L’arte contemporanea nei giardini dell’Aventino: domani il finissage di “Open box”

ROMA\ aise\ - Si svolgerà domani, 28 febbraio, nei Giardini di Sant’Alessio, Piazza Albina e Piero Piccioni a Roma il finissage del progetto “Open box”, con le installazioni di Paolo Buggiani, Tommaso Cascella, Publia Cruciani, Marco Fioramanti, Riccardo Monachesi, Giulia Ripandelli, Ninì Santoro, Mara van Wees, a cura di Francesca Perti e con l'introduzione di Daniela Gallavotti Cavallero.
Saranno presenti gli artisti e la curatrice e, durante la giornata, verrà presentato il catalogo che raccoglie testi e opere.
Le opere in mostra
Paolo Buggiani, riconosciuto padre della street art internazionale, con l’installazione “Escalation” (2000-2020) - un grande uomo che sale una scala vicino ad un serpente che sembrano usciti dal gioco fantasioso di un bambino o dal romanzo di L. Frank Baum, Il Mago di Oz - allude a un’umanità che cerca la propria realizzazione nella ricchezza e dove consumare è la nuova gioia di massa.
Tommaso Cascella e l’opera “Cielo”, una scultura che traccia con il ferro il suo volume e disegna lo spazio per suggerire l’idea del cosmo. Sono due gli elementi che hanno ispirato Cascella: le cupole di Roma, che sono come volte celesti, quindi cieli, e il campanile dell’Oratorio dei Filippini del Borromini, dove l’architettura si fa solo disegno con il ferro.
Riccardo Monachesi con “Blue Fluxus” fonde due suggestioni: gli ultimi 15 anni di vita di Sant’Alessio passati sotto una scala del palazzo avito, e il concetto di acqua, che Monachesi realizza attraverso formelle di ceramica smaltata. Crea la propria visione di giardino emendando l’arte ceramica dalla tradizione, elevandola al livello delle realizzazioni scultoree delle fontane rinascimentali.
Ninì Santoro, tra i padri della scultura astratta in Italia, è presente con “Bouclier, lo scudo e la lancia di Achille” (1971) in ferro e acciaio, materiali da sempre prediletti da Santoro. L’opera riafferma l’interesse che l’artista ha sempre avuto per gli spunti storici e letterari e sottolinea la sua forza originale, la sua immagine mentale proiettata sulla scultura che solo con il nome diventa realtà.
Mara Van Wees con l’istallazione “L’Acqua che non c’è” (2020) colma un vuoto al centro del giardino di Piazza Albina, immaginando una fontana ornata da un moderno mosaico cosmatesco, e come l’invenzione del mosaico riutilizza materiali edili contemporanei, la guaina e il ferro, “è minuti rottami rimasi”, i materiali scartati dalla costruzione (L. B. Alberti).
Giulia Ripandelli presenta “Nasadiya Sukta” (2017-2018) che s’ispira all’inno vedico, conosciuto come Inno della Creazione, che racconta come l’origine dell’universo sia incomprensibile e misteriosa. L’artista riporta le parole dell’inno, appese ai rami dell’albero, fluidi e leggeri, disposti a trascorrere e a trasformarsi, lanciano al vento il loro messaggio cosmico.
Publia Cruciani, con “Presenze ribelli” che potremmo definire una cosmogonia edenica, crea un mondo a parte, dove personaggi dell’antichità ritornano a popolare il colle dell’Aventino: Romolo, Messalina, Poppea, Bruto, Adriano sembrano riapprodare finalmente a casa, perfettamente a loro agio in una Roma post-postmoderna.
Marco Fioramanti presenta “C.R. 42 “Falco”: “il relitto aereo è un reperto della memoria che esiste nel cimitero dei ricordi”, nello stesso tempo è un atto d’amore e una storia d’amore. Un atto d’amore verso il padre che guidò l’aereo durante la campagna di Grecia e Albania, e una storia d’amore perché, nel subbuglio della guerra, occhi di donna della fazione nemica incontrarono quelli del giovane pilota. (aise)