RIDUZIONE PARLAMENTARI: INIZIATA LA DISCUSSIONE

RIDUZIONE PARLAMENTARI: INIZIATA LA DISCUSSIONE

ROMA\ aise\ - È iniziata nel tardo pomeriggio di ieri, 5 febbraio, nell’Aula di Palazzo Madama la discussione della riforma costituzionale per la riduzione dei parlamentari. Il provvedimento prevede la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e del numero dei senatori eletti da 315 a 200. Tagliati anche gli eletti all’estero che da 18 passerebbero a 12: 8 deputati (invece degli attuali 12) e 4 senatori (invece di 6).
Relatore del provvedimento il senatore Roberto Calderoli (Lega) che ieri, tra le proteste dei colleghi, ha annunciato all’Aula la sua intenzione di non svolgere alcuna relazione, rimettendosi alla relazione scritta di quanto fatto in Commissione.
Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di voler svilire la democrazia rappresentativa, di proporre la riduzione dei parlamentari per motivi di consenso elettorale, di voler trasformare il Parlamento nel capro espiatorio di inefficienze che hanno invece origine nella composizione politica del Governo. Secondo Forza Italia, la discussione della modifica costituzionale è poco trasparente e la riduzione del numero dei parlamentari, associata alla proposta sul referendum propositivo, potrebbe avere effetti pericolosi. Secondo il PD, l'intervento sul numero dei parlamentari non può essere slegato da una riforma organica volta a differenziare le funzioni delle due Camere.
Alla discussione, che prosegue oggi, hanno partecipato i senatori Malan, Fiammetta Modena, Siclari, Damiani, Donatella Conzatti, Berardi (FI); Simona Malpezzi, Caterina Bini, Caterina Biti, Anna Rossomando, D'Alfonso, Casini (Aut) e Laura Garavini (PD).
In particolare, la senatrice eletta all’estero è intervenuta sul taglio alla rappresentanza dei connazionali.
“Qui non si tagliano le poltrone; qui si taglia la democrazia. Ciò vale in misura maggiore e in misura ancora più che proporzionale per uno spicchio di rappresentanza, quella degli eletti all'estero dai concittadini che vivono all'estero, perché lo si fa riducendo il numero degli eletti all'estero in misura molto più che proporzionale, nel rapporto tra eletti ed elettori, rispetto a quanto non avvenga a livello nazionale”, ha accusato Garavini, ricordando che, con il taglio, la proporzione tra eletti e elettori all’estero sarebbe molto maggiore di quella a livello nazionale.
“Se a livello nazionale ad ogni eletto corrispondono 96.000 elettori, all'estero ne corrispondono 400.000. Se si andasse avanti con l'attuale riforma, si arriverebbe addirittura alla bellezza di 700.000 elettori che corrispondono a un deputato”, ha spiegato Garavini. “Stessa cosa al Senato: già oggi la sproporzione è ancora maggiore rispetto ai numeri della Camera. In Italia si elegge un senatore ogni 192.000 elettori, mentre se un senatore è eletto all'estero necessitano 800.000 elettori; se la riforma andasse in porto servirebbero la bellezza di 1.400.000 elettori. Tra l'altro, stiamo parlando di quattro collegi dalle dimensioni gigantesche: se valesse il concetto a cui faceva riferimento il collega D'Alfonso poco fa, nel suo intervento, e venisse misurato attraverso le distanze che un cavallo dovrebbe percorrere per toccare tutti i suoi territori, si capirebbe ancora di più quanto questi dati siano davvero improponibili”.
Il tutto mentre l’elettorato nazionale non cresce, al contrario di quello all’estero: “in questi anni c'è stata addirittura una lieve riduzione dell'elettorato a livello nazionale (-1,04 per cento) nell'arco di tempo che coincide con l'introduzione del voto per corrispondenza e quindi del diritto di voto passivo degli italiani all'estero. In contemporanea, il nostro elettorato all'estero è cresciuto in modo incredibile: abbiamo assistito negli ultimi tredici anni a un aumento degli iscritti all'AIRE, vale a dire di cittadini autorizzati ad esprimere il loro voto, della bellezza del 56 per cento, oltre il raddoppio degli aventi diritto”.
Garavini ha quindi ricordato che proprio ieri sono state consegnate alla Commissione Affari Costituzionali le firme di una petizione contro il taglio, mentre in tante località si svolgono manifestazione di protesta: “proprio quest'oggi una professoressa di biologia dell'università di Uppsala in Svezia è venuta personalmente, a nome di migliaia di intellettuali che nelle giornate scorse si sono mobilitati attraverso una petizione on line, promossa da un professore che insegna in Germania, che ha visto l'adesione da parte di autorevoli nostre personalità. Abbiamo rettori di università straniere, rettori di origine italiana in sud America; abbiamo chirurghi che hanno ottenuto riconoscimenti autorevoli in Svizzera; abbiamo giornalisti, gente di cultura. Quasi 4.000 sottoscrittori, intellettuali italiani all'estero, espressione delle nostre migliori eccellenze all'estero, si sono mobilitati. Queste persone sono venute personalmente oggi e, attraverso la persona della professoressa Parducci, hanno consegnato quasi 4.000 firme al Presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, hanno avanzato una richiesta a noi - e saluto con favore il fatto che anche colleghi di altre forze politiche abbiano voluto accompagnarci in una conferenza stampa - e hanno rivolto un appello al Governo e alla maggioranza a tornare sui loro passi, proprio perché una modifica che andasse nella direzione prospettata dall'attuale testo di riforma sarebbe una madornale ingiustizia nei confronti delle nostre comunità italiane all'estero”.
“Faccio quindi appello anche agli esponenti delle altre forze di opposizione affinché sottoscrivano l'emendamento di cui ci siamo resi artefici, come Partito Democratico, proprio per recepire queste istanze e mi auguro che anche da parte della maggioranza ci sia un'attenzione particolare, perché altrimenti si verrebbe meno al concetto costituzionale di equa rappresentanza, che – ha concluso – verrebbe ferito e soprattutto si ridurrebbero i nostri concittadini all'estero a cittadini di serie B e questa sarebbe veramente un'ingiustizia che questo Parlamento non si può permettere”.
(aise) 

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