Italiani trattenuti in Uk: Schirò (Pd) interroga Di Maio

ROMA\ aise\ - “Promuovere, a livello europeo e bilaterale, la riapertura di trattative con il Regno Unito sulla mobilità per lavoro che possano prevedere forme più elastiche di ingresso, in considerazione delle dinamiche che si svilupperanno nella fase postpandemica e delle potenzialità di lavoro qualificato che di solito si accompagnano al possesso di titoli di studio e professionali di livello superiore”. È quanto richiede la deputata Pd Angela Schirò in una interrogazione al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio sul caso dei connazionali trattenuti nei centri di accoglienza nel Regno Unito.
Nell’interrogazione, sottoscritta dai colleghi La Marca e De Luca, Schirò cita le notizie apparse sulla stampa nazionale, che “hanno destato notevole clamore” circa “il fermo di polizia di decine di cittadini europei, tra i quali diversi italiani, all'atto dei controlli aeroportuali e alla loro destinazione in centri di accoglienza per l'espulsione degli immigrati, in applicazione delle nuove norme post-Brexit, con l'accusa di volere entrare nel Regno Unito con un visto d'ingresso non idoneo per lo svolgimento di attività lavorative”.
“I fermati – continua Schirò – sono stati trattenuti in centri di reclusione, privati degli effetti personali e dei cellulari e impossibilitati a comunicare con parenti, conoscenti e con le stesse autorità consolari, fino al forzoso rimpatrio avvenuto dopo una decorrenza del fermo di qualche giorno, a seconda dei casi; le modalità della reclusione dei cittadini europei contraddicono le regole e la prassi internazionali che vogliono che le autorità consolari siano prontamente informate delle condizioni di fermo dei rispettivi cittadini”.
“Le nuove regole adottate nel Regno Unito sulla necessità di uno specifico ingresso per lavoro, concesso per altro solo per attività professionali di alto livello e qualificazione, - annota la parlamentare eletta in Europa – interrompono una consuetudine consolidata che ha visto decine di migliaia di giovani, anche dotati di titoli accademici e professionali qualificati, entrare nel Regno Unito e permanervi facendo inizialmente lavori di sostegno anche di basso livello per perfezionare l'inglese e avere poi il tempo di trovare una collocazione lavorativa adeguata ai loro titoli di studio e alle loro personali capacità”.
Schirò chiede, quindi, al Ministro “se i rappresentanti diplomatici italiani abbiano manifestato le loro riserve alle autorità inglesi in ordine al comportamento tenuto in occasione del fermo dei nostri connazionali e, in caso affermativo, quali garanzie abbiano avuto affinché in futuro in casi del genere siano adottati comportamenti più consoni” e “se non intenda promuovere, a livello europeo e bilaterale, la riapertura di trattative con il Regno Unito sulla mobilità per lavoro che possano prevedere forme più elastiche di ingresso, in considerazione delle dinamiche che si svilupperanno nella fase postpandemica e delle potenzialità di lavoro qualificato che di solito si accompagnano al possesso di titoli di studio e professionali di livello superiore”. (aise)