“QHAPAQ ÑAN: IL GRANDE CAMMINO DELLE ANDE”: A ROMA LA MOSTRA DELL’IILA SUL CAMMINO DEGLI INCAS

“QHAPAQ ÑAN: IL GRANDE CAMMINO DELLE ANDE”: A ROMA LA MOSTRA DELL’IILA SUL CAMMINO DEGLI INCAS

ROMA\ aise\ - Dal prossimo 20 novembre, e per la prima volta in Europa, l’IILA – Organizzazione internazionale italo-latino americana - presenta una grande mostra dedicata al “Qhapaq Ñan, Il grande cammino delle Ande” un progetto inedito per l’Italia, che sarà allestito a Roma negli spazi del MUCIV – Museo delle Civiltà e che racconta di storia, antropologia, artigianato, archeologia, antica cooperazione, arte e saperi ancestrali degli Incas, una delle più grandi, potenti e moderne civiltà precolombiane dell’America-Latina.
Il percorso espositivo Qhapaq Ñan, Il grande cammino delle Ande, è un viaggio entusiasmante attraverso il sistema viario andino creato dall’impero Inca sulla base di infrastrutture preincaiche, le cui ramificazioni arrivano a toccare sei Paesi dell’America Latina: Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, per un totale di oltre 30.000 chilometri. Oggetto di studio nei più svariati ambiti (archeologico, ingegneristico, storico, antropologico) il Cammino Inca è un potente mezzo di comunicazione tra i popoli, che ancora oggi continua a compiere, come ha fatto per secoli, la sua funzione di connettore tra le comunità e veicolo di scambi economici e culturali, proprio come le grandi vie consolari dell’Impero Romano. «È importante ricordare questo splendido modello di integrazione, valorizzarlo e riproporlo in chiave moderna, ad esempio realizzando le infrastrutture viarie necessarie a collegare agevolmente i paesi della Regione. Lo hanno fatto gli Inca, possiamo e dobbiamo farlo anche oggi, in un momento in cui l’aggregazione è fondamentale per affrontare le sfide globali» ha evidenziato la Segretario Generale dell’IILA Antonella Cavallari.
Il Cammino attraversa una delle aree geografiche più estreme al mondo, che va dai 6.000 metri delle vette delle Ande, passando per aridi deserti e foreste pluviali, fino a raggiungere le coste.
“Ora più che mai - afferma Nuria Sanz, coordinatrice del progetto di candidatura del Cammino a Patrimonio Mondiale - è opportuno ricordare le buone pratiche di collaborazione internazionale in materia di patrimonio culturale. In un momento di pandemia universale come quello che stiamo affrontando, risulta essenziale ravvivare lo spirito collaborativo che trascende i confini politico-amministrativi della sovranità nazionale. Progetti come questo rafforzano la fiducia verso forme di multilateralismo, portatore di esempi concreti di solidarietà, utili per affrontare la costruzione, non più di una storia condivisa, ma di uno sviluppo sociale e culturale futuro”.
La mostra rappresenta un’occasione unica per conoscere sotto vari punti di vista il territorio del Qhapaq Ñan. La varietà delle tematiche affrontate rispecchia anche alcuni degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, alla cui realizzazione l’IILA, Osservatore ONU, intende contribuire attraverso i progetti che realizza in America Latina: promozione di una crescita sostenibile con enfasi sul turismo responsabile, salvaguardia delle comunità, del patrimonio immateriale e dei saperi ancestrali, stimolo all’ innovazione, sviluppo della sicurezza alimentare e dell’agricoltura sostenibile, cooperazione tra i Paesi, archeologia, storia, artigianato, arte contemporanea, fotografia. Tutto questo è “Qhapaq Ñan. Il grande cammino delle Ande”.
A dimostrazione che il Qhapaq Ñan sia un patrimonio vivo, che coniuga passato, presente e ricchezza simbolica, l’arte contemporanea fa da contrappunto ai saperi ancestrali, mostrando come questi, insieme alla cosmovisione andina, abbiano ispirato opere di artisti quali Gracia Cutuli (Argentina), Joaquín Sánchez (Bolivia), Cecilia Vicuña (Cile), Gabriel Vanegas (Colombia), Estefanía Peñafiel Loaiza (Ecuador), Mariano León (Perù). José de Nordenflycht, storico e critico d’arte, esperto in patrimonio in relazione alla produzione contemporanea, è il curatore di questa sezione della mostra.
Uno sguardo ugualmente contemporaneo, ma dal punto di vista della fotografia documentale, lo possiamo trovare nella cronaca visiva del fotografo cileno Claudio Pérez, che dà il suo contributo alla mostra con una serie di ritratti dei volti del Qhapaq Ñan.
Come afferma Rosa Jijón, curatrice della mostra: “È un evento senza precedenti in Italia, che rappresenta tutte le anime che popolano e rappresentano l'IILA, la storia, l'archeologia, la tutela del patrimonio, lo sviluppo economico, scienza e tecnologia, cooperazione allo sviluppo, diritti culturali. Finalmente a Roma, un viaggio attraverso storia, antropologia, artigianato, archeologia, turismo, arte contemporanea, tutti percorsi di un patrimonio vivo: Il Qhapaq Ñan”.
Il Qhapaq Ñan è stato dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2014, grazie a un complesso processo di cooperazione culturale tra i sei Paesi: in questo senso, è l’unico caso al mondo di costruzione di una narrazione collettiva e congiunta. L’intero processo è stato seguito da Nuria Sanz, esperta dell’argomento e principale promotrice del Qhapaq Ñan, mettendo in evidenza il lavoro collettivo portato avanti dalle sei Segreterie del Qhapaq Ñan e dall’UNESCO.
Per la realizzazione di questo progetto, patrocinato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’IILA si avvale della collaborazione dei sei Paesi coinvolti, attraverso le rispettive Ambasciate e le Segreterie Tecniche del Qhapaq Ñan; del MUCIV – Museo delle Civiltà, che ospita la mostra e presenta una selezione del proprio patrimonio archeologico originario dei luoghi del Qhapaq Ñan; di AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che lavora nei territori del Cammino per la salvaguardia, messa in valore e documentazione del patrimonio materiale e immateriale; di CIDAP - Centro Interamericano de Artesanías y Artes Populares, che mostra come l’artigianato contemporaneo rappresenti un’eredità viva della cultura latinoamericana; di ICCROM - International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property, che grazie alle immagini scattate da Alva de Balderrama ci restituisce le suggestioni del Qhapaq Ñan degli anni ’70 – ‘80; di CoopCulture, che illustra il progetto INCAmmino, per lo sviluppo economico delle comunità rurali; del CNR – Consiglio Nazionale delle ricerche, che con la mostra “Al di là del visibile”, realizzata in collaborazione con l’Università di Varsavia, illustra come la tecnologia più avanzata in ambito geofisico sia stata applicata all’archeologia. (aise) 

Newsletter
Archivi