“La cosa nera”: prossimo all’uscita il libro-inchiesta sulla mafia nigeriana

ROMA\ aise\ - È un fenomeno criminale in costante espansione che minaccia sempre più anche l’ordine pubblico in Italia. Quali sono le origini della mafia nigeriana? Quali i traffici che gestisce tra l’Africa e l’Europa? E quali le similitudini con riti e modus operandi delle mafie italiane: ’Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra?
Lo svela nel libro-inchiesta prossimo all’uscita (l’8 aprile) “La cosa nera. Indagine a tutto campo sulla mafia nigeriana” l’ex carabiniere del Ros ed esperto di organizzazioni criminali Antonio De Bonis, presidente dell’associazione Geocrime Academy. Formatosi nella sezione speciale anticrimine per la lotta al terrorismo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, De Bonis per trent’anni è stato al servizio del Raggruppamento operativo speciale, occupandosi di contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso nazionale e internazionale.
Nel libro edito da Paesi Edizioni, l’autore affronta il problema (anche dal punto di vista italiano, con focus su indagini condotte a Torino, Castel Volturno e Palermo) dell’espansione della mafia nigeriana, l’organizzazione criminale che tiene in pugno il traffico di droga, la tratta di esseri umani e il business della prostituzione tra l’Africa Sub-sahariana e l’Europa. Ne “La cosa nera” vengono elencati gli affari illeciti gestiti da organizzazioni transnazionali come gli Eye e i Black Axe, le cui strutture e riti iniziatici ricalcano i modus operandi delle mafie nostrane. La loro forza si appoggia sulla connivenza di stregoni, fattucchiere e “uomini di chiesa” che con i loro malefici sottomettono alla schiavitù del sesso migliaia di ragazze nigeriane, in un vortice di sangue e fede senza fine.
L’autore ha partecipato ad alcune delle più importanti operazioni condotte a livello internazionale contro il traffico di esseri umani. Il suo è un lavoro di ricostruzione della verità rispetto a un argomento tabù del quale si parla poco e male, nonostante rappresenti una realtà nel nostro Paese da oltre vent’anni.
L’opera è impreziosita dalla testimonianza di Blessing Okoedion, attivista nigeriana, fondatrice dell’associazione Weavers of hope, vittima della tratta che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini: “Arrivata a Castel Volturno mi è stato detto che per fare quel viaggio avevo contratto un debito di 65 mila euro. E che l’unico modo per saldarlo, visto che di altri lavori non ce n’erano, era andare in strada e prostituirsi. In strada ci sono stata solo pochi giorni. Mi sentivo morta, non era assolutamente la vita che volevo fare”. (aise)