LE CONSEGUENZE GEOPOLITICHE DEL CORONAVIRUS NEL NUOVO LIBRO DI ALDO GIANNULI

LE CONSEGUENZE GEOPOLITICHE DEL CORONAVIRUS NEL NUOVO LIBRO DI ALDO GIANNULI

ROMA\ aise\ - “Coronavirus: globalizzazione e servizi segreti”: questo il titolo del nuovo libro di Aldo Giannuli, storico, analista e consulente di diverse procure, pubblicato ieri, 24 settembre, da Ponte alle Grazie. Al centro della minuziosa analisi, il professor Giannuli pone la globalizzazione, sia come siamo stati abituati a conoscerla, sia nelle trasformazioni che ha subito – e continuerà a subire – a seguito dello scoppio della pandemia da Covid-19. In questo libro, vengono passati al setaccio i rapporti tra le maggiori potenze mondiali e i relativi servizi d’intelligence che, se si sono lasciati cogliere del tutto impreparati dall’emergenza, adesso – ciascuno a proprio modo – stanno correndo ai ripari.
Ecco allora che gli equilibri di forza di “un anno fa a quest’ora” oggi sono messi in discussione. Il Covid-19 ha sparigliato le carte in tavola, accelerando quei processi che, normalmente, in geopolitica (materia di per sé mobile) hanno uno sviluppo molto più dilatato nel tempo.
Questo lavoro nasce dall’attività che ormai da qualche anno Aldo Giannuli porta avanti, insieme al suo team, composto per lo più da giovani ex allievi, con l’Osservatorio globalizzazione, il think thank da lui fondato per monitorare gli sviluppi della geopolitica con un’analisi sempre attenta e oggettiva.
Un estratto tratto dal libro.
“Lo scontro sull’ordine mondiale non è di ora e dura, quanto meno, dal 2008, però la pandemia non è stata solo una crisi sanitaria, ma anche la spinta per le potenze americana e cinese a confrontarsi per ridisegnare la geometria dello spazio mondiale. […] L’ordine mondiale è il riconoscimento reciproco dei rapporti di forza e degli equilibri fra grandi potenze, che evita guerre fra loro. Ovviamente, questo non esclude affatto conflitti locali (cui partecipi anche una delle grandi potenze, ma non altre).
Quando questo equilibrio cessa, si determina un nuovo conflitto generalizzato (Guerra dei trent’anni, guerre di successione, Guerra dei sette anni, guerre napoleoniche, guerre mondiali29) da cui sorgerà un nuovo ordine mondiale. Tale ordine è per sua natura gerarchico perché, appunto, basato sui concreti rapporti di forza al vertice dei quali si pone la «potenza egemone». Tale è quella che disponga di un margine di forza (militare, economica, diplomatica ecc.) così imponente da impedire a ciascun altro di sfidarne la posizione e, per questo, ciascuna grande potenza cerca di raggiungere questo livello di forza.
Ma, naturalmente, l’egemonia non è conquistata una volta per tutte e non è quasi mai «totale» […] La tendenza più facile da immaginare è quella dello scontro fra la superpotenza unica orientata a imporre il suo imperium (che, in latino, sta esattamente per «comando») e il blocco Cina-Russia, entrambe impegnate a dettare un diverso ordine mondiale, basato sul concerto fra grandi potenze regionali (un po’ come per il «paniere» di monete del FMI).
È la visione più semplice, che balza subito agli occhi, anche perché, mutatis mutandis, ripete lo schema del bipolarismo che ha preceduto la globalizzazione oggi in crisi. Ma è anche l’ipotesi più ingannevole e per più motivi. In primo luogo, perché la competizione non è riducibile a questi soli attori: India, Brasile, Giappone e forse Europa (se si decide a esistere come entità a sé stante), oltre che gli emergenti di seconda schiera, non sono ridicibili a nessuno dei due schieramenti e potrebbero giocare un ruolo autonomo. In secondo luogo, Cina e Russia convergono nella contrapposizione agli USA ma non sono affatto alleate fra loro, avendo interessi alla lunga divergenti. In terzo luogo, perché il rapporto interno/estero è diverso dagli anni Cinquanta-Ottanta: non si tratta solo dell’esaurimento del cemento ideologico che tenne insieme i blocchi del bipolarismo, ora occorre fare i conti con uno spettro più complesso di interessi sociali, che può essere attraversato da tendenze centrifughe più che nel passato.
Ma, soprattutto, sono cambiati il mondo e l’idea di potenza (come abbiamo detto) e ci sono dimensioni spaziali non facilmente divisibili in zone di influenza: come dividere lo spazio satellitare o l’infosfera? Come regolamentare lo sfruttamento delle risorse suboceaniche al largo delle acque territoriali? Inoltre il nostro è un mondo intimamente interconnesso, tutt’altro che adattabile a una divisione per zone di influenza36. Nel mondo mutato dalla globalizzazione è stravolto anche il senso del limes, che si fa per certi versi immateriale e astratto: non più una barra di confine che divide territori diversi, ma piuttosto limiti giuridici, astratti. Come affermare il proprio potere in queste nuove dimensioni spaziali?”. (aise) 

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