TINTORETTO A WASHINGTON

TINTORETTO A WASHINGTON

WASHINGTON\ aise\ - Sono raccolte all’interno del progetto "Tintoretto at 500: from Venice to Washington" le tre mostre che si sono aperte domenica, 24 marzo, alla National Gallery of Art di Washington. L’Istituzione museale americana ha voluto così rendere omaggio al 500esimo anniversario della nascita dell’artista italiano Jacopo Tintoretto (1518/1519–1594).
Le tre mostre "Tintoretto: Artist of Renaissance Venice", "Drawing in Tintoretto’s Venice" e "Venetian Prints in the Time of Tintoretto" sono state presentate nei giorni scorsi con una conferenza organizzata dall’Ambasciata d’Italia negli Usa e saranno aperte al pubblico sino al 7 luglio.
Realizzate in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, le mostre consentiranno al pubblico americano e ai numerosi stranieri che ogni anno visitano Washington di ammirare per la prima volta fuori dalla sua città natale un numero senza precedenti di tele del grande pittore veneziano che copre l’intera carriera dell’artista.
Esposta sino al settembre dello scorso anno in Palazzo Ducale a Venezia, "Tintoretto: Artist of Renaissance Venice", allestita al piano principale del West Building della NGA, è la prima retrospettiva dell’artista mai realizzata in Nord America ed include numerose opere che per la prima volta arrivano negli Stati Uniti.
A curare la mostra di Washington così come quella di Palazzo Ducale sono stati gli studiosi americani, grandi conoscitori di Tintoretto, Robert Echols e Frederick Ilchman, che da anni hanno concentrato le loro ricerche sulla definizione del catalogo complessivo dell’opera di Jacopo. A loro fianco, in questa occasione, un prestigioso comitato consultivo internazionale e numerosi esperti dell’arte rinascimentale veneziana, che hanno contribuito con saggi puntuali al catalogo delle due mostre, edito da Marsilio: Stefania Mason, Roland Krischel, Susannah Rutherglen, Mattia Biffis, Peter Humfrey, Lorenzo Buonanno, Michiaki Koshikawa, Miguel Falomir, Maria Agnese Chiari Moretto e Giorgio Tagliaferro.
Con 50 dipinti e 20 disegni autografi di Tintoretto, prestati dai grandi musei internazionali, l’esposizione permetterà dunque di riscoprire pienamente la pittura visionaria, audace e per nulla convenzionale di Jacopo Robusti.
Straordinario narratore, abile regista di azioni dipinte, colorista sofisticato, Tintoretto si rivela affascinante interprete in tutti i diversi generi affrontati, da quelli religiosi, ai grandi dipinti di storia, dalla ritrattistica ai temi profani e mitologici, di cui la mostra propone illuminanti esempi grazie ai prestiti da importanti musei di tutto il mondo e da alcune prestigiose collezioni private: dai musei di Londra – come la National Gallery da cui arriva anche L’origine della Via Lattea (1575), la Royal Collection, il Victoria and Albert Museum, la Courtauld Gallery – ma anche da Parigi, Gent, Lione, Dresda, Otterlo, Praga e Rotterdam. Dal Prado di Madrid sono giunte cinque opere straordinarie, comprese Giuseppe e la moglie di Putifarre (1555 circa), Giuditta e Oloferne (1552-1555) e Il ratto di Elena (1578) di oltre tre metri di lunghezza, realizzato per la corte dei Gonzaga, di cui ora si apprezza l’estrema qualità. Susanna e i vecchioni del 1577, tra i più celebri capolavori, giunge dal Kunsthistorisches Museum di Vienna e, grazie agli Staatliche Museen di Berlino, si vedrà in mostra la nobiltà dello sguardo del Ritratto di Giovanni Mocenigo (1580) che rivela come Tintoretto fosse anche abile interprete della psicologia umana.
Emblematici e rivelatori sono i due autoritratti con cui si apre e si chiude il percorso espositivo, eseguiti uno all’inizio e uno alla fine della carriera di Jacopo e prestati rispettivamente dal Philadelphia Museum of Art e dal Musée du Louvre. In particolare nel dipinto giovanile eseguito intorno al 1546/47, definito dai curatori il primo autoritratto "autonomo" dell’arte europea, si coglie già la forza della personalità, l’ambizione e l’energia del dipingere che connoteranno tutto il percorso di Tintoretto, ma anche la novità assoluta della sua arte inquieta e talvolta misteriosa, con pennellate sferzanti, rotte da lumeggiature materiche e con quel senso ricercato di non-finito.
Tra i capolavori a soggetto sacro, spicca la qualità, rivelata dai recenti restauri, delle pale d’altare di San Marziale e dell’Ateneo Veneto che oggi appaiono tra le opere più interessanti del Maestro; così come le grandi tele degli ultimi anni, in cui risulta la mano del figlio Domenico o della bottega, ma che conservano intatta, nell’ideazione compositiva, tutta la visionarietà del grande Tintoretto.
"Mi sembrò di essermi spinto all’estremo limite della pittura", scrisse Henry James dopo aver visto i dipinti di Tintoretto a San Cassiano, "che al di là di questo iniziasse un’arte nuova, una poesia ispirata e che Bellini, Veronese, Giorgione e Tiziano, tenendosi l’un l’altro per mano e tendendo ogni fibra del loro genio, non fossero riusciti a raggiungere quel limite, ma avessero lasciato uno spazio visibile in cui il solo Tintoretto signoreggiava. […] Nessun pittore ebbe mai una tale larghezza di vedute e una tale profondità; anche Tiziano, al suo confronto, appare poco più che un sommo artista decorativo. […] Tiziano fu sicuramente un poeta vigoroso, ma Tintoretto, bene, Tintoretto fu quasi un profeta".
Tintoretto, il più veneziano tra gli artisti del Rinascimento, colui che, chiamato da dogi e notabili ad abbellire palazzi e chiese della città, più ha segnato Venezia con il marchio inconfondibile del suo genio, è stato capace di stupire e impressionare intere generazioni di amanti dell’arte. Ha stupito i suoi contemporanei, impressionato El Greco, Rubens e Velasquez, anticipato per molti versi la sensibilità di artisti contemporanei, come intendono dimostrare anche le due mostre a corredo della imponente retrospettiva.
"Drawing in Tintoretto’s Venice" è la prima mostra espressamente dedicata ai disegni dell’artista, che dialogano con la tradizione rinascimentale veneta dei suoi predecessori e contemporanei, inclusi Tiziano, Veronese e Jacopo Bassano, di cui sono esposti pure i disegni in mostra, ma che ebbero anche una notevole influenza su artisti successivi come Domenico Tintoretto e Palma il Giovane.
Per completare il panorama dell’arte veneziana al tempo di Tintoretto, la NGA propone infine la mostra "Venetian Prints in the Time of Tintoretto", che presenta circa 40 stampe della seconda metà del 16° secolo: dalle squisite acqueforti del Parmigianino alle spettacolari incisioni di Giuseppe. Provenienti per la maggior parte dalla collezione della National Gallery, queste opere rivelano sviluppi paralleli vero un manierismo tipicamente veneziano e sorprendenti risposte grafiche allo stile dinamico ed espressivo di Tintoretto. (r.a.\aise)


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