NELL'OMBRA DELLE COSE: PAOLO FIDANZI IN MOSTRA A PISA

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PISA\ aise\ - Inaugura oggi al GAMeC CentroArteModerna di Pisa (Lungarno Mediceo n.26) la mostra personale dell'artista volterrano Paolo Fidanzi "Nell'Ombra delle Cose", a cura di Massimiliano Sbrana.
La simbologia dell’ombra accomuna tutte le culture, dalla concezione salvifica e ottica dell’occidente, fino a quella orientale buddista, illuminante.
La mostra proposta al GAMeC di Pisa riunisce un possibile percorso del pittore volterrano Paolo Fidanzi attorno all'indecifrabile significato del bianco e dell’ombra. Fidanzi infatti in questi ultimi anni di elevata ricerca e produzione artistica lavorando sulla memoria e l’immaginazione è riuscito a consacrare l’ombra vicino al bianco, luogo del divenire, delle ricognizioni dell’anima, delle figurazioni interiori. Nelle sue opere allora è la luce che viene manipolata per dare forma alle ombre che divengono più importanti della luce. Perché l’ombra ha un proprio ed unico fascino, una capacità di stratificarsi e farsi anche materia. Una bellezza oscura che non è però peccato o perdizione ma sogno e anche verità.
La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 15 maggio.
Paolo Fidanzi è nato a Pomarance (Pi) nel 1957. È psicologo medico e psicoterapeuta. Si è occupato per alcuni anni di autismo infantile e ha lavorato a Siena con Michele Zappella. Nel 1982 pubblica il primo libretto di poesie "il Desiderio di Vivere" ed. Gabrieli Roma. Sempre a Siena è stato cofondatore della rivista "La Collina" edita dal Collettivo Arci poesia, negli anni ottanta, alla quale collaborarono da F. Fortini a V. Magrelli, da M. Luzi a Milo de Angelis, da O. Macrì ad Attilio Lolini e U. Piersanti. Negli anni novanta, quale assessore alla cultura del Comune di Pomarance, cofonda e finanzia il foglio di poesia "Il Sillabario", che esce come supplemento della rivista "la Comunità di Pomarance".
Refrattario alle interpretazioni dei suoi lavori, Paolo Fidanzi è un maestro del colore, che gioca sul dialogo luce e calore, sulla contrapposizione segno e vuoto, ed ha alle spalle una gigantesca produzione che ha abbracciato la “figurazione” e la pittura astratta non lineare. Rimandi quindi al post-espressionismo e al futurismo, eco della pop-art, richiami all’astrattismo informale caratterizzano la sua ricerca pittorica che spazia da opere figurative, a quelle astratte, da vedute di ulivi a nature morte simboliche. Nei suoi dipinti la dimensionalità può essere autonoma, la prospettiva straniante e i colori ammantati di bianco malinconico. (aise) 

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