutte le “criticità segnalate in prima lettura, a cui si era tentato di dare soluzione attraverso appositi emendamenti, sono purtroppo rimaste inalterate”. Tra gli inviti alla maggioranza anche quello “a non sottovalutare le implicazioni della riforma che si appresta ad approvare, anche con riferimento alla elezione del Presidente della Repubblica, per la quale sarebbe necessario riequilibrare l'incidenza dei delegati regionali”.
Per Zanda (Pd) la riforma “non risponde a una reale esigenza di riequilibrare il rapporto tra abitanti ed eletti, se si considera che il numero dei primi, nel corso degli anni, è sostanzialmente raddoppiato, mentre quello dei parlamentari è rimasto inalterato”. Per il senatore è quindi ovvio che “la maggioranza persegua l'unico obiettivo di conquistare consenso elettorale”.
“Se si considera il disegno di legge costituzionale in un quadro più ampio, emerge che l'obiettivo ultimo è quello di svilire le prerogative parlamentari”, ha accusato il senatore che ha invitato i colleghi “a valutare gli effetti che tali cambiamenti determineranno sugli equilibri democratici: da un lato, il Movimento 5 stelle sembra voler favorire la democrazia diretta - attraverso il ricorso al web - a scapito di quella rappresentativa, dall'altro, l'atteggiamento della Lega lascia presagire un orientamento più autocratico”. Le “ragioni propagandistiche” del ddl sono state richiamate anche da Ferrari (Pd).
Accuse rinviate al mittente da Grassi (M5S) che ha assicurato Zanda “che non è in atto alcun tentativo di sostituire la democrazia rappresentativa con quella diretta: in realtà, l'obiettivo è aumentare gli strumenti di partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese, integrando così il novero delle fonti di produzione normativa”.
Ridurre i parlamentari “consentirà maggiore efficienza”. In ogni caso, “ritiene irrinunciabile il sistema di bicameralismo perfetto attuale, in quanto consente di porre rimedio a eventuali errori commessi in uno dei due rami del Parlamento. Considerato il nuovo orientamento preannunciato dal senatore Vitali, è molto probabile che la riforma sarà sottoposta a referendum confermativo, pertanto – ha concluso – gli elettori potranno valutare se la loro istanza è stata correttamente recepita dall'attuale maggioranza e ciò conferma l'importanza della consultazione popolare diretta”.
Dopo aver definito “inaccettabili” le considerazioni del Pd, il senatore Perilli (M5S) ha ricordato che “il pluralismo è garantito anche dall'adeguamento della disciplina elettorale, in quanto la formula adottata consente di rispettare i rapporti numerici esistenti”. Quanto a Forza Italia, “non essendo state introdotte modifiche sul testo nell'altro ramo del Parlamento, è incomprensibile il mutato orientamento” del partito, “anche perché sulle riforme costituzionali sarebbe auspicabile una condivisione quanto più possibile ampia”.
“Perplessità” sulle considerazioni del Pd sono state espresse anche dalla senatrice Saponara (Lega) che ha definito “incomprensibile l'atteggiamento delle opposizioni, che paventano i rischi di riduzione della rappresentanza democratica e, al contempo, si rifiutano di accogliere le istanze dei cittadini, favorevoli alla riduzione del numero dei parlamentari”. La senatrice ha poi respinto “i dubbi formulati circa il funzionamento della disciplina elettorale anche in presenza di un numero ridotto di parlamentari, in quanto sono state effettuate, con esito positivo, le necessarie verifiche” e ha concluso “auspicando un ripensamento da parte degli esponenti di Forza Italia”.
Il seguito dell'esame è stato quindi rinviato ad altra seduta. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi