FRANCESCO: PER PREGARE CI VUOLE UMILTÀ

FRANCESCO: PER PREGARE CI VUOLE UMILTÀ

ROMA\ aise\ - “Gesù non è un Dio lontano, e non può esserlo. L’incarnazione lo ha rivelato in modo compiuto e umanamente impensabile. Così, inaugurando la sua missione, Gesù si mette a capofila di un popolo di penitenti, come incaricandosi di aprire una breccia attraverso la quale tutti quanti noi, dopo di Lui, dobbiamo avere il coraggio di passare”. Così Papa Francesco che, nell’udienza generale di questa mattina, ha proseguito il ciclo di catechesi sulla preghiera soffermandosi, in particolare, su quella di Gesù.
Salutati i fedeli in Aula Nervi, distanziati perché “se io scendo a salutarvi si fa subito un assembramento, e questo è contro le precauzioni”, Francesco ha introdotto la catechesi citando l’esordio della missione pubblica di Gesù con il battesimo nel fiume Giordano.
“Gli Evangelisti concordano nell’attribuire importanza fondamentale a questo episodio”, ha sottolineato il Papa. “Narrano di come tutto il popolo si fosse raccolto in preghiera, e specificano come questo radunarsi avesse un chiaro carattere penitenziale. Il popolo andava da Giovanni a farsi battezzare per il perdono dei peccati: c’è un carattere penitenziale, di conversione”.
“Il primo atto pubblico di Gesù è dunque la partecipazione a una preghiera corale del popolo, una preghiera del popolo che va a farsi battezzare, una preghiera penitenziale, dove tutti si riconoscevano peccatori”, ha aggiunto. Il Battista riconosce Gesù, vorrebbe opporsi, ma Gesù insiste a farsi battezzare come gli altri per “un atto di solidarietà con la nostra condizione umana”.
Lui “prega con i peccatori del popolo di Dio. Questo mettiamolo in testa: Gesù è il Giusto, non è peccatore”, ha rimarcato Bergoglio. “Ma Lui ha voluto scendere fino a noi, peccatori, e Lui prega con noi, e quando noi preghiamo Lui è con noi pregando; Lui è con noi perché è in cielo pregando per noi. Gesù sempre prega con il suo popolo, sempre prega con noi: sempre. Mai preghiamo da soli, sempre preghiamo con Gesù”.
Gesù “non rimane sulla sponda opposta del fiume - “Io sono giusto, voi peccatori” - per marcare la sua diversità e distanza dal popolo disobbediente, ma immerge i suoi piedi nelle stesse acque di purificazione. Si fa come un peccatore. E questa è la grandezza di Dio che inviò il suo Figlio che annientò sé stesso e apparve come un peccatore”.
“Gesù non è un Dio lontano, e non può esserlo”, ha aggiunto. Inaugurando la sua missione, “si mette a capofila di un popolo di penitenti, come incaricandosi di aprire una breccia attraverso la quale tutti quanti noi, dopo di Lui, dobbiamo avere il coraggio di passare. Ma la strada, il cammino, è difficile; ma Lui va, aprendo il cammino”. A noi il compito di seguirlo, supportati dalla “preghiera filiale”, perché “Gesù prega con noi. Mettiamo questo nella testa e nel cuore: Gesù prega con noi”.
Sul Giordano, ha aggiunto il Papa, “c’è dunque tutta l’umanità, con i suoi aneliti inespressi di preghiera. C’è soprattutto il popolo dei peccatori: quelli che pensavano di non poter essere amati da Dio, quelli che non osavano andare al di là della soglia del tempio, quelli che non pregavano perché non se ne sentivano degni. Gesù è venuto per tutti, anche per loro, e comincia proprio unendosi a loro, capofila”. Pregando, una volta ricevuto il battesimo, “Gesù apre la porta dei cieli, e da quella breccia discende lo Spirito Santo. E dall’alto una voce proclama la verità stupenda: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. Questa semplice frase racchiude un immenso tesoro: ci fa intuire qualcosa del mistero di Gesù e del suo cuore sempre rivolto al Padre. Nel turbinio della vita e del mondo che arriverà a condannarlo, anche nelle esperienze più dure e tristi che dovrà sopportare, anche quando sperimenta di non avere un posto dove posare il capo, anche quando attorno a Lui si scatenano l’odio e la persecuzione, Gesù non è mai senza il rifugio di una dimora: abita eternamente nel Padre. Ecco la grandezza unica della preghiera di Gesù”, ha osservato il Papa: “lo Spirito Santo prende possesso della sua persona e la voce del Padre attesta che Lui è l’amato, il Figlio in cui Egli pienamente si rispecchia”.
La preghiera di Gesù, “che sulle sponde del fiume Giordano è totalmente personale – e così sarà per tutta la sua vita terrena”, nella Pentecoste “diventerà per grazia la preghiera di tutti i battezzati in Cristo. Egli stesso ci ha ottenuto questo dono, e ci invita a pregare così come Lui pregava”. Per questo, “se in una sera di orazione ci sentiamo fiacchi e vuoti, se ci sembra che la vita sia stata del tutto inutile, dobbiamo in quell’istante supplicare che la preghiera di Gesù diventi anche la nostra”. Attraverso la preghiera “occorre affidarsi a Lui perché preghi per noi” come nostro “intercessore”.
“Abbiamo fiducia in questo! Se noi abbiamo fiducia, - ha detto ancora Francesco – udremo allora una voce dal cielo, più forte di quella che sale dai bassifondi di noi stessi, e sentiremo questa voce bisbigliare parole di tenerezza: “Tu sei l’amato di Dio, tu sei figlio, tu sei la gioia del Padre dei cieli”. Proprio per noi, per ciascuno di noi echeggia la parola del Padre: anche se fossimo respinti da tutti, peccatori della peggior specie”.
Gesù “non scese nelle acque del Giordano per sé stesso, ma per tutti noi. Era tutto il popolo di Dio che si avvicinava al Giordano per pregare, per chiedere perdono, per fare quel battesimo di penitenza. E come dice quel teologo, si avvicinavano al Giordano “nuda l’anima e nudi i piedi”. Così è l’umiltà. Per pregare ci vuole umiltà”, ha sottolineato, concludendo, il Santo Padre. “Ha aperto i cieli, come Mosè aveva aperto le acque del mar Rosso, perché tutti noi potessimo transitare dietro di Lui. Gesù ci ha regalato la sua stessa preghiera, che è il suo dialogo d’amore con il Padre. Ce lo ha donato come un seme della Trinità, che vuole attecchire nel nostro cuore. Accogliamolo! Accogliamo questo dono, il dono della preghiera. Sempre con Lui. E non sbaglieremo”. (aise) 

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