LA PREGHIERA È IL POLMONE DELLA VITA CRISTIANA

LA PREGHIERA È IL POLMONE DELLA VITA CRISTIANA

foto Osservatore Romano

ROMA\ aise\ - La potenza dello Spirito Santo, la forza che travolge e cambia la vita degli Apostoli, così come dovrebbe fare per tutti i cristiani. Questi i punti su cui si è soffermato oggi Papa Francesco che, nell’udienza generale a piazza San Pietro, ha proseguito il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli, con una meditazione sul tema “Lingue come di fuoco. La Pentecoste e la dynamis dello Spirito che infiamma la parola umana e la rende Vangelo”.
Protagonisti sempre gli Apostoli, che cinquanta giorni dopo la Pasqua, sono ancora nel cenacolo “che è ormai la loro casa”, insieme a Maria, la cui presenza “è l’elemento di coesione”. Lì, in quel luogo, “gli Apostoli vivono un evento che supera le loro aspettative. Riuniti in preghiera – la preghiera è il “polmone” che dà respiro ai discepoli di tutti i tempi; senza preghiera non si può essere discepolo di Gesù; senza preghiera noi non possiamo essere cristiani! È l’aria, è il polmone della vita cristiana –, vengono sorpresi dall’irruzione di Dio. Si tratta – ha sottolineato Papa Francesco – di un’irruzione che non tollera il chiuso: spalanca le porte attraverso la forza di un vento che ricorda la ruah, il soffio primordiale, e compie la promessa della “forza” fatta dal Risorto prima del suo congedo”.
Al vento, ha aggiunto il Papa, “poi si aggiunge il fuoco che richiama il roveto ardente e il Sinai col dono delle dieci parole. Nella tradizione biblica – ha spiegato Bergoglio – il fuoco accompagna la manifestazione di Dio. Nel fuoco Dio consegna la sua parola viva ed energica che apre al futuro; il fuoco esprime simbolicamente la sua opera di scaldare, illuminare e saggiare i cuori, la sua cura nel provare la resistenza delle opere umane, nel purificarle e rivitalizzarle. Mentre al Sinai si ode la voce di Dio, a Gerusalemme, nella festa di Pentecoste, a parlare è Pietro, la roccia su cui Cristo ha scelto di edificare la sua Chiesa. La sua parola, debole e capace persino di rinnegare il Signore, attraversata dal fuoco dello Spirito acquista forza, diventa capace di trafiggere i cuori e di muovere alla conversione. Dio infatti sceglie ciò che nel mondo è debole per confondere i forti”.
La Chiesa, ha detto ancora Francesco, “nasce quindi dal fuoco dell’amore e da un “incendio” che divampa a Pentecoste e che manifesta la forza della Parola del Risorto intrisa di Spirito Santo. L’Alleanza nuova e definitiva è fondata non più su una legge scritta su tavole di pietra, ma sull’azione dello Spirito di Dio che fa nuove tutte le cose e si incide in cuori di carne. La parola degli Apostoli si impregna dello Spirito del Risorto e diventa una parola nuova, diversa, che però si può comprendere, quasi fosse tradotta simultaneamente in tutte le lingue: infatti “ciascuno li udiva parlare nella propria lingua”. Si tratta – ha sottolineato il Santo Padre – del linguaggio della verità e dell’amore, che è la lingua universale: anche gli analfabeti possono capirla. Il linguaggio della verità e dell’amore lo capiscono tutti. Se tu vai con la verità del tuo cuore, con la sincerità, e vai con amore, tutti ti capiranno. Anche se non puoi parlare, ma con una carezza, che sia veritiera e amorevole”.
Lo Spirito Santo “non solo si manifesta mediante una sinfonia di suoni che unisce e compone armonicamente le diversità ma si presenta come il direttore d’orchestra che fa suonare le partiture delle lodi per le “grandi opere” di Dio. Lo Spirito santo – ha rimarcato il Papa – è l’artefice della comunione, è l’artista della riconciliazione che sa rimuovere le barriere tra giudei e greci, tra schiavi e liberi, per farne un solo corpo. Egli edifica la comunità dei credenti armonizzando l’unità del corpo e la molteplicità delle membra. Fa crescere la Chiesa aiutandola ad andare al di là dei limiti umani, dei peccati e di qualsiasi scandalo”.
“La meraviglia è tanta, e qualcuno si chiede se quegli uomini siano ubriachi”, ha aggiunto Bergoglio richiamando gli Atti. “Allora Pietro interviene a nome di tutti gli Apostoli e rilegge quell’evento alla luce di Gioele 3, dove si annuncia una nuova effusione dello Spirito Santo. I seguaci di Gesù non sono ubriachi, ma vivono quella che Sant’Ambrogio definisce “la sobria ebbrezza dello Spirito”, che accende in mezzo al popolo di Dio la profezia attraverso sogni e visioni. Questo dono profetico non è riservato solo ad alcuni, ma a tutti coloro che invocano il nome del Signore. D’ora innanzi, da quel momento, lo Spirito di Dio muove i cuori ad accogliere la salvezza che passa attraverso una Persona, Gesù Cristo, Colui che gli uomini hanno inchiodato al legno della croce e che Dio ha risuscitato dai morti “liberandolo dai dolori della morte”. È Lui – ha sottolineato ancora il Santo Padre – che ha effuso quello Spirito che orchestra la polifonia di lodi e che tutti possono ascoltare. Come diceva Benedetto XVI, “la Pentecoste è questo: Gesù, e mediante Lui Dio stesso, viene a noi e ci attira dentro di sé”. Lo Spirito opera l’attrazione divina: Dio ci seduce con il suo Amore e così ci coinvolge, per muovere la storia e avviare processi attraverso i quali filtra la vita nuova. Solo lo Spirito di Dio infatti ha il potere di umanizzare e fraternizzare ogni contesto, a partire da coloro che lo accolgono”.
“Chiediamo al Signore di farci sperimentare una nuova Pentecoste, che dilati i nostri cuori e sintonizzi i nostri sentimenti con quelli di Cristo, così che – ha concluso il Papa – annunciamo senza vergogna la sua parola trasformante e testimoniamo la potenza dell’amore che richiama alla vita tutto ciò che incontra”. (aise) 

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