FRONTALIERI E GLI OSTACOLI DEL TELELAVORO – DI RICCARDO FRANCIOLLI

BERNA\ nflash\ - “Da lunedì 18 gennaio, tra le nuove misure restrittive decise dal governo federale c’è anche l’obbligo del telelavoro. L’esecutivo scrive infatti nell’ordinanza per combattere la pandemia che “qualora per la natura dell’attività ciò sia possibile e attuabile senza un onere sproporzionato, i datori di lavoro provvedono affinché i lavoratori adempiano da casa i loro obblighi lavorativi”. La situazione non è nuova. Già durante la prima ondata della pandemia, il telelavoro è stato uno degli strumenti principali per combattere il diffondersi dei contagi: a metà aprile quasi un lavoratore su due in Svizzera lavorava da casa. Anche durante questa seconda ondata, viste le cifre poco incoraggianti dei contagi, delle ospedalizzazioni e dei morti, le autorità federali hanno deciso di ripresentare la misura, dove possibile, del lavoro a distanza”. Così scrive Riccardo Franciolli che su “swissinfo.ch” indaga sulle conseguenze di queste misure sui frontalieri. (nflash)

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