Tutelare i contrattisti italiani nelle sedi diplomatiche estere: la Lega interroga il Governo

ROMA\ aise\ - A una settimana dall’approvazione definitiva della proposta di legge Ciprini, che estende le tutele per i lavoratori a contratto nelle sedi diplomatico-consolari italiane all’estero, il senatore della Lega Stefano Lucidi ha presentato una interrogazione ai ministri Di Maio e Orlando per sottoporre alla loro attenzione le ambiguità che circondano i rapporti di lavoro dei contrattisti italiani nelle sedi estere in Italia.
Nella premessa, il senatore ricorda che “le Rappresentanze diplomatiche estere in Italia impiegano, presso le proprie sedi italiane, anche personale a contratto, di nazionalità italiana; la regolamentazione del lavoro è affidata alle Linee guida per la disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle Ambasciate, Consolati, Legazioni, Istituti culturali ed Organismi internazionali in Italia (triennio 2020-2022), che suggerisce un percorso normativo per le politiche del lavoro dei dipendenti delle Ambasciate estere in Italia senza alcun obbligo normativo di applicazione”.
“Il personale citato, dipendente in Italia di uno Stato estero, - annota Lucidi – risulta essere un ibrido giuridico pubblico-privato, stabilendo di fatto un grave deficit nelle tutele riconosciute a questi lavoratori dal nostro ordinamento giuridico, a partire dalla sottoscrizione di normali contratti di lavoro; tali soggetti sono a tutti gli effetti dei lavoratori dipendenti e subordinati”.
Il senatore riporta, quindi, i risultati di una indagine svolta dal sindacato FEDAE-CEUQ che chiede di “inquadrare la fattispecie nell'ambito privatistico con stipula di un vero CCNL di categoria”.
Tale indagine, scrive Lucidi, “ha portato a stabilire che: l'Ispettorato Nazionale del Lavoro con nota di risposta in data 3 febbraio 2020, dichiarava di non avere competenza per lo svolgimento delle ordinarie attività di controllo sui rapporti di lavoro in essere per i dipendenti italiani delle Ambasciate estere; il Ministero degli affari esteri per tramite dell'Ufficio II - Cerimoniale Diplomatico della Repubblica, ha dichiarato che non esercita e non può esercitare una funzione di controllo su tali rapporti di lavoro; il Tribunale di Roma, in un ricorso civile di un dipendente avverso il datore di lavoro (Repubblica Federale di Germania), ha dichiarato l'inammissibilità per difetto di giurisdizione”.
Ora, visto che “nonostante il quadro normativo carente, l'Agenzia delle entrate chiede regolarmente ai lavoratori, ma non ai datori di lavoro, il versamento delle tasse annuali come comuni lavoratori, perfettamente inquadrati nell'ordinamento giuridico italiano” e “considerato che, paradossalmente, in data 14 aprile 2021 è stato approvato un disegno di legge (la legge Ciprini – ndr), volto a tutelare anche il personale dipendente estero nelle sedi diplomatiche italiane, cioè i corrispettivi dei lavoratori in questione, il che genera uno squilibrio”, il senatore chiede ai due Ministri “se siano a conoscenza dei fatti esposti; se intendano provvedere al regolare inquadramento lavorativo e fiscale dei lavoratori in oggetto, che permetta la stipula di un regolare CCNL per la categoria, superando le linee guida finora disattese e inapplicate” e, infine, “se intendano avvalersi dei propri poteri ispettivi per verificare la regolarità degli accertamenti fiscali fatti dall'Agenzia delle entrate”. (aise)