A un anno dall’esplosione a Beirut è ancora emergenza

© UNICEF/UN0496106/Ibarra Sanchez

NEW YORK\ aise\ - A un anno dalle devastanti esplosioni a Beirut, un’indagine dell’UNICEF mostra che i bisogni dei bambini e delle famiglie colpiti sono ancora gravi, amplificati da un’economia al collasso, dall’instabilità politica e dalla pandemia da COVID-19.
L’indagine mette in evidenza la gravità del trauma subito dai bambini e i terribili bisogni delle famiglie.
7 famiglie su 10 hanno richiesto assistenza di base dopo le esplosioni del 4 agosto dello scorso anno e quasi tutte le famiglie hanno ancora bisogno di sostegno. La maggior parte delle richieste era per assistenza in denaro e alimentare e la situazione non è cambiata. Un terzo delle famiglie con bambini sotto i 18 anni ha affermato che almeno un bambino mostra ancora segni di stress psicologico. Tra gli adulti, quasi la metà.
“A un anno da questi tragici eventi, le vite dei bambini sono ancora profondamente colpite. Questo è quanto ci hanno detto i loro genitori”, ha dichiarato Yukie Mokuo, rappresentante dell’UNICEF in Libano. “Queste famiglie stanno lottando per riprendersi dalle conseguenze delle esplosioni nel peggior momento possibile - nel mezzo di una devastante crisi economica e di una grave pandemia“.
Le esplosioni hanno devastato ampie zone di Beirut, uccidendo oltre 200 persone, tra cui 6 bambini e ferendone oltre 6.500, fra cui 1.000 bambini. Con le imprese distrutte, decine di migliaia di persone hanno perso il lavoro, trovandosi a lottare per nutrire le loro famiglie e garantire l'assistenza sanitaria di cui i loro figli hanno bisogno. L’indagine dell'UNICEF mostra che 2 famiglie su 3 (68,6%) non hanno avuto accesso all'assistenza sanitaria o alle medicine dopo le esplosioni. A peggiorare le cose, 1 su 4 ha avuto almeno un membro della famiglia che è risultato positivo al COVID-19 dopo le esplosioni.
L’indagine, basata su interviste telefoniche realizzate a luglio con 1.187 famiglie, ha rilevato anche che: quasi tutte le famiglie hanno dichiarato che le loro case avevano bisogno di riparazioni dopo le esplosioni e circa la metà di esse ha detto che la situazione non è cambiata; e 4 su 10 hanno dichiarato che il loro sistema di approvvigionamento idrico è stato colpito dalle esplosioni, e per circa un quarto di quelle famiglie la situazione è rimasta uguale.
“Dopo l'esplosione, il Libano è in caduta libera alle prese con una tripla crisi: economica, politica e per la pandemia COVID-19. Questo minaccia di rendere quasi ogni bambino in Libano vulnerabile e bisognoso di aiuto”, ha dichiarato Ted Chaiban, direttore regionale dell'UNICEF in Medio Oriente e Nord Africa. “Se non avvengono adesso cambiamento, ripresa e stabilità, potrebbero non verificarsi affatto, portando il paese ancora di più nel baratro e a un punto di non ritorno“.
L’UNICEF chiede di/che:
Rendere i bambini e il rispetto dei loro diritti una delle principali priorità in Libano. Questo include accesso alla salute, alla nutrizione e a essere protetti da violenze, abusi e sfruttamento.
I leader libanesi superino le differenze politiche e si uniscano per formare un governo che abbia come obiettivo principale sostenere le comunità per avviare la fase di ripresa, rendere giustizia alle famiglie colpite dall'esplosione, e ritenendo colpevoli i responsabili.
Garantire servizi pubblici a breve e lungo termine, fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini, che includono fornitura di acqua, istruzione e assistenza sanitaria per tutti a diretto beneficio dei bambini e delle comunità in generale. Questo però può avvenire solo attraverso un buon governo e sistemi pubblici che siano resistenti anche ai peggiori shock e crisi. Se questi sistemi fossero stati già in atto, non dovremmo affrontare oggi la crisi idrica (ad esempio) con il 75% delle famiglie del paese rischia di perdere del tutto l'accesso all'acqua.
Costruire un sistema di assistenza sociale nazionale sostenibile, anche per raggiungere le famiglie bisognose con assistenza in denaro sull’esempio del programma "Haddi" sostenuto dall'UNICEF. Il sistema coprirebbe le famiglie vulnerabili con bambini piccoli, le persone con disabilità e quelle con più di 70 anni.
Un’indagine trasparente e credibile per determinare la causa dell'esplosione, ritenere responsabile chi ha causato l’esplosione e rendere giustizia alle famiglie colpite, comprese quelle che hanno perso i loro cari. (aise)