RIDUZIONE PARLAMENTARI: IL DOSSIER DEL CENTRO STUDI DEL SENATO

RIDUZIONE PARLAMENTARI: IL DOSSIER DEL CENTRO STUDI DEL SENATO

ROMA\ aise\ - Dopo l’esame in Commissione Affari Costituzionale, il ddl costituzionale sulla riduzione dei parlamentari arriverà domani pomeriggio nell'Aula del Senato.
Il testo, come noto, interviene anche sulla rappresentanza degli italiani all’estero: i 18 parlamentari diventerebbero 12, cioè 8 deputati (invece di 12) e 4 senatori (invece degli attuali 6).
Sul tema il Centro Studi del Senato ha pubblicato un dossier, che riassume le proposte di modifica presentate sul tema nelle scorse legislature, si sofferma su quella ora all’esame di Palazzo Madama per concludersi con dati e comparazioni con le altre Camere basse e alte.
Pubblichiamo di seguito la parte dedicata alla riforma che da domani sarà all’esame dell’Aula.
“Il dibattito parlamentare sulla riduzione del numero dei componenti delle due Camere è destinato a riaprirsi altresì nella XVIII legislatura avviatasi dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018.
A preannunziarlo sono state alcune anticipazioni rese dal Ministro per i rapporti con il Parlamento e per la democrazia diretta, innanzi alle Commissioni Affari costituzionali congiunte di Camera e Senato (seduta del 12 luglio 2018). È seguita su quella falsariga una iniziativa legislativa parlamentare, l'A.S. n. 805 (senn. Patuanelli e Romeo). Ma già innanzi erano stati presentati l'A.S. n. 214 (sen. Quagliariello) e l'A.S. n. 515 (sen. Calderoli).
Questi disegni di legge costituzionale prevedono un numero di 400 deputati e di 200 senatori elettivi (essi non recano modificazione della previsione costituzionale vigente circa i senatori a vita e gli ex Presidenti della Repubblica senatori di diritto a vita). Siffatta riduzione si prevede abbia decorrenza dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della novella previsione costituzionale.
Per ciascuno dei due rami del Parlamento, la riduzione così prevista è pari al 36,5 per cento degli attuali componenti (elettivi). A seguito delle modificazioni così proposte, il numero degli abitanti per deputato aumenterebbe così (da 96.006) a 151.210. Il numero di abitanti per ciascun senatore aumenterebbbe (da 188.424) a 302.420 (assumendo il dato della popolazione quale reso da Eurostat).
Entro il numero complessivo di 400 deputati e 200 senatori, il numero degli eletti nella Circoscrizione Estero è previsto pari 8 deputati (anziché 12) e 4 senatori (anziché 6). Si tratta di una riduzione percentuale affine a quella numerica complessiva, onde non vari in misura significativa l'incidenza numerica della rappresentanza della Circoscrizione Estero.
Per il Senato, la riduzione di formato numerico complessivo importa la riduzione del numero minimo di senatori eletti per Regione. Tale numero minimo regionale è previsto dall'A.S. n. 805 pari a 5 (anziché 7). Il Molise avrebbe 1 senatore (anziché 2). Immodificata rimane la previsione vigente relativa alla Valle d'Aosta (1 senatore).
L'A.S. n. 214 riduce invece il numero minimo di senatori per Regione a 4; e non modifica il numero di senatori del Molise. L'A.S. n. 515 riduce il numero minimo di senatori per Regione a 6; e riduce ad una unità la rappresentanza senatoriale del Molise.
La rideterminazione del numero di deputati e senatori si riflette su molteplici altri profili.
Intanto, si ripercuote sull'organizzazione interna delle Camere. Ad esempio, se immutate di numero le quattordici Commissioni permanenti del 16 Senato risulterebbero composte da circa 14 senatori ciascuna (ed entro di esse, una sede deliberante - valorizzata dalla recente riforma del 2017 del Regolamento del Senato - richiederebbe un quorum di deliberazione costituito da un invero esiguo numero di componenti).
E se del pari immutata, la soglia numerica per la costituzione di un Gruppo parlamentare importerebbe una variazione in termini di rappresentatitivà. Inoltre si riverbera sull'effettuale dinamica dei procedimenti.
Ove si consideri, ad esempio, l'elezione del Presidente della Repubblica, la sopra ricordata riduzione del numero dei parlamentari comporterebbe una variazione nell'assemblea degli elettori: 600 parlamentari ai quali si devono aggiungere i 58 rappresentanti delle Regioni (tre delegati per ciascuna Regione; un solo delegato per la Valle d'Aosta). Non considerando i senatori a vita, le maggioranze richieste dall'articolo 83 della Costituzione sarebbero così rideterminate: 439 voti necessari ai primi tre scrutini (due terzi dell'Assemblea); 330 voti dal quarto scrutinio (maggioranza assoluta), essendo il numero degli elettori pari a 658 (400+200+58).
In occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica ultima svoltasi (29-30 gennaio 2015), le medesime maggioranze (considerandovi tuttavia la presenza di sei senatori a vita) erano pari a: 673 voti (maggioranza dei due terzi dell'Assemblea) e 505 voti (maggioranza assoluta), essendo il numero complessivo degli elettori pari a 1009 (630+321+58).
La riduzione del numero dei parlamentari si ripercuote va da sé sulla legislazione elettorale (legge n. 165 del 2017 e decreto legislativo n. 189 del 2017).
La disciplina vigente ha determinato: per la Camera dei deputati, complessivi 232 collegi uninominali e 63 collegi plurinominali; per il Senato, complessivi 116 collegi uninominali e 33 collegi plurinominali. I disegni di legge costituzionale non intervengono su questa materia, la quale è rimessa alla legislazione ordinaria. La relazione illustrativa dell'A.S. n. 805 prospetta tuttavia una trasposizione del mutato formato numerico dei due rami del Parlamento, all'interno della legge elettorale, senza mutare di questa l'impianto normativo. Si tratterebbe - mediante comunque un'apposita modificazione della normativa elettorale - di prevederne un'applicazione commisurata ad un numero non già fisso bensì percentuale (tra seggi e numero dei deputati o dei senatori), ai fini dell'assegnazione dei seggi a valere sull'uninominale o sul proporzionale.
La relazione menziona per questo riguardo la legislazione elettorale del 1993 (cd. 'legge Mattarella': decreti legislativi n. 276 e n. 277, recanti 17 previsione dell'attribuzione in ogni circoscrizione del settantacinque per cento dei seggi nell'ambito di altrettanti collegi uninominali). "Con tale modalità - recita la relazione dell'A.S. n. 805 - "la modifica della composizione numerica delle Camere non comporterebbe interventi sulla legge elettorale", si intende quanto a meccanismo complessivo di funzionamento.
La riduzione del numero dei parlamentari secondo questa modalità - può aggiungersi in sede di commento - si dovrebbe riflettere sulla ridefinizione del perimetro dei collegi, uninominali e plurinominali (oltre che sulla definizione di elementi quali quelli connessi alla tutela delle minoranze linguistiche - ad esempio ai fini della soglia di sbarramento, ed altresì ai fini del rispetto delle prescrizioni della legge n. 422 del 1991 e della misura 111 del 'Pacchetto' - o connessi al numero di seggi che la legge n. 165 del 2017 definisce direttamente nel testo: numero di collegi uninominali in Trentino Alto Adige, in Molise ecc.).
Dunque la definizione territoriale dei collegi, per risultare coerente con il nuovo e diminuito numero di parlamentari senza discostarsi dall'impianto del vigente sistema elettorale, richiederebbe la previsione di una nuova delega legislativa da parte del legislatore elettorale (o la ridefinizione dei collegi direttamente con legge) onde diminuire il numero attuale di collegi (uninominali in primo luogo), ed in modo tale da dispiegare i suoi effetti al momento di applicazione della nuova disciplina costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari. Riguardo al tema della determinazione dei collegi, si può ricordare che nel 1963 si pose il problema - per il solo Senato - di commisurare un variato numero di seggi al numero di collegi.
La scelta compiuta fu quella di non modificare il numero dei collegi, destinando il numero di seggi previsti in più, al meccanismo di riparto 'sostanzialmente' proporzionale (già allora vigente, per il caso non si raggiungesse nel collegio uninominale la soglia del 65 per cento dei voti validi).
Andrebbe comunque assicurata una chiara individuazione della legislazione elettorale applicabile in ogni momento, che ricomprenda anche l'ipotesi in cui le Camere dovessero essere sciolte subito dopo l’entrata in vigore della legge costituzionale e prima dell’attuazione (e dell'entrata in vigore) dell'atto normativo chiamato all'eventuale rideterminazione dei confini dei nuovi collegi elettorali (considerato che la decorrenza per l’applicazione della modifica costituzionale è fissata al momento del primo scioglimento della legislatura in corso)”. (aise) 

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