Africa: le proposte di Amref per i vaccini e per una salute globale

ROMA\ aise\ - Sostenere la proposta di India e Sud Africa per la rinuncia temporanea ai diritti di proprietà intellettuale delle società farmaceutiche per le tecnologie/prodotti anti-COVID-19. Aumentare gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo nel settore sanitario. Demistificare miti e idee sbagliate che alimentano l’esitazione vaccinale. Queste, in sintesi, sono le proposte che Amref ha presentato recentemente a governi, produttori di vaccini, e altri decisori politici, come spiegato dal Direttore di Amref Healt Africa-Italia, Guglielmo Micucci, in una dichiarazione di ieri, 6 maggio, in cui ha anche auspicato che l’Europa possa accogliere la proposta che viene dagli Stati Uniti riguardo i brevetti dei vaccini.
La proposta di Biden, infatti, secondo Micucci “sarebbe una svolta per la salute globale, che sarà discussa al summit informale dei leader Ue di Oporto, nel fine settimana. Secondo una recente stima, l’Africa raggiungerà gli obiettivi vaccinali non prima del 2023. Intanto le disuguaglianze sono esacerbate dalla distribuzione eterogenea di vaccini a livello globale”.
Le implicazioni politiche, economiche, sociali e sanitarie del COVID-19 stanno condizionando tutto il mondo, tuttavia, alcuni Paesi, i più vulnerabili, avranno più difficoltà di ripresa. Il continente africano rappresenta un insieme di Paesi a rischio. Il Fondo Monetario Internazionale stima un crollo della crescita economica in molti Paesi africani: a seguito della pandemia, la crescita economica dell’Africa Sub-Sahariana passerà dal 2,4% nel 2019, a tra -2,1% e -5,1% nel 2020/1. La ripresa economica inizierà, come nel resto del mondo, solo in concomitanza al raggiungimento degli obiettivi di vaccinazione: obiettivi che si prevede che l’Africa raggiungerà non prima del 2023, mentre il resto del mondo, secondo le stime attuali, raggiungerà l’immunità di gregge entro il 2022, o addirittura entro la fine del 2021.
“Amref Health Africa è consapevole delle disuguaglianze esacerbate dalla distribuzione eterogenea di vaccini a livello globale e dello svantaggio che i Paesi a basso e medio reddito potrebbero dover affrontare. Un accesso equo ai vaccini anti-COVID-19 è inverosimile a meno che non vengano affrontati problemi di disponibilità, accessibilità e convenienza. Le pandemie sono di natura globale e richiedendo quindi un approccio globale. È nostra responsabilità, come cittadini del mondo, garantire che i vaccini COVID-19 raggiungano tutti, indipendentemente da fattori socioeconomici, geografici o demografici”, ha affermato ancora Micucci. Tuttavia, secondo l’OMS, al 27 aprile, quasi un miliardo di vaccini erano stati somministrati a livello globale, ma i Paesi africani ne hanno ricevuti solo il 2% (36 milioni), nonostante ospitino il 12% della popolazione mondiale.
Dei 36 milioni di vaccini consegnati all’Africa, solo il 41% è stato somministrato. La maggior parte dei Paesi africani si è affidata e si affiderà al meccanismo COVAX, che è alle prese con scorte limitate e colli di bottiglia dell’offerta alimentati dal nazionalismo dei vaccini. Inoltre, le dosi acquisite tramite COVAX e quelle ottenute tramite l’African Vaccine Acquisition Task Team dell’Unione Africana, sono ancora insufficienti per raggiungere l’obiettivo di vaccinare il 60% della popolazione. Gli attuali progressi per la produzione di vaccini anti-COVID da parte dei Paesi africani, attraverso il coordinamento dell’Unione Africana e dell’Africa CDC, sono lodevoli.
Mentre solo cinque Paesi nel continente hanno dimostrato la capacità di produrre vaccini (Egitto, Marocco, Senegal, Sud Africa e Tunisia), il memorandum d’intesa firmato con la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), nonché con le istituzioni di finanziamento allo sviluppo, sono grandi passi verso il potenziamento della produzione di vaccini in Africa. I risultati di questi accordi forniranno sicurezza vaccinale per questa e le future pandemie. (aise)