ITALIANI ALL’ESTERO: UNA STORIA DI SUCCESSO

ITALIANI ALL’ESTERO: UNA STORIA DI SUCCESSO

ROMA\ aise\ - È stato dedicato al tema “Italiani all’estero, una storia di successo” il quarto, ed ultimo, panel tematico che ha chiuso “Diplomazia per l’Italia. Sicurezza e crescita in Europa e nel mondo”, l’evento promosso dalla Farnesina questa mattina all’Auditorium Parco della Musica a Roma.
Moderato dal giornalista Alberto Matano, al panel sono intervenuti Fabiola Gianotti, Direttrice Generale CERN a Ginevra, Cristina Marconi, giornalista e scrittrice italiana a Londra, Teresa Castaldo, Ambasciatrice d’Italia in Francia, e Silvio Mignano, Ambasciatore d’Italia in Svizzera.
“Il CERN è un’eccellenza molto italiana nel mondo, ma non sono una mosca bianca”, ha detto Gianotti. “Nella fisica delle particelle gli italiani sono fra i più bravi al mondo e il CERN è uno dei centri di ricerca più importanti, dove studiamo l’infinitamente piccolo - le particelle - per capire l’infinitamente grande - l’universo”. Il CERN, ha spiegato la direttrice generale, “ospita 18mila scienziati provenienti da molti Paesi, e di questi 2600 sono italiani. Il grande ruolo dell’Italia è dovuto all’ottima scuola che abbiamo da tanti anni a questa parte, fin dai tempi dei ragazzi di via Panisperna. E ancora oggi gli italiani sono fra i migliori”, ha sottolineato la scienziata italiana, che ha rilevato come ci sia “grande sinergia fra gli scienziati all’estero e quelli in Italia, grande supporto dell’Ambasciata. C’è un lavoro comune con le sedi diplomatiche, anche in Russia e negli USA, dove, così come in Svizzera, le ambasciate sono molto visibili”.
Gianotti ha infine espresso un’opinione riguardo l’eccellenza italiana, ricordando che “al CERN, l’eccellenza italiana è tale da far dire che non si possono assumere solo italiani”, e questo senza dimenticare i cosiddetti cervelli in fuga: “c’è bisogno che l’Italia sia attrattiva per far sì che diventi una meta per la ricerca di alto livello”.
Ha preso parola poi l’Ambasciatore Mignano: “essere Ambasciatore a Berna significa avere grande responsabilità, ma anche comprendere che gli italiani in Svizzera di adesso sono il frutto dei tanti italiani immigrati nel passato e che sono al centro dell’altra Italia, la seconda Italia, che ha uno spessore fondamentale e spesso dimenticato. In Svizzera questo è molto visibile, così come lo era in Venezuela. Uno degli aspetti di cui siamo orgogliosi di essere servitori pubblici, è la presenza di storie di successo, risultato di anni di immigrazioni, e ce ne sono molte”, ha detto ancora Mignano.
E non poteva non essere un tema di discussione il modo di operare durante una crisi, come quella venezuelana, Paese dove l’ambasciatore Mignano è stato capo missione prima di arrivare a Berna. “È molto difficile da dire il modo giusto di operare in quelle situazioni. Quel che è certo” ha aggiunto, “è che il nostro personale combina alta professionalità, e non solo dei diplomatici, con un approccio umano particolarmente marcato. Questo insieme è l’aspetto che ci rappresenta come una storia di successo”.
La scrittrice e giornalista Cristina Marconi ha parlato della sua esperienza, trascritta nel romanzo di formazione “La Città Irreale”, con il quale, ha spiegato, “ho provato a dare un volto all’immigrazione italiana a Londra, città che ha caratteristiche uniche, che può incoraggiare gli immigrati, sia aperta e che accogliente, che sa benissimo cosa fare dei talenti stranieri che arrivano in città”.
Con lei ci si è soffermati anche sull’identità italiana ed europea in un contesto di Brexit. “Ammetto” ha riconosciuto “che noi attualmente questa Brexit la viviamo come un sollievo, perché almeno finisce la parte di stallo dopo 3 anni. In qualche modo i nodi stanno venendo al pettine. Londra non è più “città aperta” che accoglie tutti, e molti europei non stanno più tornando dalle vacanze. Ma comunque le istituzioni italiane a Londra sono presenti e non ci hanno fatto sentire abbandonati”.
Anche l’Ambasciatrice Castaldo ha parlato delle sue esperienze da diplomatica: “Francia e Argentina, due realtà di immigrazione italiana dove sono stata Ambasciatrice. Avere visto e vissuto in questi due Paesi”, ha confidato, “mi ha fatto capire come le comunità italiane si siano perfettamente integrate, ma anche come siano riuscite a mantenere una forte connotazione italiana. Le collettività ci parlano e ci dicono che soffrono per le contrapposizioni più stridenti, offrendoci la possibilità di intervenire nelle problematiche. Ma”, per l’ambasciatrice Castaldo, “le collettività vanno guardate senza stereotipi, sia con chi è partito anni prima ed è ancora vivo, sia coi discendenti che vogliono collaborare ed avere rapporti con l’Italia. Noi, in Francia, abbiamo aperto l’Ambasciata per organizzazioni e per eventi culturali, e infine abbiamo creato il CAP, il Coordinamento dei professionisti italiani. Ciò ha fatto unire tante figure italiane, che rappresentano un patrimonio che bisogna conoscere e alimentare”. (luca matteuzzi\aise) 

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