DANNOSE RIPERCUSSIONI ALL’ESTERO DELL’INCHIESTA SUL VINO ITALIANO

DANNOSE RIPERCUSSIONI ALL’ESTERO DELL’INCHIESTA SUL VINO ITALIANO

NEW YORK\ aise\ - Notevole preoccupazione è stata espressa ieri dal presidente dell’Italian Wine & Food Institute, Lucio Caputo, per gli articoli che stanno cominciando ad essere pubblicati sulla stampa internazionale e statunitense, in particolare, sull’indagine in corso in varie provincie italiane riguardo numerose aziende che avrebbero immesso sul mercato notevoli quantitativi di vino senza aver rispettato le norme previste dai disciplinari di tali vini.
Il rischio, per Caputo, è che l’indagine venga, specialmente all’estero, strumentalizzata a danno di tutta la produzione vinicola italiana. Caputo ha pertanto auspicato che vengano al più presto chiariti e definiti i termini dell’inchiesta in corso, evitando che la meritoria azione delle forze dell’ordine possa essere utilizzata per danneggiare l’immagine del vino italiano penalizzando tutte quelle aziende che con grande serietà e competenza, nello scrupoloso rispetto delle norme in vigore, producono vini di grande qualità dando immagine e prestigio al vino italiano.
Analoga preoccupazione è stata espressa dalla autorevole Associazione Nazionale degli Importatori di bevande Alcoliche - NABI che teme le ripercussioni che potranno avere le notizie provenienti dall’Italia sulle esportazioni italiane verso il mercato statunitense.
Come è noto numerose aziende vinicole italiane dislocate nelle aree produttive di Pordenone, Udine, Treviso, Venezia, Padova, Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Firenze, Livorno, Napoli e in diverse città della Puglia incluse aziende imbottigliatrici, sarebbero sotto investigazione per non aver rispettato le norme dei disciplinari DOC, IGP e DOP.
L’indagine coinvolgerebbe anche gli ispettori che non avrebbero effettuati i relativi controlli.
Sulla stampa internazionale viene sottolineato che ancora non sono stati resi noti i nominativi delle aziende sotto investigazione e che la maggior parte del vino falsificato sarebbe stato esportato ed alcune pubblicazioni ricordano i precedenti scandali, ultimo quello del 2014. (aise)


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