VENEZUELA: LA RISOLUZIONE APPROVATA DAL PARLAMENTO

VENEZUELA: LA RISOLUZIONE APPROVATA DAL PARLAMENTO

ROMA\ aise\ - Tutela dei connazionali, assistenza umanitaria e sostegno agli “sforzi diplomatici – anche attraverso la partecipazione a fori multilaterali – al fine di procedere, nei tempi più rapidi, alla convocazione di nuove elezioni presidenziali che siano libere, credibili e in conformità con l'ordinamento costituzionale”. Questo, in sintesi, il dispositivo della risoluzione sulla crisi venezuelana approvata ieri da Camera e Senato, dopo i due speculari interventi del Ministro degli esteri Moavero Milanesi.
La risoluzione targata Lega e 5 Stelle – che ovviamente aveva il parere favorevole del Governo – non fa menzione del riconoscimento di Guadò.
Di seguito il testo integrale.
“Udite le Comunicazioni del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sui recenti sviluppi della situazione in Venezuela,
premesso che:
il 10 gennaio 2019, in Venezuela Nicolas Maduro, giurando davanti alla Corte costituzionale, ha dato inizio al suo secondo mandato presidenziale dopo che il 20 maggio del 2018, alle elezioni presidenziali, boicottate da una parte dell'opposizione e giudicate fraudolente da diversi attori interni e internazionali (tra cui il Parlamento europeo, l'Unione europea e l'Organizzazione degli Stati Americani), aveva ottenuto circa il 70 per cento dei voti: l'insediamento si è tenuto davanti alla Corte suprema e non davanti alla Assemblea nazionale come previsto dalla Costituzione, poiché quest'ultima, controllata dall'opposizione è stata dichiarata «in ribellione» dal Tribunale Supremo controllato dal regime. A sua volta l'Assemblea nazionale ha dichiarato Maduro un «usurpatore»; alla cerimonia non ha partecipato nessun Ambasciatore degli Stati membri dell'Unione europea, né dei paesi del «Gruppo di Lima»;
il Presidente dell'Assemblea nazionale, Juan Guaidò, il 23 gennaio 2019, invocando gli articoli 233 e 333 della vigente Costituzione ha giurato come Presidente ad interim fino a che non ci saranno nuove elezioni presidenziali democratiche;
nelle Americhe, il presidente dell'Assemblea nazionale (An) conta sull'appoggio degli Stati Uniti, del Canada e di undici paesi «latini», tra cui Brasile, Argentina, Cile, Colombia e Perù, e dell'Organizzazione degli stati americani (Osa), per tramite del suo segretario generale – Luis Almagro – uno dei più severi critici del governo di Caracas;
Nicolas Maduro è sostenuto da Bolivia, Cuba e Nicaragua, mentre Uruguay e Messico, dopo un appello congiunto a «tutte le parti, tanto dentro quanto fuori il Paese, per ridurre le tensioni ed evitare una escalation di violenza che potrebbe aggravare la situazione», hanno lanciato il «Meccanismo di Montevideo» che si propone di favorire dialogo e negoziato tra le parti;
la Cina ha chiesto a tutte le parti coinvolte di «mantenere la razionalità e la calma e di cercare una soluzione politica attraverso il dialogo pacifico, all'interno della cornice della Costituzione venezuelana», ribadendo di essere contraria all'intervento esterno in Venezuela e auspicando che la comunità internazionale crei condizioni favorevoli a tal fine, sulla base di un principio di non interferenza;
la Russia si schiera con il Venezuela «amico e partner strategico» «per salvaguardarne la sovranità e per proteggere il principio di non interferenza negli affari interni» e «condanna fermamente coloro che stanno spingendo la società venezuelana nell'abisso di sanguinosi conflitti civili»;
l'Unione europea, con una dichiarazione del 26 gennaio, a nome di tutti i 28 Stati membri, oltre alla condanna per le morti provocate dalla violenta repressione del regime, ha reiterato il sostegno all'Assemblea nazionale in quanto organo democraticamente legittimato e il pressante appello alla convocazione urgente di elezioni presidenziali credibili, riservandosi, in mancanza di un annuncio in tal senso «nei prossimi giorni», il riconoscimento della leadership del paese ai sensi dell'articolo 233 della Costituzione venezuelana;
il medesimo giorno 26 gennaio sei Stati UE (Francia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna) hanno deciso unilateralmente di fissare un termine di otto giorni entro il quale andava presa l'iniziativa da parte di Nicolas Maduro di convocare nuove elezioni presidenziali;
fra il 31 gennaio e il 4 febbraio la maggioranza dei Paesi UE, interpretando la Costituzione venezuelana, ha spinto affinché si arrivasse ad un riconoscimento da parte di tutti gli Stati membri dell'Unione europea del Presidente dell'Assemblea nazionale come Presidente ad interim del Venezuela, affinché procedesse nei tempi più rapidi alla convocazione di nuove elezioni presidenziali;
il 31 gennaio l'Unione europea ha annunciato la costituzione del Gruppo Internazionale di contatto sul Venezuela con l'obiettivo di favorire un processo politico che consenta di realizzare al più presto elezioni presidenziali democratiche (ne sono membri l'Unione europea e otto sui stati membri – Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia – e quattro Paesi latino- americani – Bolivia, Costarica, Ecuador e Uruguay);
il 4 febbraio i 6 partner europei anzidetti hanno riconosciuto Juan Guaidò quale Presidente ad interim del Venezuela, subito seguiti dalla maggior parte degli altri stati membri dell'Unione europea;
il 7 febbraio si è riunito a Montevideo per la prima volta il Gruppo Internazionale di Contatto – con la partecipazione per l'Italia del Ministro Moavero – che ha approvato una dichiarazione finale che pone l'accento sull'obiettivo di elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili al più presto possibile – arrivando anche a concordare sull'invio di una missione in Venezuela che stabilisca contatti con tutti gli attori in funzione di quell'obiettivo – e sull'invio di aiuti nel rispetto dei principi internazionali di diritto umanitario;
l'8 febbraio il Tribunale Supremo di Giustizia di Caracas ha dichiarato nullo lo statuto di transizione votato dell'Assemblea nazionale e che il presidente dell'Assemblea Nazionale, Juan Guaidò, ha commesso una «usurpazione», per avere «preteso di esercitare funzioni inerenti alla Presidenza della Repubblica»;
il Venezuela sta vivendo una gravissima crisi politica, economica, monetaria e sociale e un'emergenza umanitaria; quest'ultima è stata causata principalmente da anni di politiche economiche, valutarie e industriali fallimentari aggravate dal crollo dei prezzi del petrolio, risorsa fondamentale per il Paese; tutti gli indicatori economici sono peggiorati e si è sviluppato un insidioso mercato nero, con notevoli effetti destabilizzanti;
l'instabilità di questi anni, ha determinato l'acuirsi della crisi economica, con tassi di inflazione che gli analisti stimano intorno al milione e trecentomila per cento e secondo alcune previsioni, potrebbe raggiungere quota 10 milioni per cento nei prossimi mesi;
in questi 5 anni di crisi il Venezuela ha visto ridursi il proprio PIL di oltre il 40 per cento, precipitando in una progressiva mancanza di prodotti alimentari, farmaci e servizi essenziali,
impegna il Governo
1) a continuare ad attivarsi affinché siano tutelati la sicurezza e gli interessi dei connazionali residenti in Venezuela e delle aziende italiane operanti nel paese;
2) ad assumere ogni iniziativa utile, anche in sede di UE, affinché sia affrontata in priorità l'emergenza umanitaria, e la crisi economica e sociale, garantendo il necessario flusso di aiuti nel rispetto del diritto internazionale;
3) a condannare, con forza, ogni forma di violenza, repressione o conflitto armato in Venezuela;
4) a sostenere gli sforzi diplomatici – anche attraverso la partecipazione a fori multilaterali – al fine di procedere, nei tempi più rapidi, alla convocazione di nuove elezioni presidenziali che siano libere, credibili e in conformità con l'ordinamento costituzionale”. (aise) 

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