LA PANDEMIA VISTA DALL’UNITÀ DI CRISI

La pandemia vista dall’Unità di crisi

ROMA\ aise\ - 28 milioni di consultazioni per “Viaggiare sicuri”, 16 milioni di questionari compilati, 1200 voli per il rientro di 112 mila connazionali da 121 diversi Paesi. Sono solo alcuni dei numeri attraverso i quali il capo dell'Unità di crisi della Farnesina, Stefano Verrecchia, ha illustrato l'attività e gli strumenti posti al servizio della sicurezza dei connazionali, nell’anno della pandemia, in un’audizione resa ieri in Commissione Esteri alla Camera.
Ricordato che l’Unità di Crisi opera da 30 anni a servizio degli italiani, Verrecchia ha sintetizzato le sfide che la pandemia ha posto alla struttura che coordina e gli strumenti da essa messi in campo, anche alla luce delle sollecitazioni giunte proprio dal parlamento in occasione della discussione sul portale unico per gli italiani all’estero.
“Le visualizzazioni di “viaggiare sicuri”, il sito che raccoglie le informazioni ufficiali sulla condizione dei diversi Paesi, sono state 28 milioni”, ha detto Verrecchia, mentre stenta ancora Dovesiamonelmondo.it, il portale attraversi cui gli italiani indicano dove sono, appunto. Uno strumento che non decolla, secondo Verrecchia, per via della “resistenza psicologica che incontrano i nostri connazionali nel dare i propri dati sulle ragioni dei loro spostamenti” nella convinzione, sbagliata ma a quanto pare dura a morire, che fornire i dati ad una istituzione significhi finire per essere controllati.
Se in un anno “normale” si registra 1 milione di italiani, nel 2020 il numero è sceso a 350mila, tenendo conto, ovviamente, che l’anno scorso il coronavirus ha bloccato moltissimo gli spostamenti.
“Approfitto anche di questa occasione per ribadire che noi non conserviamo i dati” oltre le 48 ore; essi sono “esclusivamente mirati a dare le informazioni più velocemente possibile ai nostri connazionali che si trovano in difficoltà o anche semplicemente in una zona critica”, ha ribadito Verrecchia.
Ai due portali si è affiancata la App, ha ricordato, “sempre oggetto di perfezionamenti sotto il profilo tecnologico”: l’applicazione “consente l'accesso diretto a “Viaggiaresicuri” e a “Dovesiamonelmondo” e, allo stesso tempo, interagisce con l'utilizzatore ad esempio con il “safety check” che si attiva anche solo con la geolocalizzazione”, ha spiegato Verrecchia.
Con questi strumenti, e con una dotazione ulteriore di personale, l’Unità di crisi ha affrontato la pandemia a partire dal 24 gennaio, quando la crisi sembrava circoscritta in Cina e i primi compiti dell’Unità di crisi erano riportare a casa in connazionali rimasti bloccati lì.
Una situazione che poi si è allargata a macchia d’olio fino a coinvolgere 112mila italiani rimpatriati da 121 diversi Paesi con più di 1200 voli.
Operazioni, ha spiegato, “che abbiamo dovuto condurre attraverso due canali: il rapporto diplomatico con i diversi Paesi che a loro volta avevano chiuso le frontiere, quindi siamo entrati proprio in una forma di negoziato per avere delle aperture sui voli; e poi sollecitando le compagnie aeree a riaprire alcune tratte che non erano particolarmente vantaggiose per loro ma che erano diventate un'esigenza nazionale per noi”.
A questo si è aggiunto l’aggiornamento costante delle informazioni: “la nostra sala operativa è stata presa ovviamente d'assalto dai connazionali” con 2500 chiamate al giorno; anche per questo l’Unità di crisi ha redatto e pubblicato il questionario “info – covid”. “È stato un enorme successo”, ha detto Verrecchia; “il questionario è facile da compilare, visibile e scaricabile da vari siti, è stato ripreso da moltissime testate giornalistiche, imitato da altri Paesi, come la Finlandia, e rilanciato sia dal Foreign office inglese che dal Quai d’Orsay francese per il rientro degli italiani”.
In questo sforzo informativo, l’Unità di crisi ha cercato anche di attuare le modifiche indicate dal Parlamento nelle audizioni dell’anno scorso, quando si discuteva del portale unico: impossibile, per via dei diversi domini e per una questione di sicurezza informativa, giungere ad una sorta di “iscrizione unica”, cioè integrare quella di dovesiamonelmondo con quella raccolta dalla singola ambasciata; però “abbiamo dato un accesso alle nostre ambasciate attraverso queste piattaforme, così da evitare soprattutto duplicazioni di dati di nostri connazionali che si trovano in difficoltà e che vengono registrati più volte su più fonti”.
In questo 2021, l’Unità di crisi lancerà “la nuova versione della App, semplificata, user-friendly per quanto riguarda le disabilità”; sia per Ios che per Android l’app è nella versione “nativa” ed è accessibile anche da Spid; semplificate anche le schede di “Viaggiare sicuri” ed enfatizzate gli aggiornamenti sulla normativa italiana che attende i connazionali al rientro – tamponi, quanto tempo in quarantena, dove farla e così via.
Aumentano anche gli accordi siglati dall’Unità di crisi con università, società del terzo settore e imprese che inviano studenti e loro referenti all’estero: “dal momento che per la registrazione, come dicevo prima, il singolo da resistenza, abbiamo potenziato questi accordi in modo che sia la fonte primaria che ci fornisca questi dati” anche perché non esiste solo la crisi da coronavirus. Nel 2020 c’è stata l’esplosione al porto di Beirut, la recrudescenza della crisi nel Tigray e quella in Repubblica Centrafricana, ha citato a mo’ di esempio Verrecchia.
Di fronte a tutti questi diversi casi “la nostra attività è, lo ripeto, di coordinamento e non può prescindere dalla rete diplomatico-consolare” che “è poi la nostra arma primaria, perché di fronte ad una crisi noi possiamo coordinare, dare informazione ma servirà sempre qualcuno sul campo”, ha ribadito Verrecchia. “Questo è quello che facciamo; una tragedia come quella della famiglia ci ha spinto a migliorare, rimanendo sempre aderenti al nostro obiettivo primario che è quello di salvaguardare gli interessi dei nostri connazionali”. (m.c.\aise) 

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