Dante sotto la cupola di Palazzo federale

BERNA\ aise\ - La Svizzera celebra Dante: ieri a Berna si sono tenute le celebrazioni organizzate dall’Ambasciata d’Italia insieme alla rete consolare, all’istituto di cultura, alla Società Dante Alighieri e alle Autorità accademiche e politiche elvetiche. La mattina, all’Università di Berna, il Professor Francesco Bausi dell’Università della Calabria ha tenuto una conferenza sull’invenzione dell’Antipurgatorio seguita da un dialogo con la professoressa Maria Antonietta Terzoli dell’Università di Basilea, con il Professor Lorenzo Tomasin dell’Università di Losanna e con l’Ambasciatore d’Italia Silvio Mignano.
In serata, le celebrazioni si sono concluse dentro quella che “è la massima espressione della democrazia elvetica”.
Con queste parole l’ambasciatore d’Italia in Svizzera – che dell’evento è stato promotore e co-organizzatore con la Delegazione parlamentare per le relazioni con l’Italia – ha introdotto l’incontro, esprimendo la propria gioia, commozione e gratitudine per quello che “è un regalo per l’intera comunità italiana in Svizzera” e al contempo un regalo per Dante stesso. Un evento dal carattere fortemente simbolico: per i contenuti, naturalmente, per la sede in cui si è svolto, per la caratura di coloro che l’hanno animato.
Coordinati dal Consigliere agli Stati, Marco Chiesa, presidente della Delegazione parlamentare per le relazioni con l’Italia, si sono succeduti, agili e pregnanti, gli interventi di rappresentanti delle istituzioni, di politici di accademici. Con sorpresa finale.
Primo fra tutti quello del Consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri e vice-presidente della Confederazione. Con rapide pennellate ha tratteggiato la figura poliedrica di Dante: medico, politico e letterato.
“Potervi parlare stasera – ha detto - come politico, come medico, e come rappresentante di questa lingua e cultura nel Governo svizzero, è uno di quei casi fortuiti talmente belli da non sembrare veri”.
Cassis ha confidato di sentirsi affascinato dal “suo essere al contempo impegnato per la causa pubblica, immerso fino al collo nelle aspre lotte del suo tempo, ma anche capace di produrre scritti e poesia di un livello elevatissimo di contemplazione. Azione e contemplazione – ha sottolineato con una pausa non casuale - Questo connubio dovrebbe essere proprio di ogni persona chiamata ad assumere una responsabilità per la collettività”.
“Non si può mai sapere – ha continuato - in che modo la nostra azione potrà essere utile, ma certamente lo studio continuo e la fedeltà ai propri valori costituiscono la via maestra da seguire”.
Riferendosi al Dante medico, aspetto questo certamente meno noto, il Consigliere federale, che medico lo è, un elemento di curiosità l’ha consegnato all’uditorio: “sappiamo che Dante iniziò la sua attività politica iscrivendosi, nel 1295, alla corporazione dei medici e degli speziali. Molti studiosi hanno poi rilevato come la Commedia sia ricca di legami con il mondo della medicina e della chirurgia. Secondo la professoressa di storia della medicina Donatella Lippi, l’abito rosso e bianco che Dante porta nelle raffigurazioni corrisponde alla veste che a Firenze indossavano solo i medici”.
In conclusione, accennando al Dante linguista e letterato, Cassis, prima di ceder volentieri la parola a “a chi ne sa molto più di me”, si è detto impressionato dal fatto che “la Commedia nacque prima della diffusione della stampa in Europa, e che si trasmise capillarmente grazie alle persone che la ricopiarono a mano. Un passaparola ben più complesso rispetto a quelli che conosciamo nella nostra società iperconnessa. Un passaparola che ebbe per merito non solo di trasmettere i contenuti di un’opera di grande valore, ma anche di ancorare nel territorio che divenne poi l’Italia la nostra lingua”.
La parola è passata poi ai tre accademici che avevano partecipato già i lavori della mattinata.
La professoressa Maria Antonietta Terzoli, dell’università di Basilea, si è soffermata sulla figura di Dante letterario, che non solo è contemporaneo, ma che resta vivo. Il suo libro-mondo, così è stata anche definita la Divina Commedia, i suoi versi hanno attraversato i secoli, mantenendo inalterata la loro modernità. A tal punto che ne sono influenzate non solo le espressioni artistiche, ma modellata ne risulta la nostra identità culturale.
Il linguista Lorenzo Tomasin, dell’università di Losanna, ha inizialmente sorpreso tutti affermando che Dante non è il padre della lingua italiana. Tra l’altro un termine – italiana - che Dante non usa mai nei suoi scritti. Dante è colui che parla le lingue altrui (anche nella Commedia: italiano classico, latino e, seppur in minima parte, provenzale). In tal senso, dovrebbe essere considerato padre del plurilinguismo europeo, come europeo è il suo slancio, il suo pensiero. Europea è la sua visione politica.
Il professor Francesco Bausi dell’università della Calabria, si è soffermato sul Dante politico. Che immagina la creazione di un impero unico globale come visione utopica di una gestione pubblica capace di generare felicità. Una visione che per noi oggi avrebbe una connotazione negativa, perché associata ad una sorta di dittatura mondiale. Per Dante naturalmente non è così, perché la poesia non è solo bellezza, ma è pensiero. A capirne il senso ci aiuta Carducci con il verso che conclude la poesia Dante nelle sue Rime nuove: “Muor Giove, e l’inno del poeta resta”.
Le ideologie muoiono, la poesia resta.
In chiusura della parte ufficiale il Consigliere federale, i parlamentari presenti e lo stesso ambasciatore d’Italia, che ne ha curato la selezione illustrandone man mano i passaggi, hanno accettato di mettere alla prova le loro doti recitatorie, leggendo alcuni brani tratti dalle tre Cantiche della Commedia. Prova superata, non foss’altro per l’impegno con cui hanno affrontato l’ardua prova.
Gradita appendice alla serata l’incursione di Massimo Rocchi, artista italiano da anni residente nella Confederazione, che sul plurilinguismo e suoi luoghi comuni italo-svizzeri ha costruito la sua intelligente e molto apprezzata comicità. (g.c.\aise)