L’ORA DEL LUPO: A PADOVA LA DOPPIA PERSONALE DI SILVIA PATRONO E MARCO STRANO

L’ORA DEL LUPO: A PADOVA LA DOPPIA PERSONALE DI SILVIA PATRONO E MARCO STRANO

PADOVA\ aise\ - Rimarrà aperta al pubblico fino al 29 febbraio prossimo nelle sale adibite alle esposizioni temporanee della libreria Minerva a Padova (in via del Santo 79) la doppia personale “L’ora del lupo” degli artisti Silvia Patrono e Marco Strano, a cura di Barbara Codogno.
In esposizione una ventina di opere di medie e grandi dimensioni che illustrano due percorsi autoriali netti e distinti, che però si riallacciano alle medesime tematiche, appartenenti all’ordine del silenzio e del mistero.
In entrambi gli autori regna una sorta di malata sospensione e di inquietante fissità.
In Strano, la scena si compiace di una teatralità che fa da cassa di risonanza, amplificando il senso panico di un gesto malevolo, quasi sempre sotterraneo. Un gesto di cui avvertiamo la presenza senza poter dire quando si è compiuto, né se realmente lo sia stato. Oppure: lo vediamo prepotente di fronte a noi, ma ciò che vediamo non appartiene più all’umano – piuttosto, dell’uomo denuncia un sottoregno.
In Patrono la scena è solo apparentemente più rassicurante. Collocare l’autrice in seno a un ordine narrativo fiabesco non le rende affatto giustizia – è, piuttosto, una mistificazione. Certamente, i colori selvaggiamente cupi di Strano cedono il passo a toni tenui e distesi, quasi diluiti. Eppure, nonostante in Patrono la temperatura si faccia più ruffiana e la scena si svolga in un qui e ora facilmente identificabile, grazie alle chiare coordinate spazio-temporali (che Strano rifugge sistematicamente, prediligendo piuttosto un tempo assoluto), anche Patrono agisce fuori tempo, e fuori dal tempo.
“Il titolo della mostra, “L’ora del lupo” – spiega la curatrice Barbara Codogno – trae spunto dal celebre film di Ingmar Bergman. Il film ha come protagonisti una coppia che si nasconde in un’isola per sfuggire a incubi spaventosi. Per Bergman “L’ora del lupo” è tempo interminabile, il sopraggiungere del buio. È l’ora in cui si palesano i fantasmi. Così per Patrono e Strano: “L’ora del lupo” è il rintocco che annuncia l’arrivo del male. Essi lo anticipano, lo annunciano prima che faccia il balzo. Così i loro dipinti sono una trappola perfetta: perché noi, il male, vogliamo vederlo. E, come scriveva Friedrich Nietzsche: “Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te””.
Silvia Patrono: si è laureata in Lettere con indirizzo artistico alla facoltà di Lettere e Filosofia di Padova; successivamente si è diplomata in pittura all’Accademia delle Belle Arti di Venezia nel 2004. Patrono mostra un’iniziale aderenza alla forma del reale che però, nell’atto della trasposizione pittorica su tela, si sintetizza ed estremizza dando inattesa vita a immaginifiche presenze. Negli ultimi lavori l’atmosfera sospesa e magica permea di surrealtà gli elementi del vivere quotidiano che approdano piuttosto al simbolico, moltiplicando verità nascoste e parallele, non completamente disvelate.
Marco Strano: dopo essersi laureato nel 1987 all’Accademia di Belle Arti di Venezia in scenografia e costume teatrale ha iniziato a lavorare per i più prestigiosi teatri lirici del mondo e, contemporaneamente, ha portato avanti una ricerca artistica pittorica in cui sovrappone la maturata sensibilità di scenografo alla pittura. Strano realizza dipinti connotati da una forte strutturazione e da un onirico impianto scenico che concorre a suggerire scene congelate nelle quali l’atmosfera teatrale permea la composizione. (aise) 

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